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L'EDITORIALE - Suicidio Lazio, i 4’ per salutare l’Europa...
13 apr 2018 11:50Calcio
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© foto di Antonello Sammarco/Image Sport

... di Marco Piccari

4’ per salutare l’Europa,  4’ minuti per mettere anche in serio pericolo il derby e 4' minuti per mettere a nudo tutti i propri limiti. Il 4-1 subito in Europa League dagli uomini di Inzaghi contro il Salisburgo ha evidenziato i deficit di rosa, mentali, e tattici della Lazio proprio nel momento più importante della stagione. Una sconfitta che non può certo essere spiegata con la sfortuna o con gli errori di alcuni singoli. A questo proposito proviamo ad analizzare alcuni punti emersi in questa pesantissima sconfitta. 
Limiti

ROSA: Negli undici base, questa squadra ha sempre mostrato di avere una qualità importante. Una qualità che ha consentito alla Lazio di stare stabilmente in zona Champions in campionato e di  arrivare fino ai quarti di Europa League. Ma allo stesso tempo,  questi 11 sono stati impiegati con frequenza da Inzaghi e ricambi non sono sempre stati all’altezza. In difesa tolti De Vrij e Radu gli altri non hanno particolarmente brillato. In questo reparto, come aveva chiesto Inzaghi al momento della partenza stagione, serviva un rinforzo di livello. Appello ignorato. 

Anche a centrocampo la musica non cambia. Lucas Leiva, giocatore mostruoso, Milinkovic, Luis Alberto e Parolo, che sono vicino ai 3500’ di gioco, hanno fornito sempre qualità e quantità, ma dietro di loro il deserto. Per caratteristiche nessuna delle alternative ha potuto garantire un ricambio ai big. Una maggiore scelta c’è stata sulle corsie dove Inzaghi invece ha avuto più soluzioni. 
Poche soluzioni anche in attacco dove fortunatamente Immobile ha sempre tirato la carretta. Meno male i suoi 39 gol stagionali. 
La stagione della Lazio, nonostante l’eliminazione dall’Europa League, rimane di livello, ma a gennaio la società, visto il buon momento, poteva fare qualcosa in più per aiutare Inzaghi nella parte finale della stagione. 

LIMITI MENTALI: Contro il Salisburgo il calo è stato anche e soprattutto mentale. “ Non siamo una squadra che può ambire a certi livelli” la dichiarazione di Marco Parolo a fine gara, fa capire molto in questo senso. I 4 gol dell’andata e il vantaggio iniziale di Immobile in Austria,  evidentemente hanno fatto credere alla squadra di aver già raggiunto l’obiettivo. Ma in Europa, dove si gioca sempre un calcio intenso e aggressivo, non puoi permetterti mai un calo di tensione, la rimonta è sempre dietro l’angolo vedi la Champions. In futuro sarebbe il caso di inserire giocatori con maggiore esperienza a livello internazionale in modo da aiutare i più giovani e garantire spessore alla squadra. Altri due profili alla Leiva sarebbero necessari. 

Ultima nota: un aspetto tattico. La stagione di Inzaghi da questo punto di vista è stata impeccabile, il suo 3-5-2 ha funzionato molto bene. Il terzo posto in campionato, i 109 gol stagionali e il cammino in Europa certificano questo. Ma allo stesso tempo i 60 gol incassati, evidenziano i limiti della fase difensiva che troppo spesso è apparsa molto approssimativa. Nelle due partite contro il Salisburgo, i 6 gol incassati sono la fotografia di un reparto che soffre i limiti dei singoli e di gioco. Il solo De Vrij, che contro gli austriaci è andato anche lui in tilt, e la poca copertura del reparto sono stati un costante della stagione. A questo dobbiamo aggiungere che contro il Salisburgo, la Lazio ha scelto si dall’inizio di abbassarsi troppo cercando solo le ripartenze. Una scelta anche logica, ma perché rinunciare a Felipe Anderson? Magari Inzaghi poteva scegliere un 4-3-3 con il brasiliano in campo.  Un scelta che poteva  garantire più equilibro difensivo e imprevedibilità offensiva.  
Ora c’è il derby alle porte e contro la Roma, reduce dalla vittoria di Champions sul Barcellona, la Lazio dovrà cancellare quei 4’ per non mettere a rischio il finale di stagione.

RMC Sport Redazione