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Attilio Tesser, allenatore del Pordenone, si è collegato in diretta a TMW Radio, intervenendo in diretta nel corso della trasmissione Stadio Aperto, condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini. La sua riflessione comincia dalle scuole di allenatori italiani e tedeschi: "Abbiamo allenatori anche più importanti di quelli tedeschi: gli italiani in giro per il mondo, da sempre, hanno dimostrato un po' di più".
Ripercorrendo la stagione vostra, rimane amaro in bocca? "Sono due stagioni separate, quasi. Prima abbiamo fatto un grandissimo campionato, essendo il primo anno di Serie B, arrivando quarti. Un risultato forse anche inaspettato... Il rammarico c'è, ed è nei 180' delle due gare col Frosinone in cui secondo me abbiamo fatto molto meglio, pur sbagliando quei 20' iniziali e pagandoli contro una squadra esperta come loro, che ne ha saputo approfittare".
Come è arrivato il rinnovo? Se l'aspettava? "Nessun fulmine a ciel sereno, lo scorso anno ho già allungato il contratto e sarei stato comunque il tecnico. Bisognava capire se, parlando da tutti i fronti, era finito un ciclo, o ci fosse stato il margine per fare bene. Abbiamo ritenuto che questo ci fosse, così da ripartire con entusiasmo in questa strada comune. Una semplicità disarmante, ma è così. Come in un matrimonio, è stato condiviso tra due".
Come si è evoluto negli anni il campionato di Serie B? "Io ho avuto la fortuna di allenare la Triestina nell'anno che c'erano Fiorentina, Torino, Genoa, Cagliari... Un torneo difficile. Ho notato due situazioni: le squadre credono maggiormente nei giovani, e questo noi a Trieste lo facevamo già; e tanti giocatori che accettano di scendere dalla Serie A perché vedono società di livello pure in B, che lavorano su centri sportivi e strutture dando credibilità al campionato".
Sapete già dove giocherete l'anno prossimo? "Eravamo praticamente sempre in trasferta, seppur in due campi meravigliosi come Udine e Trieste. Dai 1800-2000 che facevamo in Lega Pro, siamo andati a raddoppiare. Sembra che si vada a giocare a Lignano Sabbiadoro, nel prossimo campionato".
Questo Pordenone ricorda il suo Novara? "Sì, ci sono cose in comune, peccato che l'epilogo non sia stato lo stesso: eravamo due realtà neo-promosse, non favorite, e ci siamo piazzati bene. L'unità e la fame di questi ragazzi, senza nessuna primadonna, è un altro parallelismo, assieme al gioco in verticale che cerchiamo di dare".
Lo Spezia può farcela a salire? "I primi minuti di atteggiamento e concentrazione sono molto importanti, e questo è un segnale. Al Frosinone manca Dionisi, squalificato, ma ne hanno di altri in grado di poter cambiare l'indirizzo di una gara. Per me comunque lo Spezia è favorito perché è arrivato terzo, dando tanta continuità alla sua stagione. Il Frosinone, invece, si è preso i playoff negli ultimi cinque minuti. A La Spezia ci sono giovani interessanti, ma anche tanti giocatori esperti e uno spessore importante. Contando poi che negli ultimi cinque anni hanno fatto quattro volte i playoff...".
Inimmaginabile la retrocessione del Perugia, così come il playout del Perugia? "La Serie B è sempre lottata, e si arriva sempre all'ultimo turno, come stavolta, che ci sia qualcosa da giocarsi. Poi, sì, è stato inimmaginabile sia per Pescara che per Perugia, soprattutto questi ultimi: partivano per giocarsi i playoff, non i playout. Iemmello è stato addirittura capocannoniere, ma questo è il campionato che ha visto alcune grandi realtà, vedi anche la Cremonese, trovarsi là fino all'ultima giornata".
Che pensa della scelta della Juventus con Pirlo? "La gavetta è utile e importante, però Pirlo non è il primo che capita. Altri hanno provato a partire subito con big, e penso al Milan con i vari Seedorf, Brocchi e Inzaghi, o Mancini. Si può pensare che Pirlo potrà avere le qualità giuste, l'esperienza da allenatore l'ha vissuta negli spogliatoi di tutti i tipi e categorie".
Nella stagione 2020/21 riprenderete tutti dallo stesso punto, secondo lei? "La differenza la può fare la preparazione fisica, e vale sia per la Serie A che la B che la C. In molti sono fermi da tempo, c'è chi poi ha già iniziato ad allenarsi e altri che fino a dieci giorni fa, o addirittura oggi, giocavano ancora".
Il mercato avrà tempistiche stringenti. "Abbiamo finito 4-5 giorni fa, il giorno dopo poi abbiamo valutato e definito varie situazioni. Ora incontrerò ds e presidente per buttare giù un programma di nomi. Da venerdì o sabato inizieremo ad entrare in dettagli tecnici ed operativi. Mi fido di Matteo Lovisa, ho massima fiducia in quanto ha visto e in quello che la società vorrà fare".
Pobega secondo lei è pronto per il Milan? "Il ragazzo è veramente molto interessante, e al di là delle motivazioni ha delle qualità. Un ragazzo posato, che ha voglia di arrivare, non presunzione: ogni allenamento va al 100% come se fosse sempre in partita. Anzi, a volte dovevo rallentarlo io... Anche fisicamente e tecnicamente è ben dotato, per me può avere la sua prospettiva. Al Milan può giocare, l'importante è che non pensino arrivi un campione ma un ragazzo che deve crescere. Penso a Castrovilli, che dopo due anni a Cremona con me ha trovato Montella che gli ha dato fiducia nella Fiorentina. Lui può avere le stesse possibilità di fare bene in Serie A: da quello che mi risulta, tornerà sicuramente al Milan e valuterà il percorso dopo il ritiro. Pioli è molto bravo, sono contento che sia rimasto lì e saprà vedere subito le sue caratteristiche, se è già adatto per il Milan o se dovrà ancora farsi le ossa".
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