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L'allenatore Giuseppe Pancaro, reduce dall'esperienza con la Pistoiese, si è collegato in diretta con TMW Radio, intervenendo nel corso della trasmissione Stadio Aperto, ai microfoni di Francesco Benvenuti e Dimitri Conti. La sua riflessione comincia dal tirare le somme dell'avventura a Pistoia: "Il bilancio è più che positivo, partivamo con un progetto nuovo e una squadra rifondata, c'erano tanti giovani bravi da valorizzare. Dopo un periodo fisiologico di conoscenza la squadra era in continua crescita, peccato che per cause di forza maggiore il rapporto si sia dovuto interrompere, rimaneva da completare il lavoro".
Qualche rimpianto per non aver potuto inseguire i playoff fino in fondo o buono aver evitato i playout? "L'obiettivo iniziale era quello di evitare i playout, ma dal primo giorno abbiamo lavorato con l'idea di poter centrare i playoff, pur seguendo le direttive societarie. Una delle cose più bella è stata giocare con cinque under, e tanti di questi avranno un futuro roseo. Anche nei playoff avremmo potuto toglierci delle soddisfazioni".
Cosa c'è nel suo futuro? "Il momento è di attesa, qualche telefonata di conoscenza l'ho ricevuta ma sto ancora aspettando di trovare l'occasione giusta". Il campionato è finito ieri sera? "Penso di sì. Ci sono state più occasioni per poterlo riaprire, ma le inseguitrici non sono state in grado di sfruttarle, un po' per demeriti e un po' per sfortuna. Oggi c'è l'Atalanta che è una delle realtà più belle del nostro calcio, una società-modello, che ha subito all'ultimo il pari da rigore: vincendo avrebbero potuto cullare il sogno Scudetto".
Gli infortuni hanno tolto tanto a Inzaghi? "Sì. La Lazio vista nel pre-Covid forse giocava il miglior calcio in Italia e dava la sensazione di poter vincere lo Scudetto. Purtroppo poi quella che è ripartita è un'altra squadra: difficile se non sei dentro quali possano essere state le cause, sicuramente i tanti infortuni hanno avuto un peso. Rimane però negli occhi, e non bisogna dimenticarlo, quanto di buono ha fatto la Lazio prima dell'interruzione".
Se l'aspettava un'ascesa tale del suo ex compagno Simone Inzaghi? "Difficile da dire, sicuramente sta facendo cose straordinarie, un percorso da predestinato. Pochi allenatori alla sua età riescono a fare quanto ha fatto lui, bisogna solamente fargli i complimenti".
A chi vanno i meriti del Milan post-lockdown? "Li dividerei tra tutti. Partirei dalla società e da Maldini, che merita di vedersi riconosciuti i meriti. Poi c'è stato Ibrahimovic che ha cambiato l'aspetto della squadra, e do meriti pure a Pioli, che in Italia è tra i più bravi oggi: si è sempre aggiornato e vedere giocare il Milan è un piacere".
Della sua sostituzione con Rangnick che dire? "Sarebbe un peccato interrompere un ciclo così positivo di partite. Vorrebbe dire ripartire nuovamente da zero, e per dare continuità non lascerei andar via Pioli a cuor leggero, ma continuerei anzi con questo progetto, con Maldini a capo, aggiungendo giocatori funzionali in un organico che l'allenatore conosce già bene. Così il Milan ripartirebbe da un buon punto".
Il suo vecchio presidente Berlusconi è a Monza con Galliani. La piazza può sognare davvero in grandissimo? "Per Monza città e squadra avere a capo della società quei due sia una grande fortuna e una garanzia di ambizione. Non hanno mai partecipato per farlo, ma per vincere: questo Monza lo ha confermato, e sono convinto che lo farà anche l'anno prossimo. Parliamo di una proprietà molto forte e competente".
La permanenza di Donnarumma è necessaria per riavere un grande Milan? "Non possono prescindere dal provare a trattenerlo in tutti i modi, parliamo del presente e del futuro, almeno i prossimi 15 anni, del calcio italiano. Chi ha la fortuna di averlo trovato in casa ed è riuscito a crescerlo, deve provare a tenerlo. Con lui e gli altri giocatori bravi c'è da costruire la base solida del prossimo anno".
Che succede al Torino? "L'annata è stata complicata. Quando cambi allenatore vuol dire che qualcosa all'interno si è rotto, ed effettivamente la classifica di oggi non rispecchia il valore della squadra. Quando entri in certe annate però è importante raggiungere l'obiettivo minimo per evitare brutti scherzi. Non credo avranno problemi in questo senso, e c'è una base per fare un campionato diverso l'anno prossimo, non da salvezza".
Con Longo in panchina? "Lui è giovane e ha un'occasione da giocarsi per la carriera. Farà di tutto per meritarsi la conferma".
Lecito attendersi qualcosa di più dal Cagliari? "Sono d'accordo, la sensazione è che non abbiano retto la pressione di un inizio così positivo, e secondo me anche meritato. Il Cagliari ha un organico di tutto rispetto, poi però quando si rompe qualcosa e cambi allenatore diventa sempre difficile ripartire ed ottenere dei risultati migliori. Complicato".
Come lo ricorda Allegri da compagno di squadra? "Era sicuramente uno molto gioviale, simpatico. Da livornese aveva sempre la battuta pronta, ed è un po' quello che tutti conoscono. La sua bravura è sempre stata quella di essere se stesso, anche da grande allenatore che ha ottenuto risultati straordinaria. Una persona piacevole per passarci del tempo".
Come giudicare la stagione della Fiorentina? "A Firenze sono stato solo un anno ma è stato molto positivo, conosco bene la grande passione che hanno i tifosi viola verso la Fiorentina. Il fatto che Commisso abbia riacceso l'entusiasmo di una tifoseria e di una città intera è il punto dal quale ripartire l'anno prossimo per far sì che anche la Fiorentina non sia a lottare per la salvezza ma per posizioni di classifica che le competono di più".
