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A margine di un evento William Hill, all'Hotel Melià a Milano, Paolo Maldini ha parlato a 360° del suo passato e della situazione generale del calcio italiano:
Sul livello del calcio italiano:
"Ho accettato di raccontare un po' del mio passato anche se non amo rivelare curiosità particolari. Non a caso ho rifiutato in passato di scrivere libri su di me. Il calcio italiano oggi? È complesso, non è certamente quello degli anni '90 e del 2000 quando i club italiani dominavano in Europa. Se però ci sono meno investimenti, fantasia e preparazione tattica possono e fanno la differenza per il calcio italiano. Non a caso i nostri allenatori all'estero sono molto apprezzati. A parte la Juventus che è una realtà a parte, a livello delle big europee, le altre non hanno gli investimenti di 15/20 anni fa. Le squadre italiane possono accorciare le distanze con la tattica, penso alla Lazio su tutte. Non siamo certo in un momento positivo. La Nazionale lo dimostra, ma la gente auspica un rilancio".
La fascia di capitano?
"In Nazionale la si indossa per presenze, nel Milan invece viene scelto dal gruppo. Per me è stato naturale se penso a un grande capitano come Baresi che mi ha insegnato come vivere la mia giornata calcistica. E poi è anche una presa di responsabilità che ho preso volentieri per essere un punto di riferimento dei miei compagni. I social? Ho la fortuna di avere dei figli più o meno picolli che mi hanno avvicinato a questo mondo spiegandomi i meccanismi. È un mondo importante, c'è che li odia e li ama ma saranno sempre più importanti".
Gattuso?
"Non ho visto la gara di ieri sera contro l'Arsenal, apprezzo il lavoro di Rino. Ha dimostrato grinta ma anche di capacità figlia di esperienze importanti. Anche se non ha mai allenato squadre di vertice prima del Milan, ha dimostrato di poter far bene. Champions? Molto difficile, questa sconfitta in Europa non ci voleva. A volta basta cadere una volta e una e il distacco diventa abissale".
Buffon con me a me in questo progetto?
"Difficile dirlo, dipende se smette e da come sta fiocamente e mentalmente. Io ero già d'accordo con la società. Ricordo che l'ultimo contratto l'ho firmato in stampelle. Difficile dare consigli a un giocatore importante come Gigi".
Come giudica allora il nuovo sistema del calcio?
"Difficile resistere a certe tentazioni, le trovi ovunque. È anche difficile considerare qualche volta lavoro il nostro mestiere perché in fondo è la nostra passione prima di tutto".
Futuro in azzurro?
"Sono disposto a parlare, ma da qui a dire che ci sarà un coinvgimwnyo ê molto preso. Il mondo del calcio mi è sempre piaciuto, ma non è detto che debba per forza starci dentro".
I 110 anni dell'Inter?
"C'è sempre stato rispetto e rivalità. Quando ho iniziato a giocare in Nazionale c'era un blocco Milan e un blocco Inter per cui ci si conosceva bene".
Scudetto?
"Non è finita. Il Napoli ha ancora grandi possibilità di conquistarlo e lo speriamo tutti per lo spettacolo. Quello italiano resta al momento il torneo più imprevedibile".
