Ungheria, Rossi: "Szoboszlai vuole rimanere al Salisburgo. Lo vedrei bene in Italia"

14 set 2020 19:30Calcio

Marco Rossi, ct dell'Ungheria, è intervenuto in diretta ai microfoni di TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto, condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini: "Se al posto nostro ci fosse l'Italia, forse, il nostro girone di Nations League sarebbe considerato agevole, ma essendo noi l'Ungheria...".

Szoboszlai rimarrà davvero a Salisburgo? "Ho parlato con lui ma anche con il suo agente, e la loro idea è quella di rimanere lì fino a che non ci saranno le condizioni per andare in un club più importante di un altro campionato, dove però poter cominciare sin dall'inizio, fare il ritiro e non venire penalizzato eventualmente da ritardi che potrebbero verificarsi".

Com'è oggi il vostro lavoro? "Complicatissimo. Ancora di più per chi non ha suo malgrado la possibilità di allenare nazionali di primissimo livello: quando sei più forte degli altri, basta poco per fare, mentre quando sulla carta hai meno valori tecnici devi trovare escamotage per competere, come organizzazione e certi automatismi che però sono molto complicati da trovare".

Come si lavora con giocatori che vengono da un po' ovunque? "Su venticinque convocati, solitamente ne abbiamo la metà che vengono dall'Ungheria, ma nove undicesimi della titolare, l'asse portante, giocano in campionati stranieri. Con limitazioni di vario tipo li seguiamo grazie alle piattaforme specializzate, e ci rimaniamo in contatto grazie all'aiuto della tecnologia".

Il calendario fitto rappresenterà un problema? "Esatto. E poi giocheremo ad ottobre tre partite all'estero: prima Sofia, poi Belgrado e quindi Mosca. Avremo a malapena il tempo per recuperare tra una partita e l'altra, e credo che convocherò qualcuno in più, o non è pensabile far giocare tre match in sette giorni a giocatori che da poco avranno ripreso i loro campionati".

Come impostare il lavoro dopo uno stop così lungo? "Abbiamo cercato di intervenire a livello psicologico, in collaborazione con i loro club. Facciamo sedute con carico leggero e che riguardano soprattutto la tattica, condensando tutto in tre-quattro allenamenti. Quando va bene riesci a fargliele capire, anche se ancora sotto questi aspetti siamo lontani, e che tra nazionali e club c'è una grande differenza".

Lei al Lumezzane ha allenato Balotelli. Perché non è diventato ciò che ci si attendeva? "Potenzialmente, e si è visto dopo anche all'Inter, era una forza della natura. A Lumezzane era negli Allievi, e mi ricordo che Mario allora giocava da solo contro due difensori centrali senza alcun problema. Credo di non offendere nessuno se dico che, nonostante abbia militato già in grandi club, avrebbe potuto essere in qualche top club a quest'età, per quanto la genetica gli ha regalato".

Ci può essere ancora la famosa ultima spiaggia o è già alle spalle dopo Brescia? "La mia sensazione da fuori è che abbia perso gli stimoli e le motivazioni a un certo punto del percorso: senza quelle, nel calcio ma anche nella vita, non vai da nessuna parte. Se le ritrova può tornare pure a livelli molto buoni, il problema è tutto lì. Io me lo ricordo che aveva 15-16 anni, ma anche dopo con Mancini allenatore nell'Inter: oggi è un uomo, il tempo passa per tutti e bisogna approfittarne".

Vero che Szoboszlai ricorda Allegri? "Sì, l'avevo detto. Nonostante sia alto quasi 1,90 ha rapidità e buona velocità: è giocatore che ha buona visione di gioco e sa usare entrambi i piedi. Il suo destro è sopra la media: il gol che ha fatto con la Turchia non lo vedevo da anni, certe punizioni riportano a Pirlo e Mihajlovic. Ha talento e personalità, venisse in Italia non la farebbe poi tanto sbagliata: potrebbe ulteriormente completarsi in Serie A".

Lei da ct dell'Ungheria ha 8 vittorie, 1 pareggio e 9 sconfitte. Perché non riuscite quasi mai a pareggiare? "Anche quando giochiamo contro avversari sulla carta superiori, prepariamo la partita per vincere. E non è presunzione, ma solo che non mi piace speculare: oggi si deve giocare un calcio propositivo ed aggressivo. Non mi piace stare basso ed aspettare per ripartire in contropiede, o transizione che dir si voglia: preferisco aggredire alto e provare a mantenere la gestione del possesso. Questa è l'idea, e purtroppo il fatto è che abbiamo affrontato quasi sempre avversari di gran lunga superiori a noi nel ranking".


Marco Rossi, CT dell'Ungheria, ai microfoni di Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini © registrazione di TMW Radio

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