Pasculli ricorda Maradona: "Dall'Argentinos nel '79 al Mondiale in stanza con lui"

30 nov 2020 19:05Calcio

L'ex attaccante Pedro Pablo Pasculli, argentino, ricorda così Diego Armando Maradona ai microfoni di Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini: "Ancora il dolore è forte, un personaggio così importante non si potrà mai dimenticare, Diego era il calcio, e nel giorno in cui è venuto a mancare, con lui, è morto anche il calcio".

Com'è vissuta la cosa in Argentina? "Diego vivrà sempre con noi argentini... Abbiamo avuto tanti calciatori fortissimi, ma Diego è il massimo. Ancora lo stiamo piangendo, e penso anche a Napoli dove Diego era più o meno come San Gennaro, lo adoravano. In Argentina ci sono carovane di macchine, persone e personaggi che vanno a trovarlo al cimitero o a Villa Fiorita a rendere omaggio alla sua immagine".

Lei il gol all'Inghilterra l'ha visto coi suoi occhi... "Sì, ero in panchina. Palla al piede per settanta metri, e quando l'abbiamo visto partire, conoscendolo, sapevamo che non l'avrebbe passata e che avrebbe provato ad arrivare in porta. Con la sua forza fisica ha scartato inglesi come birilli, già correre 20-30 metri con la palla al piede è difficoltoso... Non aveva la palla incollata al piede, la teneva più avanti per schivare i calci degli inglesi, poi quando ha dribblato il portiere e ha messo dentro siamo scattati in campo e l'Azteca è venuto giù. Una cosa stupenda".

Ci racconta della chat di Whatsapp di voi campioni dell'86 e di Maradona che si tolse? "Noi ancora ce l'abbiamo questo gruppo, ci sentiamo e ci raccontiamo le cose, mandiamo foto... Diego un tempo c'era ed aveva piacere a scherzare e ricordare gli aneddoti del Mondiale, del ritiro, a dirci le cose che rimanevano tra noi. Con noi era felice, io lo ricordo sempre col sorriso sulle labbra, anche quando eravamo tutti e due giovanissimo all'Argentinos Juniors... La genialità che aveva, anche in allenamento: gli bastava un pallone tra i piedi, era il suo divertimento. Gli ho voluto bene come un amico e glielo vorrò sempre".

La sua bontà d'animo l'ha fatto circondare delle persone sbagliate? "Può darsi, poi non vorrei intromettermi sulle sue questioni personali o la vita spericolata che ha fatto. Lo rispetto, era felice, ed era veramente un buono. L'hanno usato troppo proprio per questo, in Argentina e in Italia si sono approfittati della sua bontà. Per il resto ognuno di noi sceglie cosa fare della sua vita, lui era felice del Napoli e di giocare lì. Altro che commenti che ho letto sul fatto che da altre parti avrebbe vissuto di più... Alcune persone magari poteva evitare di conoscerle, ma voglio rispettare la sua vita, lasciamolo stare perché era contento di vivere in quel modo. Come ha fatto divertire noi sul campo da gioco, lui ha fatto per sé".

Ci racconta della prima volta che l'ha conosciuto? "Ero nel Colon, nel '79 sfidammo l'Argentinos Juniors e l'anno dopo mi comprarono. Si sentiva dire che Maradona aveva comprato Pasculli... Mi vennero a prendere, andai al campo e Diego non c'era. Avevo 20 anni, ero giovanissimo, poi ecco che arrivava lui: quando mi ha visto si è subito presentato e mi ha dato il benvenuto, il campione era venuto a salutarmi e ad accogliermi nella nuova squadra. Una cosa che mi ha riempito di gioia, e che dimostra che campione fosse non solo dentro al campo. Al Mondiale dividevo la stanza con lui, e quando ho segnato con l'Uruguay era contentissimo, anche perché era una partita difficilissima e forse la miglior partita che ha giocato Diego, al di là dei gol con Belgio e Inghilterra. L'arbitro Agnolin gli ha annullato un gol regolare, che gli avrebbe fatto raggiungere Lineker nella classifica del Mondiale. Nelle prove per la partita dopo vedevo che comunque Bilardo non mi voleva far giocare, ed ero un po' giù: venne a consolarmi e dire di tornare a lottare. Alla fine comunque avevamo vinto, quindi la scelta di Bilardo era giusto. Diego era capitano in tutti i sensi".

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