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Vianello: "Supercoppa, indignazione tardiva. Milan, ci vorrà tempo per tornare a vincere"
05 gen 2019 20:19Calcio
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© foto di Pietro Mazzara

Andrea Vianello, giornalista e conduttore di Rabona, è intervenuto a RMC Sport Live Show per parlare del mondo del calcio e dei maggiori temi di attualità.

Sul caso Supercoppa
"Ormai penso sia difficile tornare indietro sulla decisione presa. Il presidente Usigrai ha sollevato per prima il problema. Non è solo la questione dei diritti delle donne, ma anche la questione diritti umani, vedi il caso Khashoggi. L’indignazione però è partita un po’ tardiva, rimane una pagina che forse noi media dovevamo sollevare prima. C’è stato forse un eccesso di distrazione. I petrodollari hanno contato di più. Il calcio è un settore troppo importante nel meccanismo sociale del Paese. Non possiamo continuare a considerare che sia un settore avulso dalla società. Un collega ha avanzato l’ipotesi di far commentare la partita a sole donne: deciderà l’azienda ma la condivido. A volte teniamo gli occhi un po’ troppo chiusi e in questo caso c’è stata un’indignazione tardiva. Ce ne potevamo accorgere prima, ma rimane il fatto che comunque è stato un errore. Forse le grandi competizioni possiamo disputarle in Italia invece che all’estero. Non mi pare che le altre grandi nazioni giochino certe coppe in terra straniera. Anzi, in Inghilterra si gioca a Wembley, che è lo stadio della nazione".

Sugli inglesi
"Sugli stadi ci danno una lezione. Qui mancano stadi di proprietà ed è un punto dolente del calcio italiano. Gli inglesi ci hanno insegnato tanto. In Coppa Italia comunque alcuni passi in avanti sono stati fatti, vedi l’Alessandria. Qualche favola all’inglese c’è stata. E’ stato rivalorizzato un torneo che era passato in secondo piano. Si fa la finale di Coppa Italia a Roma, magari si potrebbe fare sempre la Supercoppa a Milano".

Sul calcio
"Comunque sia, nonostante un contesto che sembra più legato al business, ci dà emozioni incredibili, vedi il Leicester qualche anno fa. In Italia il discorso è più complicato, visto che c’è una squadra, la Juve, molto più forte delle altre. Ma è uno sport davvero diffuso, tanto che anche i piccoli paesini hanno un campo di calcio. E’ il nostro sport nazionale, i momenti in cui il nostro Paese così litigioso si è unito è per il calcio. Nell’82 scendendo in piazza chiudiamo i terribili Anni di Piombo, ma anche nel 2006. E’ un’emozione collettiva, la bellezza del calcio è più forte anche di chi cerca di rovinarlo".

Sul Milan
"Negli anni 60 non vinceva mai, poi alti e bassi, fino ad arrivare al Milan di Sacchi e delusioni. Ultimi anni davvero amari, queste ore di mercato son ostrane perché c’è un Milan che si è mosso prendendo Paquetà, che non mi sembra male ma bisogna vederlo. Tutti comprano, il Milan sta zitto e bisogna capire cosa fa, visti i parametri Uefa da controllare. Stiamo lì, da anni aspettiamo un salto che non arriva, ma il milanista è abituato ad altari e polvere. Ci vorrà un po’ ora prima di togliere tutta la polvere e tornare a vincere".

Sugli stranieri a capo dei club italiani
"Ormai fa parte del calcio moderno, tutte le grandi squadre o quasi sono di miliardari stranieri, in Italia c’è l’eccezione della Juve. Non credo che questo possa distogliere dalla passione. Il calcio inglese ci ha insegnato anche che con le società straniere la passione non è venuta meno. Il calcio è diventato globale e ben vengano le società straniere, purchè vogliano far crescere le squadre".

RMC Sport Redazione