Notizie
Marcel Vulpis, direttore di Sporteconomy e candidato alla presidenza della Lega pro, parla delle elezioni in programma il 12 gennaio e della situazione del campionato post lockdown. Queste le sue parole ai nostri microfoni:
Che Serie C troverà il nuovo presidente al 12 gennaio?
“Una Serie C difficile perché si arriva dal lockdown. Finché non si riaprono gli stadi e non si ritorna con il pubblico, soprattutto in Lega Pro, ci saranno delle criticità. I valori dei diritti del campionato sono bassi rispetto ad altre leghe. C’è il problema irrisolto del giocare a porte chiuse e accordi di sponsorizzazioni non floridi. In una situazione di questo tipo con poche entrate e costi certi, è un calcio senza la sua sostenibilità. Chiunque vinca si troverà un campionato da post guerra. Io sono molto attento a quello che succede sul mercato, nel calcio ci sono dirigenti che hanno una visione più politica. Io sono all’antitesi. Non è più tempo di proclami”.
Sui diritti tv
“Bisogna avere intanto un campionato che sia fruibile nel modo più semplice e su più piattaforme. Se non si vede la partita è un danno per il tifoso e a cascata per il club. Per la prossima stagione poi è un altro film: non tutti i club sono uguali. Spesso e volentieri le società hanno dimensioni differenti. Il Bari può essere considerato un top club come Catania e Palermo, la Lega pro deve dunque dare risposte che appaghino piccoli e grandi club. Anche nel consiglio direttivo e nella governance dovrebbe esserci maggiore equilibrio. Per me dovrebbero esserci una squadra grande e una piccola per girone”.
La candidatura di Marcel Vulpis com’è stata recepita?
“I presidenti sono colpiti dalla novità, ora bisogna trasformare lo stupore o il malcontento, che esiste, si trasformi in voto. Credo di aver fatto capire di essere un candidato autonomo e chi vuole votare per un rinnovamento della Serie C vota me, chi vuole lo status quo ha altre due scelte. Il tema principale sarà come rimettere in asse i club a livello economico e l’unico con queste caratteristiche sono io”.
Per evitare i tanti fallimenti di questi anni in C cosa è possibile fare?
“Basterebbe incontrare i presidenti prima. Non ci si può iscrivere e poi si vede. La moda di questi ultimi anni non va bene. Ghirelli ha detto più volte che non sarebbe successo mai più, ma mi sembra che il Trapani sia in queste condizioni. Le regole devono essere chiare e a monte per evitare di buttare le scialuppe in mare dopo”.
Cosa la differenzia dagli altri candidati?
“La mia è una candidatura indipendente. Mi aspetto del movimento delle risposte. Se c’è malcontento voglio vedere i voti nell’urna sennò di cosa parliamo. In caso di elezioni non faccio i programmi ‘salute, famiglia, lavoro’. In caso di vittoria io farò un piano industriale e mi darò un mid term, se al termine dei quattro gli obiettivi non saranno raggiunti comunque non mi ricandiderei. Nessuno dei miei avversari è in grado di dire questo oggi”.
