Onofri: "Pioli e Iachini, conferme meritate. Al Toro serviva qualcosa più di Longo"

30 lug 2020 19:40Calcio

L'ex genoano Claudio Onofri, commentatore televisivo, parla così del momento complicato del Genoa a TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto, ai microfoni di Francesco Benvenuti: "Può accadere, dispiace per i tifosi e per la squadra stessa che aveva iniziato con un buon piglio nel primo quarto d'ora, poi però è venuto a galla qualcosa che non andava in difesa, e di conseguenza sono state messe in evidenza qualità che il Sassuolo ha dimostrato anche contro altre squadre. Bisogna fare ammenda, la prossima sarà decisiva. Col Sassuolo mi aspettavo di più, viste alcune prestazioni come contro l'Inter, un 3-0 non troppo vero. Il 5-0 di ieri invece lo è, nella differenza di valori. Non credo sia un problema fisico, sottolineo sempre prima di tutto l'aspetto tattico e poi di conseguenza anche quello mentale. C'è stata questa combinazione che Nicola non ha saputo correggere in corsa: se giochi in quella maniera, il Sassuolo ne fa cinque a tutti quanti. Si vede la mano dell'allenatore ma anche di chi fa lo scouting, chi prende i vari Boga e Haraslin, senza parlare di un certo Berardi che per me è sempre stato idolo incontrastato, e credo dovesse fare una carriera diversa. Non so perché non sia successo, anche se 80 gol in Serie A non sono pochi".

Il Genoa è da tanti anni che rischia di retrocedere. Dov'è il problema? "Nella mancanza di una strategia che in passato Preziosi aveva consolidato. Magari non piaceva tantissimo ai tifosi, ma quel mercato in cui prendeva giocatori che non costavano tanto, valorizzandoli attraverso l'operato dell'allenatore e poi li rivendeva: ultimamente, però, si è esagerato in questo senso, con sette-otto cambi a stagione che hanno inficiato anche sul lavoro degli allenatori, messi in croce. E invece, se ci credi, devi dargli tempo. Faccio due nomi, Gasperini cui è stata pagata la buonuscita per mandarlo all'Atalanta e questo è tragicomico, e poi Juric. Avrà fatto anche i suoi errori ma non puoi prenderlo, cacciarlo e riprenderlo e ricacciarlo ogni tre-quattro partite. Due che conoscono bene il calcio sono Pozzo e Preziosi, eppure l'Udinese ha cambiato undici allenatori negli ultimi 6 anni, e il Genoa otto. Significa una programmazione che traballa al minimo alito di vento. Secondo me l'Udinese varrebbe di più in quanto a caratteristiche tecniche, ma cambiando continuamente è complicato, il direttore d'orchestra è fondamentale in qualsiasi gioco di squadra. Se lo cambi hai sbagliato o all'inizio, o durante il percorso. Al Genoa magari vendevi Milito e Palacio, facendo incavolare i tifosi, ma li sostituivi con altri meno conosciuti, valorizzati da uno come Gasperini, che valeva la presenza allo stadio".

Pensare che la squadra si aggrappi al quarantenne Pandev fa quasi impressione. "C'è un errore che ha fatto saltare tutto il meccanismo. Sanabria, Pinamonti e Favilli hanno un'età giovane e un passato che non lascia troppe sicurezze, e serviva invece un centravanti più "sicuro", così da poter far crescere i tre ragazzotti. Così invece sono stati soggetti a tensioni nel momento in cui non riuscivano a fare gol, ed è normale che se sei giovane una cosa del genere la accusi alla grande. A gennaio c'erano stati innesti come Perin, Soumahoro e Behrami, poi un pizzico di sfortuna con la pausa della pandemia, perché la squadra andava bene".

Cos'è successo al Torino? "Difficile capire cosa sia successo nel percorso, alla fine la squadra era quella che l'anno prima aveva centrato l'Europa League. C'è stato poi il cambio di allenatore, ma forse serviva qualcosa di più forte di Longo per dare sostanza a una squadra che si è ritrovata impelagata nella lotta per non retrocedere. Non c'è neanche l'alibi della mancanza dei gol, visto che c'è Belotti. So che c'è contestazione verso Cairo, ma non c'è niente da fare, è come per il Genoa: la storia immensa non è ricalcata nelle orme del presente. Giocare con quelle maglie non è facile, ma chi non è in grado lo si deve capire in fretta".

 La convincono le conferme di Pioli al Milan e Iachini alla Fiorentina, o crede siano troppo influenzate dal post-lockdown? "Bella domanda, ma si deve andare al di là dei risultati stessi. All'interno delle due società devono aver intravisto qualcosa di importante nella conduzione al di là dei risultati ottenuti. Rangnick avrebbe voluto intraprendere una strada molto difficoltosa per l'Italia: qui già si fa fatica solo ad allenare, fare anche gli altri ruoli diventa problematico. I due se lo sono meritato il fatto di essere confermati, Pioli ha fatto ricrescere una squadra costruita non costruita per scavalcare le prime quattro. Era più debole dell'Inter, del Napoli stesso ma anche della Lazio".


Claudio Onofri intervistato da Francesco Benvenuti © registrazione di TMW Radio

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