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Sconcerti: "Imbarazzante recludere centinaia di persone solo per i soldi delle tv"
05 mag 2020 19:59Calcio
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Il direttore Mario Sconcerti è intervenuto in diretta nel corso di Stadio Aperto, trasmissione in onda sulle web frequenze di TMW Radio: "A Roma c'è un discreto movimento, oggi ci sono stati 22 casi, e non so se siano pochi o tanti. Però c'è comunque molto rispetto per il virus. Tra chi c'era già a lavoro e chi rientrerà, almeno metà del paese, una ventina di milioni di persone, è in marcia".

Ancora nessuna novità sul protocollo del calcio. "Purtroppo l'argomento di ricominciare il campionato e di Spadafora mi interessa poco, lo dico in un colpo di sincerità. Non ho voglia di costringere nessuno a stare tre mesi chiuso in un albergo, uscendo solamente per salire sul pullman e andare a giocare, senza parlare nemmeno di familiari o congiunti. La trovo una soluzione molto imbarazzante per far prendere dei soldi a una decina di presidenti che se li sono spesi per conto loro: preferisco non interessarmi, sennò mi incazzo".

Un po' anacronistica la gestione della UEFA? "Fa quello che deve, ma non dipende da loro. Abbiamo capito di striscio che non dipende da nessuno di noi, non possiamo fare altro che cercare di programmare, ma non sappiamo quanto saremo in grado di mantenere. L'UEFA cerca di dare degli step, poi non basta dare quelli: bisogna vedere cosa ne pensa il virus e se riusciamo in questa convivenza. Sarei molto più tranquillo se fissassero la data del prossimo campionato, che mi sembra decisivo e di cui invece ancora non si parla. Non vorrei che per cercare di chiudere una stagione vecchia ed usata in modo poco dignitoso, recludendo centinaia e centinaia di persone, non si cominciasse di come mettere in sicurezza la prossima e ci si avvicinasse alla fine del calcio".

Ma la UEFA non potrebbe pensare ad una formula corta? "Probabilmente l'avrà fatto, ma è normale che un piano B venga tenuto nascosto, o si finisce per screditare il piano A. Per adesso le varie leghe pensano solo a farsi pagare l'ultima rata dalle televisioni, perché un sacco di presidenti hanno speso prima i soldi... Ci sono sempre questioni molto sentimentali e morali nel calcio. Sono convinti che se il Governo interromperà il campionato potranno comunque richiedere certi soldi alle televisioni perché non è volontà loro: per l'esperienza che ho dei tribunali, avendo alle spalle più di cento cause, mi sembra una posizione un po' fragile. Si parla solo di questo: del resto del calcio non frega niente a nessuno".

In caso di stop definitivo, il Governo potrebbe mettere un freno ad eventuali ricorsi? "Questo può succedere nell'Unione Sovietica, ma in uno stato democratico non si vede come un Governo possa entrare nei piani di un'azienda privata. Gravina, se è tra incudine e martello, deve fare come i grandi dirigenti e scegliere una delle due o trovare un'idea nuova. Se aspetta che la soluzione gliela trovino gli altri, mi pare che il suo ruolo di comandante sia molto ridotto. Lo posso fare anche io. Non si può far guidare una grande azienda dagli avvocati, ma da amministratori delegati, dirigenti e presidenti. Quella degli avvocati è una gestione con le spalle al muro".

In alcune Regioni servirebbe un allentamento in anticipo rispetto ad altre? Farebbe una differenziazione? "Sì, bisogna farli in modo graduale. Nelle due settimane si guarda com'è andata: se non è andata malissimo continui ad aprire, se è andata male richiudi qualcosa. Così fanno tutti, e in tutto il mondo c'è la stessa polemica perché la gente vorrebbe riaprire di più, e gli Stati vorrebbero contenere. Se però dei decreti ci mettiamo a discutere sulla parola "congiunti" significa che abbiamo un sacco di tempo da perdere".

In Lombardia anche oggi ci sono oltre 500 casi. Dopo 55 giorni di lockdown non sembrano dati troppo incoraggianti. "I casi di oggi risalgono ad almeno tre settimane fa, non sappiamo se sono superati. Dovrebbe essere il canto estremo dei dati, e adesso è giusto vedere cosa succede. Abbiamo circa 1200-1300 contagiati al giorno, di cui il 40% è in Lombardia: come popolo siamo ancora dentro al virus. Bloccando la Lombardia però fermi una bella parte del PIL, ci vuole l'intelligenza di pensare che trovare soluzioni applaudite da tutti è impossibile. Capisco che l'emergenza fa sì che il tempo passi e di soldi ce ne siano sempre meno, ma quando hai la febbre a 40 non ti frughi in tasca, se non ti passa non ne guadagnerai più. Fuorché la Germania che era più preparata, le altre grandi nazioni europee hanno avuto la stessa disgrazia, un numero simile di morti".

Si parla poco delle scuole. La convince l'idea delle turnazioni con metà degli alunni presenti e gli altri no? "Non ho le competenze per giudicare, ma da ragazzo ricordo che facevo metà anno di mattina e l'altra metà di pomeriggio alle scuole medie. Dopo 20 anni di web, è tardivo andare a scuola a fare le stesse cose di 50 anni fa. La scuola va ripensata totalmente da chi è in grado di farlo, coniugando l'epoca del web. I ragazzi di oggi sono 5 anni avanti rispetto a noi alla loro età. I problemi della scuola sono due: primo che i genitori lo scambiano per un asilo, per un parcheggio dei propri figli; secondo, i bambini sono straordinari portatori della malattia. Con 8 milioni di ragazzi a giro magari loro rimangono senza sintomi, ma intorno si ammalano in tanti. Non possiamo pensare che sopra di noi ci sia della gente divertita a farci i dispetti tramite il Coronavirus. In Michigan chi voleva riaprire è entrata alla Camera con le pistole, mentre la presidentessa democratica voleva tenere ancora chiuso: i problemi ci sono da tutte le parti. Io sto per rivedere mia figlia dopo quasi due mesi e mezzo che non ho potuto, lei ha lavorato via smart working per un'azienda americana. Non dobbiamo dimenticarci mai che siamo il secondo paese più povero ed indebitato d'Europa. Tanto è vero che non vogliamo neanche soldi in prestito, per non farci del male, vogliamo che l'Europa ci regali i soldi e ci meravigliamo se non lo vogliono fare".

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Mario Sconcerti, prima firma del giornalismo italiano, intervistato da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini © registrazione di TMW Radio