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Uno stadio semi deserto nella giornata in cui il Napoli affronta la Fiorentina, nella gara in cui gli azzurri cercano di mettersi alle spalle la batosta di Genova contro la Sampdoria.
Gli scenari più difficili sono quelli in cui si trovano a proprio agio i grandi condottieri, e dove i Re amano cercare le imprese. Ed è su questo palcoscenico, in questo scenario, che entra in campo Ancelotti. Re Carlo, che con passo fiero calca l'erba verso la panchina, guardando la desolazione attorno a sé, figlia delle ruggini di una guerra intestina tra popolo, sindaco e presidente. Napoli affare per due: difesa e rivendicata dal sindaco, attaccata e al tempo stesso rilanciata calcisticamente dal presidente De Laurentiis ma amata, profondamente, dal popolo che ne difende la bellezza contro tutto e tutti e che incita i suoi colori fino allo stremo delle forze.
Lo stadio è semi deserto nella città bella e ferita, ma l'amore nel cuore dei pochi presenti ha bisogno di poco, una carezza, per riaccendersi e far rumore a prescindere dalle presenze su quegli spalti. Perché chi si porta l'amore dentro può urlare più forte di chiunque altro.
La scomparsa di Astori ha creato un'alchimia unica nella Fiorentina, una squadra che lotta e soffre insieme come una famiglia e che mette in difficoltà anche il Napoli. Re Carlo, dalla panchina, osserva, studia, mentre i tifosi innamorati del Sarrismo, filosofia ormai certificata dalla Treccani, faticano ad accettare la legge di Ancelotti. Meno bella, forse, ma più pratica.
Lo scenario è completo: lo stadio semi deserto che racconta le inquietudini di un popolo innamorato che ha paura di un tradimento che possa ferire; un'avversaria motivata, diventata famiglia che non ha paura di nessuno; un passato, quello dell'era Sarri, da cancellare mentre la sua filosofia diventa storia; e un Re, paziente, forte, calmo, imperturbabile, tradito soltanto dal suo sopracciglio, che studia la situazione, sceglie le mosse giuste e vince un'altra battaglia affidandosi al prescelto, Insigne, che trascina la squadra e le regala il sorriso a dieci minuti dalla fine. Un gol che toglie i cattivi pensieri al popolo che ricambia con una magia: un canto a squarciagola che riecheggia nello stadio come se fosse d'un tratto gremito in ogni ordine di posto.
Perché chi si porta l'amore dentro può urlare più forte di chiunque altro.
Magicamente di nuovo tutti insieme, alla faccia del costo dei biglietti, alla faccia delle guerre tra Comune e società ma nel nome di una fede, quella per una maglia che, adesso, verrà difesa da un Re che non finirà sulla Treccani ma che ha scritto diverse pagine di storia e desidera con tutte le sue forze scrivere un altro prezioso capitolo, all'ombra del Vesuvio. Nella città delle contraddizioni, di un amore ferito che durerà per sempre. Nessuno forse se n'è accorto, ma Re Carlo ha vinto già tre battaglie su quattro, la guerra è ancora lunga ma il Napoli è nelle mani giuste. La storia narra anche che il Re, quando sceglie il suo condottiero, lo “battezzi” con un bacio, e sabato nel San Paolo semi deserto, quel bacio è toccato ad Insigne, l'eroe di giornata. Il prescelto.
Vincenzo Marangio
