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... di Vincenzo Marangio
Come nelle migliori opere di Burgess, ogni storia può essere letta da diverse angolazioni, persino alla rovescia, tanto da sembrare completamente diversa anche se l’incipit, i protagonisti e il finale sono esattamente gli stessi.
E così Real Madrid-Juventus può essere letta in mille modi...
IL TIFOSO JUVENTINO. La vigilia era insolita, troppe variabili negative per poterci vedere un lieto fine, anche nella più ottimistica delle ipotesi. C’è il Real Madrid, avversaria che meno di un anno fa ha interrotto per l’ennesima volta il sogno bianconero sul più bello, in finale. C’è un risultato compromesso (o quasi), quel 3-0 con tanto di rovesciata di Ronaldo che fa spellare le mani dagli applausi di chi pensa “almeno siamo usciti contro i più forti”, e c’è una statistica che rende proibitiva una rimonta tanto importante su un campo impossibile. Poi però arriva il primo gol immediato, il raddoppio nel primo tempo e addirittura la terza rete quando manca ancora mezz’ora al termine. Le paure e lo sconforto che si dileguano lasciando spazio ad un improvviso ragionevole ottimismo misto ad un nascosto senso di vergogna per non aver creduto ad una squadra rinomata per non morire mai. Ma poi arriva quel rigore che ci può stare ma non accetti, che contesti perché non ci puoi credere. Perché la maledizione della Champions si è di nuovo manifestata, e di nuovo sul più bello. E quando ti volti pensando di trovare conforto nelle altre tifoserie che, soltanto 24 ore prima, elogiando l’impresa della Roma, si erano ritrovate in un miracoloso senso di unità nazionale smarrita nel tempo, ti accorgi che per te c’è soltanto odio. Perché la sportività in Italia è comunque seconda all’odio (calcistico) per una squadra che negli ultimi sei anni ha tolto a tutti il sogno dello scudetto.
GLI ALTRI. Dopo aver applaudito l'impresa della Roma, tutti sospinti da una spontanea ondata di sportività, arriva la rimonta sfiorata della Juventus. Quel gol al 93' permette a chi proprio non ce l'avrebbe fatta a fare i complimenti ai tanto “odiati” bianconeri, di rinchiudere quell'insolito spirito di sportività in un cassetto e indossare il più consueto e comodo abito dell'invettiva sportiva e non solo. E allora partono i luoghi comuni “chi di spada ferisce di spada perisce...ieri a noi oggi a voi...adesso sanno cosa si prova....”, un tam tam stucchevole via social che azzera quel meraviglioso spirito nazionale che per una notte ci aveva fatto sperare in una rinascita della cultura sportiva. Ma fare i complimenti alla Juventus se non sei juventino no, proprio non s'hanno da fare..
E dopo l'altalena impazzita di emozioni e sportività concessa e negata, la Lazio, nel dubbio, fa harakiri e la rimonta la concede, magari in Austria la cultura sportiva esiste davvero...
