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L'esperto centrocampista Nico Pulzetti, che ha militato in ogni categoria professionistica e ora gioca nei dilettanti con il San Donà, è intervenuto in diretta a Stadio Aperto, trasmissione in onda su TMW Radio: "Sulla mia pagina Instagram ho pubblicato un pensiero sincero sulla situazione difficile dei tantissimi settori in Italia, tra cui il nostro. Anche nel calcio ci sono problematiche, perché non c'è idea certa di quando avverrà la ripartenza. Pure la Lega Pro ne risentirà molto, ma da quest'anno sono nei dilettanti, e so che è difficile. Qualche frase del mio intervento social è stata fraintesa, ma è un pensiero personale, non mi sono riferito a nessuno in particolare: è il mio modo vivere, non sono mai sceso compromessi e a volte ho risentito di questo. Dico sempre quello che penso, sono trasparente e dedico il 200% delle mie forze su quello che faccio e sulla maglia che indosso. Negli ultimi anni anche con la fascia da capitano al braccio. Molti addetti ai lavori tra i dilettanti mi hanno scritto in privato dicendomi che si rispecchiavano nella storia. Lo sfogo è stato per due messaggi arrivati il giorno prima, perché attorno al calcio orbita ancora troppo pessimismo, troppi pensieri sui privilegi e sui soldi che girano, ho voluto specificare davvero cosa c'è dietro questa attività".
Ha definito i magazzinieri e in generale lo staff la vera locomotiva. "Sì, parliamo di contributi, spese e rimborsi di trasporto, non degli stipendi faraonici di Serie A, sono cose totalmente diverse".
Quanto rischia il mondo dilettantistico? "Più in là si va con le date e più è deleterio per il futuro. Oggi fare attività fisica è fondamentale per gli adolescenti: ho un figlio di 10 anni che potesse sarebbe sempre fuori a farla, e sono fortunato. Oggi ho ritrovato una voglia di giocare, di uscire e di allenarsi che prima sembrava scontata. La miglior palestra è la strada, e oggi questa cosa viene a mancare: a scuola spesso educazione fisica viene a mancare, di allenamenti ne fanno solo due a settimane e non curano la coordinazione, la mobilità e tutti questi aspetti che ragazzi cresciuti negli anni '90 facevano sempre andando all'oratorio, al campetto, andando a giro in bicicletta. Ormai chiaramente ci sono più pericoli in giro, tante macchine, e anche i genitori sono più apprensivi di prima. La mancanza di palestra naturale va compensata con attività intelligenti nei centri sportivi. All'oratorio c'era istinto di sopravvivenza perché incontravi ragazzi più grandi, e questo ti fa crescere tantissimo".
Cosa si è perso nel calcio dei professionisti? "Posso raccontare la mia esperienza: ho visto l'evoluzione tra passato e presente. Quando ero ragazzo, aggregato alla prima squadra del Cesena, e l'anno dopo, che feci 3 presenze con Castori, quando andavo in ritiro ero timido e rispettoso dei più grandi, stavo nel mio e in silenzio, poi se c'era da dare una scarpata in campo è un'altra cosa, l'indole tenace è sempre stata mia una caratteristica. Ricordo che dopo le cene in ritiro si stava a fare chiacchiere, giocare a carte o guardare partite, se le trovavamo. L'evoluzione di social e telefoni ha portato molti giovani ad isolarsi. Ricordo anche all'Hellas, in rosa ero tra i più giovani, ma eravamo in tre o quattro. Oggi si trova una spaccatura enorme nelle squadre, con metà che sono under-23. Queste cose, ma anche gli stranieri, portano le varie fasce a fare gruppo a sé. Lasciamo fare poi i top club, che è un discorso a parte. Poi penso che i professionisti siano aziende che camminano, ognuno pensa a sé e a come fare meglio per guadagnare di più. I procuratori mi dicevano: quando scendi, smetti, ma io ho visto un mondo che mi piace. Ho avuto anche la fortuna di arrivare in una società che ha un progetto, in Eccellenza ci allenavamo quattro volte a settimana, non è uno stacco troppo grosso dal calcio di Serie D. Nei dilettanti c'è il gruppo, e poi la squadra, mentre tra i professionisti non ho mai creduto al concetto del gruppo, fuori dal campo non saremmo andati a mangiare una pizza assieme ad altri. Queste sono cose genuine, naturali, che fanno bene. Io poi in futuro vorrei fare l'allenatore, e questo anno mi serve molto per capire come pormi con i giocatori dilettanti, con i ragazzi e con gli addetti ai lavori".
