Sindaco Messina: "Stretto, si passa a condizione. Grazie Lamorgese della denuncia"

07 apr 2020 09:19Calcio

Cateno De Luca, sindaco della città di Messina, è intervenuto durante Stadio Aperto, trasmissione in onda sulle frequenze di TMW Radio: "Viviamo in trincea: il ruolo di massima autorità locale ce lo impone sotto un profilo normativo, è una fase di guerra. Siamo l'elemento che deve coordinare tutte le attività da svolgere sia per assistere le comunità sia per difenderla dalla burocrazia e da certa mala politica".

Qual è la situazione nel suo comune?
"Stiamo riuscendo a tenere la curva del contagio su una percentuale molto bassa. C'è un aumento consequenziale da tre focolai, che abbiamo circoscritto ed estinto. Abbiamo avuto 4-5 contagi al giorno nelle ultime 48 ore, in termini statistici siamo sulla media, o più in basso. La situazione in città, anche per le prese di posizione prese dall'inizio, azioni forti come il coprifuoco alle 18, vede rispettare le regole imposte. Il balordo poi capita ovunque ma sono cose circoscritte che ci stanno consentendo di mantenere bassa la percentuale di diffusione del virus".

Com'è oggi la distribuzione delle mascherine?
"Abbiamo iniziato 5-6 giorni fa, ne distribuiamo 1500-2000 al giorno. Sono mascherine fatte con l'aiuto di più contesti: da chi ci regala la stoffa, a chi la cuce fino a chi mette a disposizione gli accessori. Questo lavoro di squadra ci permette di regalarle alla comunità. Essendo un contesto artigianale non possiamo farne di più: a noi altre non ne sono arrivate".

Ieri ha firmato una nuova ordinanza, con un passaggio condizionato per lo Stretto. Si è sentito abbandonato da Stato e Regioni?
"Abbiamo cercato da inizio marzo di porre l'attenzione sulla principale porta d'ingresso della Sicilia a tutte le autorità, evidenziando la necessità di disciplinare in modo specifico ma pratico. Si sono fatte ordinanze regionali e nazionali che, a livello pratico, non hanno funzionato. L'avevamo detto che quel modello non poteva funzionare. Tanto è vero che abbiamo riscontrato, nei blitz, irregolarità con le motivazioni dell'autocertificazione. Questo fino al 22 marzo, quando ci eravamo stancati di fare riunioni e scrivere lettere con proposte: tramite i canali istituzionali non arrivava nessuna risposta. Silenzio assordante, neanche risposte negative. Questo silenzio diffonde il virus e semina morti. Prendendo atto di questo e delle entrate abusive, ho preso una posizione ferma e dal 23 ho detto basta. La nostra proposta l'abbiamo attuata noi, una prenotazione come un qualsiasi aeroporto: 48 ore prima deve essere comunicato il motivo e il comune in cui si va, così che i vari sindaci possano verificare l'eventuale auto-isolamento. Abbiamo già superato 600 richieste, disciplinando tutti gli elementi fondamentali della vicenda. Deve essere allegato un visto preventivo del sindaco del comune in cui si presume che il viaggiatore andrà. I sindaci sono la massima autorità locale, ed è giusto che sappiano tutto. Ecco come funziona una filiera che coinvolge tutti i vari livelli di governo".

Come giudica il calcio in questo mese?
"Sono molto chiaro, non ho accettato la forzatura che abbiamo registrato la forzatura del calcio. L'Italia doveva fermarsi subito, e in un colpo: le discussioni su porte aperte o chiuse, ha dato il segnale che non si capiva la tragedia che stava per avvenire. Come se le scene della Cina fossero finzione, un film. Vale per tutti i contesti che hanno sottovalutato quello che ci aspettava, e riguarda anche le istituzioni. Il primo provvedimento del Consiglio dei Ministri è del 31 gennaio, e far passare quasi un mese, non sfruttare il vantaggio rispetto alla Cina, è stato secondo me un gesto criminale, sul profilo politico e amministrativo. Ci ritroviamo senza ventilatori, senza mascherine e senza reagenti. In regioni come la nostra non si riescono a fare i tamponi. Tutto questo lo abbiamo pagato e lo stiamo pagando. Anche il calcio non è stato consono a questa situazione".

A Messina la situazione di stress delle terapie intensive sembra sotto controllo.
"Sì, è sotto controllo. Partite dal presupposto che ho dovuto chiedere più teste che sono state decapitate per la loro inadeguatezza. Nel giro di qualche settimana siamo arrivati a un coordinamento che vede il sindaco come punto di riferimento, perché purtroppo si era partiti con il piede sbagliato, senza sinergia di azioni. Noi non scontiamo il problema dei posti letto, che sono lo stadio finale della vicenda, ma tutto ciò che viene prima per evitarne l'uso. Su queste questioni mi sono fortemente concentrato. Per fare un esempio, non avere DPI per i sanitari, significa che stai mettendo a rischio d'infezione un settore. Se i posti letto li attrezzi con i DPI, ne serve una percentuale bassa. Lo stesso per le mascherine, che non si trovano. Va dotata la popolazione, soprattutto chi lavora per svolgere un servizio essenziale. Qui ci si è concentrati sui posti letto e non su quegli interventi che sarebbero stati salutari per usarne una bassa percentuale. Sarebbe come lasciare un sospetto positivo ad infettare gli altri, mentre i sospetti positivi attendono un tampone. Non si è pensato a strutture specifiche, per evitargli di infettare mezzo mondo. Questi accorgimenti servono per non arrivare all'imbuto finale e mortale".

1,7 milioni di fondi nazionali spettano a Messina. Sono abbastanza?
"La stima parla di 10mila famiglie da assistere in città. Se si fa 1,7 milioni diviso 10.000 viene 170 euro circa. Con quei soldi un nucleo familiare di quattro persone campa? Non devo aggiungere altro, sono dati. L'azione non è sufficiente, neanche per due-tre settimane. Questo problema comunque l'abbiamo superato, con un progetto complessivo di utilizzo diverso di fondi europei, da quasi 40 milioni di euro. Nessuno qui si può permettere di fare ragionamenti opposti, ho fatto i conti per come stanno le cose. Lasciamo fare le polemiche, la sostanza è questa. Non era più facile invece sospendere, com'era stato fatto inizialmente nelle zone rosse, il pagamento di bollette evitando prelievi forzosi dalle tasse dei cittadini? Che se ne fanno di 170 euro quando ne hanno dovuti già pagare 3-400 di bollette? E poi c'è la burocrazia. Qua ci sono i morti del Coronavirus e quelli della burocrazia: c'è una procedura prima di fare arrivare questi soldi. E io devo scegliere quelle con meno passaggi".

Ritroverà un punto d'incontro con il ministro Lamorgese?
"L'ho ringraziata della denuncia, ho pregato anche il guardasigilli di dare l'assenso. La Procura di Messina ha chiesto l'assenso per avviare la procedura nei miei confronti. Voglio che questo processo si faccia: da un lato sono accusato di lesa maestà, vilipendio sul Codice Penale, dall'altro porterò in tribunale le omissioni e i ritardi del sistema che sta sopra la mia testa e che mi ha messo in grande difficoltà, lasciandomi in balia dell'oblio".


Cateno De Luca, sindaco di Messina, intervistato da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini © registrazione di TMW Radio

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