Papadopulo: "Questa non è una Lazietta. I 9 giorni a Torino vendetta di Cairo"

24 feb 2021 19:10Calcio

L'allenatore Giuseppe Papadopulo è intervenuto in diretta a TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto con Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini, parlando inizialmente della Lazio: "Ai miei tempi ci voleva un ottimismo molto marcato, era una Lazietta che cercava di risorgere. Questi traguardi potevamo solamente sognarli, ma negli anni la Lazio è migliorata, tra strutture e squadra: oggi si raccolgono i frutti del lavoro. Sì, è un punto d'arrivo ora, ma che non dovrà dare solo certezze sulla partecipazione bensì anche sul raggiungimento degli obiettivi".

Lei è legato ad un piacevole ricordo nel derby... "Ogni anno in quel periodo infatti le radio mi chiamano sempre! Fa piacere ricordarlo, in quel momento si cercava di pensare solo quanti gol avremmo subito dalla Roma e invece la Lazio annaspava in basso. Riuscimmo a fare una grande partita e vincere 3-1. Tre giorni dopo bissammo a Firenze e con quei sei punti venimmo fuori da una zona complicata".

Come giudica Lotito? "All'inizio non avevo una buona impressione di lui, poi però ho conosciuto una persona di valore. Tuttora ho un buon rapporto con lui, e credo che non gli siano stati riconosciuti i meriti dovuti".

Quanto è colpa della Lazio ieri sera? "Purtroppo non si è vista la solita Lazio. Ogni partita è storia a sé, e con il primo gol regalato è stata dichiarata la differenza tra le due squadre: di fronte c'erano una serata no, ed una sì".

Come lo vive il Siena in D? "Non ho belle sensazioni, so benissimo che non vivono un bel momento ed è un gran dispiacere perché una bella città come Siena dovrebbe essere annoverata in categorie senz'altro più gratificanti. Quei tre anni per me sono stati indelebili, mi sono trovato molto bene anche con le persone oltre che a livello sportivo".

Di Palermo che ricordi ha? "Quell'anno avevamo quattro Nazionali, andammo molto bene. Certo, la squadra era stata privata di una punta come Toni: con uno come lui avremmo potuto parlare di meglio del quinto posto, già ottimo".

L'ottavo di Coppa UEFA con lo Schalke che ricordo è? "Eravamo consapevoli di affrontare una squadra veramente forte, ma speravamo di potercela fare. L'errore di gioventù di un portiere (Andujar, ndr) che voleva esserci non mi disse di avere un problema alla schiena, e infatti prendemmo un gol su un cross da destra nel quale non staccò nemmeno... Poi l'espulsione di Corini, e dovemmo abbandonare".

La macchia forse l'esperienza al Torino. "Rimasi lì nove giorni. Nemmeno avevo memorizzato i nomi dei giocatori che fui già esonerato, ma quella è una storia molto lunga... Secondo me ho subito una vendetta da parte di Cairo, perché due anni prima allenando il Bologna andai a decretare la retrocessione del Torino. Non fui nemmeno chiamato dal presidente ma dal direttore sportivo Petrachi. Appena firmato mi pentii amaramente rendendomi conto di aver commesso un grosso errore, non dovevo cadere in quel tranello... Alla fine probabilmente avremmo comunque vinto il campionato (di Serie B, ndr) ma lessi nel comportamento di Cairo la voglia di vendicarsi".

Di Osvaldo che ricordo ha? "Io a Lecce l'ho trovato con grandi capacità ma ancora acerbo a livello di comportamento da professionista. Ha avuto difficoltà a dimostrare del tutto il suo valore: le sue grandi capacità sono state purtroppo inespresse, con quel carattere non riusciva a coniugare calcio e vita privata".

Liverani che allenatore è secondo lei? "Anche quando giocava lo era, generosamente suggeriva ai compagni. Da leader. Ha fatto un errore di valutazione nel dire sì al Parma: sarebbe dovuto rimanere a Lecce. A Parma sono venute a mancare quelle certezze che avrebbe potuto avere di là, ma mi sta ricordando Juric per tappe nel curriculum. Ci rivedo le esperienze di Crotone e Genova. Guardate De Zerbi, sarebbe potuto andare via ma è rimasto al Sassuolo, un'ottima scelta".

Un ricordo di Paolo Rossi? "Inutile che vi dica quanto fosse una persona splendida, riconosciuta da tutti. C'è una foto con me e lui che porterò sempre con me, ne vado molto orgoglioso".


Giuseppe Papadopulo ai microfoni di Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini © registrazione di TMW Radio

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