Bobbi: "Formula 1 disposta a tutto per correre. Anche alle porte chiuse"

09 apr 2020 19:27Motori

Matteo Bobbi, pilota e commentatore televisivo per la Formula 1, è intervenuto a Stadio Aperto su TMW Radio: "Il momento è difficile, è triste vedere morire così tante persone, ed è pericoloso perché ognuno di noi, al di là dell'età e tutto, può essere attaccato. Senza essere pessimisti, credo che questo stop così lungo possa creare problematiche che ci porteremo dietro per tanti anni, e spero che non facciano più male del virus stesso. Sulla Formula 1 sono ottimista, perché si è resa conto che deve ripartire, innanzitutto per l'investitore Liberty Media, e nel momento in cui le sue piattaforme non partono è a rischio. Farà di tutto, ma anche i team stessi, per il 50-60% non possono permettersi un anno di stop. Rischierebbero il collasso economico: la volontà è di partire in Austria, come diceva Ross Brawn. La cosa positiva è che i team, pur di correre, sono disposti a tutto: accettare le porte chiuse, fare weekend ridotti e un Mondiale ristretto. Se ci fosse un ipotetico inizio dal GP d'Austria, potrebbero esserci anche 18 gare e sarebbe praticamente un campionato completo, facendo ogni tre gare un weekend di stop. I team hanno accettato anche questo. In casi di estrema gravità possono anche pensare di partire a ottobre, scavallare ad inizio 2021 per portare a fine almeno quindici gare. Per me il campionato del Mondo inizierà".

Sorpreso da questa unità di sistema? "Quando l'obiettivo è comune, e in questo caso si chiama soldo che ahimé è quello che muove più masse, si è trovato subito l'accordo. Chiaro che Mercedes e Ferrari magari sentono meno un anno di fermo rispetto ad altre realtà, ma ognuno avrà una grossa perdita".

Si potrà congelare lo sviluppo? "C'è da dire che la FIA ha prolungato il congelamento, e questo è giusto perché sennò si entrava nell'ottica di quale governo permettesse di fare cose e quali altri no. In questo momento nessun team di Formula 1 sta sviluppando nulla. Quando riapriranno, potranno farlo. Non so in che modalità, dipenderà anche dai permessi. Per il prossimo anno, in cui doveva esserci un cambio di regolamento epocale, questo è stato spostato al successivo (2022). La federazione ritiene anche di abbassare il budget cap a 175 milioni, e lì qualche scontro c'è perché per Ferrari e Mercedes spendere poco è un problema".

Come si corre a porte chiuse? Cosa cambia? "A me non è mai successo, ma in categorie minori c'è meno pubblico. Sicuramente quello è parte integrante di un weekend, e il pilota lo vive come tale. Crea parte dell'emozione di correre, fa alzare l'hype del fine settimana. Però è talmente un momento particolare, e c'è voglia di leggerezza, che basta che si corra, o che si giochi a calcio o quello che è, a porte aperte o chiuse che siano. Passata la fase critica sanitaria, dove è giusto che il primo pensiero sia di salvare le vite, avremo bisogno di positività: la mazzata che ci aspetta a livello economico è grossa".

Nella F1 il peso del pubblico non è simile al calcio, giusto? "La Formula 1 purtroppo era già abituata a non avere grandi pubblico, in tappe del Mondiale come Bahrain, o la Malesia tanti anni fa. La Cina stessa... Il paddock era pieno, ma la tribuna era vuota. Certo che il pilota ha piacere ad avere le tribune piene, ma la discriminante non è così forte come nel calcio: la pista è più diversiva. In alcune zone le tribune non ci sono, o comunque ci passi a 300 all'ora".

Anche la Formula 1 perderà tanti soldi. "Sicuro: l'impatto sarà drastico su qualsiasi categoria dell'ecosistema. Forse giusto i reparti alimentari e sanitari non soffriranno, ma il resto sì. Guardate quanti anni ci abbiamo messo a superare la crisi del 2008, che era solo finanziaria e neanche la metà di questa, come dicono gli esperti. Mi aspetto degli anni molto difficili, alla riapertura troveremo un mondo diverso: distacco sociale, mascherina, zero aggregazione. Almeno fino al vaccino, ma non c'è ancora una data temporale per quello. Potrebbe essere un anno? In quell'anno sarà un mondo diverso, in cui spero si salvino più persone possibili".

Com'è cambiata Milano? "Pazzesco. Quando mi è capitato di uscire per andare a Sky, sembra di vivere in un film. Non ci sono persone, un silenzio tombale in cui si sentivano solo i rumori delle ambulanze. A fare la spesa c'è quasi paura nell'incontrare un altro essere umano: ti irrigidisci e ti sposti anche se hai la mascherina, è bruttissimo e ce lo porteremo avanti ancora per un po'".


Matteo Bobbi intervistato da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini © registrazione di TMW Radio

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