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Pres. Potenza: "Calcio figlio viziato, stagione finita. Ora professionismo a 60"
24 apr 2020 18:58Calcio
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© foto di Salvatore Colucci

Salvatore Caiata, presidente del Potenza, è intervenuto in diretta a Stadio Aperto, trasmissione in onda su TMW Radio, parlando delle difficoltà della ripartenza in Serie C: "Ho detto diverse volte in questi giorni che della grande famiglia dello sport, in questo momento il calcio sembra il figlio viziato. Mentre tutti gli altri sport, a livello mondiale anche, prendono coscienza che c'è una pandemia catastrofica e che ora lo sport non può essere un problema, il calcio no. Continua a voler essere autoreferenziale. Un segno lo ha dato la Lega Pro: mentre le altre rimandano il problema e non danno indicazioni, i presidenti della Lega Pro dicono che non vedono più le condizioni per giocare, tanto più in presenza di un protocollo complicato ed oneroso da attuare anche per la Serie A, della Serie C che già ha tutti i suoi problemi economici quotidiani non ne parliamo, è impossibile".

Può essere l'occasione per un ridimensionamento dei professionisti? "Sì, lo sostengo da lungo tempo. Siamo forse l'unica nazione europea con tutte queste squadre professionistiche e una legge, la Melandri, che spartisce i diritti tv in maniera totalmente iniqua, assegnando il 90% alla A, l'8 alla B e il 2 alla C, pur con tutti i costi del caso. Probabilmente il numero giusto è sessanta, sulla scia del resto d'Europa, poi come ripartirle lo deciderà la federazione".

Riprendere perciò, è impensabile. "Prendiamo atto che la stagione è finita, pensiamo alla prossima e dovremmo prenderci questo tempo per pensare a come riformare i campionati. Invece purtroppo perdiamo ancora tempo e diventa tutto estremamente complicato. L'idea di ricominciare a luglio e finire a dicembre... Già facciamo fatica a pagare questi stipendi attuali, stiamo litigando coi giocatori perché non abbiamo più risorse, e ne aggiungiamo altre? Mi sembra di perdere il lume della ragione. Sento che c'è la proroga: istintivamente i presidenti si chiedono, se i contratti sono prorogati chi li paga? Anziché dodici mesi ne devo pagare tredici? Se ci pensa la federazione, ben venga".

C'è collaborazione tra le varie leghe? "No. Come Consiglio di Lega Pro abbiamo espresso la volontà di non giocare, rimanendo disponibili e siamo stati attaccanti dalla B e dalla D, incomprensibile. Quando dico del figlio viziato, è dovuto a questo, alla disarmonia che c'è tra le leghe. In Europa ogni lega maggiore ha aiutato i campionati inferiori, in Italia non si ha notizia di un aiuto della Serie A alle leghe minori".

Si rischia l'estinzione di tanti club in C? "Certo, se non cambiano i regolamenti e non si riformano i campionati. La riduzione dei professionisti sarà come una selezione naturale".

La quarta promossa di C da dove dovrebbe arrivare? "Su questo, qualsiasi decisione adottata sarà iniqua. L'unica scelta corretta è l'estrazione. Ovviamente ponderata, che rispetti le posizioni di classifica, con maggiori possibilità statistiche per chi era più in alto. La proposta del consiglio era sensata: giochiamo il tabellone play-off ad estrazione. Questo meccanismo è stato banalizzato a un'estrazione dai bussolotti, ma non era così. Chiaro che non è lo stesso del campo, ma nessuna soluzione può esserlo se non si riesce a giocare. Anche su un'eventuale migliore seconda ci sarebbero discussioni... E poi chi doveva fare i playoff fa ricorso, perché ha giocato una stagione per nulla. L'unico scenario per evitare i ricorsi credo sia l'estrazione, perché per parteciparvi si chiedeva di firmare la rinuncia ad eventuali azioni. Altrimenti non partecipi".

Per un club di C, quanto incide una ripartenza senza botteghino? "Tantissimo. Non è solo questo, ma anche perché l'anno prossimo non avremo biglietteria, sponsor e le tasche dei presidenti, che saranno impegnate a sopperire alle mancanze nelle rispettive aziende. Mancheranno queste tre voci, quelle principali di ricavo. Se non si riforma, la Serie C è destinata a morire".

Crede che si arriverà a tutto questo? "Sono pessimista. Continuo a vedere come si sappia guardare solamente in casa propria, e arrivare così a una riforma super partes è difficile. Tra le proposte per la quarta promozione erano state suggerite anche le final eight, e io pur avendoci partecipato, con un certo vantaggio, ho detto di no, non fa bene al calcio. Sia per il fatto dei ricorsi che perché non riuscirei a chiedere ai miei calciatori di tornare ad allenarsi senza la sicurezza".

TMW Radio Regia
Salvatore Caiata, presidente del Potenza, ai microfoni di Francesco Benvenuti © registrazione di TMW Radio