Notizie

Ternana, Bandecchi: "Fase due, cambia solo il nome. Riprenderei il 25 agosto"
27 apr 2020 20:00Calcio
Immagine news
© foto di Federico Gaetano

Stefano Bandecchi, presidente della Ternana, si è collegato in diretta con la trasmissione Stadio Aperto, in onda sulle web frequenze di TMW Radio: "Mi permetto di dire che prima della pandemia le mascherine venivano vendute a 30 cent l'una, quindi a 50 mi sembra una grande speculazione. Più che altro lo Stato deve levarci l'IVA, perché io stamani ho preso 10.000 mascherine e ci ho pagato il 22% di IVA: forse è l'ora di iniziare a fare i fatti, prima delle chiacchiere. Trovo che non debba esistere una fase due nazionali, ma venti fasi due: ogni regione ha una storia diversa e questo avrebbe permesso alla nazione di rimettersi gradualmente in moto ma anche agli scienziati di vedere cosa succedeva con il vero liberi tutti, che sarà solo dopo il 18 maggio, quando riapriranno i negozi e si potrà girare senza permesso, o meglio si spera. Potremmo trovarci con Piemonte, Lombardia, Emilia e Liguria che avranno problemi ben diversi da altre regioni. Prima o poi bisognerà anche sperimentare. Ieri sera mi dicevano vicino dal Governo che con più tamponi scopriremmo più casi. Ma quindi che si fa, si va alla cieca? Insomma, abbiamo solo cambiato nome alla fase uno. Potevamo chiamarla Luigi più che fase due".

Si dovrebbe chiudere qui la Serie C? "Voglio essere chiaro. La mia soluzione preferita sarebbe ricominciare a giocare il 25 agosto con sistemi di sicurezza veri, finendo in 2-3 mesi playoff e Coppa Italia. Appena finito, si ricomincerà con il nuovo campionato: per me i tempi ci sono. Per me la B e la C non hanno le stesse problematiche della Serie A. La A ha un problema in più: il Covid-19 è diventata malattia sul lavoro, e se si ammala qualcuno sul lavoro il club va sul penale e si apre un processo civile. Fate poco poco che muore un campione, e una società passa di mano per quanto deve pagare. Probabilmente non ci sono le condizioni di sicurezza. Le statistiche dicono che in Toscana, Piemonte e Lombardia i contagi forse finiranno a metà giugno: vuol dire che in giro sta andando qualcuno di malato. Ieri nel Lazio pochissimi contagi, ma sono comunque sessanta persone che sono andate in giro per 14 giorni con il Covid-19. Oggi essere a zero è impensabile, eppure siamo chiusi in casa come topi, ma solo ieri si parlavano di 2300 malati. Ma dove si sono ammalati?".

La A vorrebbe porre come termine ultimo il 2 agosto. Come fare a far coincidere le due velocità nella sua intenzione di riprendere a fine agosto? "Il protocollo ad oggi gioca 350-400mila euro. Se dovessimo andare a giocare ora spendendo quella cifra di 60 squadre in Serie C ne entrano in campo una cinquantina massimo, non tutte. Come la mettiamo con quelle società che aspettano fondi dallo Stato? Il calcio ha parecchi problemi".

Tirare giù la saracinesca? "La seconda soluzione che preferirei è chiudere tutto: chi è primo è promosso in B, chi è in fondo va in D. Il problema a quel punto lo risolvi giocando a luglio playoff e playout. Poi c'è anche la terza soluzione: mi va bene anche a testa o croce, io sono sfortunato e rimarrò in C ma ci possiamo stare. Se c'è una guerra bisogna adattarsi, senza manfrine. Io da quando è iniziata la crisi non ho perso una sola ora di lavoro nelle mie aziende, le ho strutturate".

Lei propone una A a 18, una B a 20 e una C a 22. Più due gironi di C2 semi-professionistici. "Secondo me questa soluzione salva il sistema e fa diventare interessante il girone di Serie C nazionale, rendendolo più attraente, e rendi sostenibile la C2 se ci capiti. Calcoli che io spendo 180mila euro al mese solamente di stadio, per gestire la struttura. Devi avere 4 milioni in tasca, quando avevo il Fondi ho speso 4,3 milioni e contiamo che la C ti dà 300mila, più se fai giocare i bambini te ne danno altri 200mila ma praticamente così hai i playout garantiti, senza fortuna".

Che giudizio darebbe di Gravina? "Lo conosco, non vorrei rovinare la mia amicizia giovane con lui. Il Governo non ha deciso cosa fare da grande, ma è anche lecito che non sappia che pesci prendere di fronte a una cosa nuova. Rimango stupito che se la prima serie tedesca non gioca fallisce: quante volte ci siamo detti che all'estero era meglio di noi? Scopriamo all'improvviso che non era vero. Il calcio oggi è drogato di una realtà che non è la sua. Se io quest'anno non ci mettevo 10 milioni la Ternana col cacchio che scendeva in campo".

L'Umbria ha pochi contagi. "Non vorrei tirarla, ma secondo me l'Umbria poteva essere un buon esperimento, ripartendo: 1 milione di persone sparpagliate, ma ci sono due centri importanti come Perugia e Terni. Era un modo per vedere cosa succedeva: a Roma basta aprire quattro giorni la metropolitana e ti accorgi subito di come va il Covid-19".

Però ha fatto pochi tamponi l'Umbria. "Costano semplicemente troppo, e tra tutti non abbiamo soldi in tasca. Purtroppo le cose si fanno con i soldi, e non si può sempre aspettare che i Bandecchi o i Berlusconi ci rimettano di tasca loro. Io pago le tasse ogni anno, e ogni milione che metto lo raddoppio. Stiamo facendo diventare tutto troppo articolato: certi paroloni nascondono l'incapacità di dire la verità. Non ci sono soldi per fare milioni di tamponi, di farli a tutti gli italiani. Il decreto liquidità ha messo delle garanzie per 350 miliardi verso le banche, così da far andare avanti le imprese. Prendete pagina 100, e leggetela: si capisce che è ambiguo, perché alla fine alle banche non mancherà quasi niente, visto che la garanzia siamo noi, lo Stato. Eppure nei tavoli delle task force ci sono professori, scienziati, grandi manager di aziende pubbliche... Ma gli imprenditori?".

TMW Radio Regia
Stefano Bandecchi, Presidente Ternana, ai microfoni di Francesco Benvenuti, Niccolò Ceccarini e Tancredi Palmeri
© registrazione di TMW Radio