Minardi: "Sainz lo segnalai 5-6 anni fa alla Ferrari. Il calcio deve uscire dai box"

12 mag 2020 19:37Motori

L'imprenditore Giancarlo Minardi, ex proprietario dell'omonima casa faentina di Formula 1 e membro del consiglio ACI, si è collegato in diretta con Stadio Aperto, trasmissione in onda sulle web frequenze di TMW Radio: "Bisogna andar piano a fare processi, siamo arrivati a fine ciclo, come fu per Alonso. Succede ad un altro 4 volte campione del mondo, non è stato all'altezza del risultato che ci si aspettava e si è arrivati al bivio".

Sainz può essere buon scudiero per Leclerc? "Su Vettel facciamo un passo indietro, a Hockenheim del 2018, quando è successo il patatrac. Era primo nel GP e nel Mondiale, lì Leclerc non c'entra niente. La Ferrari ha fatto bene a prendere Leclerc, ha fatto vedere di che stoffa è, creando scalpore e mettendo in difficoltà Vettel. Bisogna sapere i motivi di questa rottura, per me sono più economici che altro. Oggi si apre una nuova era, con uno tra Sainz e Giovinazzi ci sarebbe uno dei team più giovani della F1, certamente che la Ferrari abbia mai messo in pista. Sarebbe molto interessante, dopo averlo già avviato con l'arrivo di un pilota che non ci si aspettava, seppur proveniente dalla sua accademia. Leclerc farà parlare di sé, per me poi chiunque può andar bene al posto di Vettel. Io conosco Giovinazzi, so come lavora e ha le caratteristiche giuste per la Ferrari. Sainz l'avevo già segnalato 5-6 anni fa alla Ferrari, mi è sempre piaciuto, è veloce e ha il carattere giusto. L'altro probabile, Ricciardo, è giovane e velocissimo, ma economicamente, essendoci il budget cap da riorganizzare post-Covid, va capito come si inserisce. Quello, secondo me, al di là dell'anno di contratto con Vettel, ha portato alla rottura. Un top driver rapporta il suo essere un campione anche all'ingaggio, e quando te lo diminuiscono è come uno svilimento del tuo lavoro. Forse quello ha dato fastidio a Vettel, ma lo dico come fosse una chiacchiera da bar".

Che futuro prevede per Vettel? "Difficile, per tanti motivi. Non ci sono top team liberi e perché non vedo, con la crisi, un team che possa permettersi gli emolumenti che chiede e pretende. A meno che i vari spostamenti sullo scacchiere non lo aiutino". Come si prova a recuperare ciò che si è perso in F1 e nell'automobilismo italiano? "Intanto dobbiamo vedere di fare più gare possibili, intanto è importante che ci sia il protocollo per dare il via ai test, e questo è importante per i ricavi. Cosa c'è dietro l'angolo è difficile da capire, con un piano B l'ACI può recuperare le sue corse. La federazione fa il massimo per dare possibilità agli operatori di lavorare, in massima sicurezza. Fino all'anno scorso, dal 2006/07, avevamo vissuto anni difficili fino allo scorso. Crediamo di aver trovato le soluzioni idonee per tutti, per cui un minimo di ottimismo possiamo averlo. Da lì dovremo recuperare, come dal 2008. Vorrei dire un'altra cosa.".

Prego. "Dato che sono appassionato anche di calcio, dico che l'automobilismo è secondo solo al calcio per fatturato. C'è un indotto intorno al motorsport, crediamo di meritare il giusto riconoscimento dal Governo. Ci è stato promesso un certo occhio di riguardo, anche se a volte le promesse se le porta via il vento".

Che ne pensa del dibattito intorno al calcio? "Noi ACI Sport non abbiamo dato false illusioni, abbiamo tenuto informati i soci con conference call sull'evoluzione e sul lavoro che stavamo facendo. Per me è difficile esprimere un giudizio sul calcio, ci sono interessi contrastanti e contratti, vedi quelli televisivi e di sponsorizzazione, che andranno rivisti. Essendo lo sport nazionale purtroppo coinvolge una certa immagine e tutti vogliono fare i primi attori. Speriamo di arrivare a un accordo, anche se non è facile costruire un protocollo intorno a squadre che mettono in moto un centinaio di persone. Se ho capito bene ci sono discrepanze tra le proposte dei medici vari. Se riparte il calcio si muove anche tutto il resto: stando fermi ai box si fa peggio che a rimanere in pista".

Che stagione ci si può immaginare in Formula 1? "Secondo me la Dorna (organizzatore della Moto GP, ndr) si sta muovendo meglio, con programmi più realizzabili, rispetto a Liberty Media. Secondo me il calendario di quest'ultimo è difficile da realizzare. Qui dobbiamo ragionare con 7-8 paesi diversi solo in UE, e ognuno dice la sua. Poi proprio oggi Brasile e Giappone hanno aumentato la chiusura dagli aeroporti. La mia generazione, forse già preistoria, faceva 14-15 gran premi, e ricordo che al quindicesimo ci veniva dato un bonus di 500 milioni per ogni Gp in più che si andava a fare. L'importante è che ci siano un certo numero di gare, che siano 10 o 21, vince chi va più forte e la gente si appassionerà, dando ancora più valore ai diritti tv. Meglio vederli in pista, certo, ma d'altronde il mondo sta cambiando: io stesso ho fatto più conference call in questo periodo che negli interi 7 anni del mio mandato".

Qual è l'emozione che viene in mente ripensando agli anni della Minardi in F1? Se lo aspettava un lascito del genere? "Domani è un giorno particolare, son 70 anni dalla prima gara di F1. Da come ero partito non mi sarei mai aspettato certe cose, nel 2016, dieci anni dopo l'addio, ho ricevuto un affetto incredibile al primo Minardi-Day. Mi fa tutto sorpresa, ma anche piacere: di solito lo sport è molto severo nei confronti di chi non calca più il teatro".


Giancarlo Minardi intervistato da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini © registrazione di TMW Radio

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