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Il dirigente Antonello Valentini è intervenuto in diretta alla radio di Tuttomercatoweb.com. Queste le sue parole Durante l'appuntamento con L'Editoriale, incentrate principalmente sulle prime due gare dell'Italia di Mancini e sul probabile commissariamento della FIGC.
Che bilancio possiamo fare dopo le prime due gare dell'Italia di Mancini?
"Non c'era da avvilirsi dopo la partita contro Belgio, che è pur stata deludente e con i fischi che sono stati meritati. Ora però non c'è da esaltarsi dopo la bella presentazione in Turchia, dove la squadra ha risposto con volti nuovi e determinazione. È un cantiere aperto e quindi serve avere pazienza, intelligenza e calma per aspettare la crescita di questa squadra. Chi pensava che con il solo cambio del commissario tecnico la squadra sarebbe diventata magicamente competitiva ragionava in maniera non intellettualmente onesta. Ora a Parigi se prederemo non bisognerà gridare allo scandalo, anche se c'è modo e modo di perdere. Comunque la scoperta di Kayode è molto postiva ed è un peccato che sia sfuggito alla Juventus e alla Fiorentina. Anche Zoma è dovuto andare in Germania, Ahanor in Inghilterra e Doumbia in Portogallo. Sono tutti talenti che ci siamo fatti sfuggire. La qualità c'è, ma va coltivata con giudizio".
Quali sono gli aspetti del Mancini bis che ti hanno convinto di più e quelli che ti hanno convinto di meno?
"Mancini, avendo di fronte quattro partite, ha fatto benissimo a convocare più di trenta giocatori. Bisogna dare tempo a Mancini e la cosa che mi ha convinto di più è stata la sua voglia mandare in campo i più giovani. Questi ragazzi vanno protetti e accompagnati e in questo senso ho apprezzato molto le parole di Bastoni e Tonali, che hanno chiesto casomai di incentrare le critiche su di loro e non sui più piccoli. Quello che mi è piaciuto di meno invece è stato l'atteggiamento contro il Belgio, perché come dicevo c'è modo e modo di perdere. In quel caso mi aspettavo qualcosa in più dai meno giovani come Barella, che in Nazionale è diverso da quello che vediamo all'Inter. Molti di questi elementi hanno deluso dal punto di vista della determinazione e dell'orgoglio. L'unico fra i meno giovani che si è salvato è stato Donnarumma, che nel primo tempo ha evitato l'imbarcata".
Il commissariamento di Malagò rimane una forzatura?
"Non c'è dubbio che Malagò con la politica non abbia un ottimo rapporto. Il calcio però ha bisogno della politica, anche se come provvedimenti legislativi e come misure di sostegno e non in termini di interferenze nei temi sportivi. In questa brutta vicenda, che nei prossimi giorni dovrebbe trovare uno sbocco, l'unico che non ha resposnabilità è Malagò, che è stato designato dalla lega di A, eletto con il 70% dei voti e che ha avviato un programma di riforme. Ora c'è stato questo vizio di forma, che il CONI non può ignorare. Non mi sono piaciuti però i termini utilizzati da Bonfiglio, il quale ha detto che sono amici e non complici. Ecco, la parola complice non mi piace, perché Malagò di certo non aveva volontà di commettere reati o infrazioni".
