Pernat: "MotoGP, si riparte da Rossi. Il calcio vuole giocare domani con lo scafandro"

16 apr 2020 19:38Motori

Carlo Pernat, dirigente sportivo specializzato nell'area motociclistica, ed anche manager di Valentino Rossi in passato, è intervenuto in diretta nel corso di Stadio Aperto su TMW Radio: "Incomincio a capire lo zoo, cosa provano gli animali: mi sembra di essere una tigre chiusa in una gabbia, con i piccioni e i cinghiali che per le strade mi osservano. Per noi, che siamo zingari dorati, è dura. In generale lo è per il mondo dello sport".

Che sensazioni ha sulle possibilità di inizio della stagione della MotoGP? "A sensazione dico che si comincia. Questo perché la Dorna è stata molto brava, meglio del calcio e della Formula1. Primo perché ha posposto alcune gare che erano all'inizio del calendario, come Giappone ed Argentina, tra ottobre e novembre, così che nessuno possa rubare i circuiti. Secondo perché ha supportato direttamente i team, dando 300mila euro al mese e 25mila euro a pilota, a privati e team delle categorie inferiori. Stanno facendo di tutto per farlo partire, per quello che vedo e penso fino ad agosto pensare di iniziare è difficile. Sono ottimista, serve che lo siamo pur senza dimenticarsi che la salute è fondamentale: in agosto si potrebbero fare un paio di Gp in Europa. Non ho la sfera di cristallo ma le cose potrebbero andare meglio. Poi una seconda ipotesi che si possa partire, sempre ad agosto, ma a circuiti chiusi: è deprimente ma se si deve ricominciare bisogna anche fare delle rinunce".

Porte chiuse sono comunque un carrozzone di migliaia di persone. "Sì, ma i team verrebbero ridotte. Hospitality e sponsor per esempio per i primi Gp non sarebbero i benvenuti, e si taglierebbe la metà, arrivando a 1000 persone circa. Io spero che si arrivi a un test per assegnare le patenti di immunità: per lo sport sarebbe un bel passo in avanti. Va sempre considerata però la possibilità che su quest'anno si debba mettere una croce".

Che conseguenze avrebbe questa ipotesi sul motomondiale? "Non è mai successo nella storia delle moto, crei un precedente. Saranno gli scienziati e gli specialisti a dare delle dritte, ma se non si corre si creeranno mille problemi. Solo tre piloti, Marquez, Vinales e Quartararo, hanno contratti fin oltre il 2020. Immaginate il caos. Porto un esempio: la Ducati, nel 2021, è senza piloti. Poi saranno le case a decidere, potrebbero pure nascere scambi vari anche se non ci credo. Se non si corre, il 2021 sarà considerato come 2020. Bisogna sedersi però a tavola per capire come andrà sugli ingaggi, e i nuovi contratti saranno molto più bassi, considerando che in questo momento, e per ancora qualche mese, le case di moto immatricolano zero, non vendono. E case piccole come Ducati e KTM avranno più problemi. La Honda, che fa 16 milioni di due ruote, in paesi come Thailandia e Indonesia vendono i 150 cc: quando vai a Kuala Lumpur ti viene paura, perché ti accerchiano su questi scooter... Sembrano delle api. Comunque, se non corri chi ti paga? Hanno ragione anche le case. La Dorna comunque fino a fine giugno supporterà molto i team, ma i piloti si devono mettere in testa che, in piccolo, sono tipo i calciatori. Se poi si comincia a correre ad agosto, comunque sia sono rimasti 6 mesi fermi, non è mai successo prima: questo è uno sport di concentrazione, e come reagiranno? Questo stop avvantaggia qualcuno, vedi Marquez che aveva grossi problemi alla spalla e viaggiava ancora con la moto dell'anno scorso, e svantaggia altri, tipo Yamaha e Suzuki. Le Michelin di quest'anno erano adatte a loro, partivano con un piccolo vantaggio a discapito di Honda e Ducati, cui sarebbe servito un lungo setup. A rimetterci comunque è lo sport".

Cosa vede nel futuro di Valentino Rossi? "Quello che vedevo l'anno scorso: lui non molla. La sua carta d'identità è taroccata, non ha 41 anni, al massimo 26 o 27. Ha un fisico asciutto, si allena. Lo conosco bene e ha il terrore di smettere, le moto sono la sua Disneyland: si diverte come un pazzo e vorrebbe vincere sempre. Da come stava dico che nei primi cinque ci sarebbe arrivato, magari con qualche podio. Sono molto amico anche di Agostini: Giacomo ha smesso a 37 anni, perché doveva vincere. Valentino si diverte, anche se arriva quarto o quinto non gliene frega niente. Nel 2021 lo vedremo, e l'avremmo comunque ancora visto. La famosa scelta era una barzelletta, lui nei primi cinque ci arriva sempre, e poi serve che la moto riparta con Valentino: il giorno in cui non ci sarà, difficile salvare quei tifosi che amano il personaggio, da non appassionati proprio delle due ruote in sé. Ricominceremo da lui".

Come sta reagendo il calcio? "Di tutti gli sport, direi che la moto è quella che si è comportata meglio: nessuna polemica, piloti e case hanno accettato tutto e l'organizzatore ha messo mano al portafogli. Il calcio è stato quello che si è comportato peggio: sembrava un cortile di galli che si beccavano tra loro. Capisco gli interessi, ma non ha senso sentire presidenti che dieci giorni fa volevano giocare, cose da Ufo: spero che da questi momenti brutti emergano i valori di ogni sport, ma il calcio ne ha fatti vedere pochi. Quando si ricomincia, spero ci sia la possibilità di creare un calcio diverso, e lo stesso lo dico per moto, Formula 1 eccetera. Solo chi cade può risorgere. Non so se il calcio porterà via certe cose, il calcio è dei presidenti, sono loro che prendono decisioni assurde... In moto e F1 non ci sono associazioni piloti, mentre nel calcio che c'è l'Assocalciatori dovrebbe essere tutto più organizzato. Invece sono più tutelati i primi. Il calcio rispecchia il bello e il brutto della società, ma devo dire che non è stato un bel comportamento, si è badato al proprio orticello. In Moto GP nessuno ha detto niente, eppure anche da noi viviamo di televisioni. I contratti mondiali della Dorna si aggirano sui 500 milioni, solo Sky Italia ne paga diverse decine".

Eppure il dibattito impera. "Ieri sera ho sentito Nappi, era a Ladispoli. Lui è molto incazzato col calcio italiano, ma anche giustamente: ha un bel pedigree di giocatore ma non riesce ad allenare perché è vero. La gente vera non riesce ad allenare qui in Italia, è dovuto andare in Cina, e non è che guadagna cifre della Madonna. Vorrebbe tornare ad allenare, ma in questo calcio c'è una meritocrazia molto particolare, a meno che tu non sia un fenomeno. Immaginavo che il calcio avrebbe pianto chiedendo soldi allo Stato, ma francamente... La storia che non ridanno gli abbonamenti... Queste cose mi fanno capire che il calcio non è bello, pur essendo il gioco migliore del mondo in quei 90 minuti, ma è fatto da persone che guardano solo ai soldi. Ferrero, Cellino... Non mi sembrano dei gran personaggi. Poi ogni tanto c'è una guerra tra CONI e Lega... Da queste macerie, che spero non saranno tali, spero che rinascerà uno sport con qualche valore diverso. E un'organizzazione diversa dovrà assolutamente esserci. Anche le stesse televisioni, che ci buttano tanti soldi, si incavolano se la gente si disamora perché il gioco si rompe. Noi nella Moto GP lo facciamo, stiamo pensando a fare numeri chiuse in Moto2 e Moto3, con 24 piloti per categoria invece di 36 così da lasciar spazio ad altri campionati. Idem per contratti lunghi di team che hanno una certa storia alle spalle. Nel calcio ho l'impressione che scoppieranno dei casini, e pure i calciatori devono rendersi conto che la forza l'hanno loro, sono loro i veri attori. Consideriamo che poi anche giornali, televisioni e tutto il sistema dietro rischia di avere grandi problemi. Pare che pure da noi i media non potranno partecipare alle prime gare, eccezion fatta per le tv. Però viene tutto accettato, nel calcio invece si vuol giocare domattina con lo scafandro".


Carlo Pernat sulle ripercussioni dell'emergenza coronavirus per la MotoGP. In studio Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini © registrazione di TMW Radio

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