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Nicola Riva: "Ecco il mio viaggio nella comprensione del mito (e del papà) Gigi Riva"
30 gen 2026 18:45Calcio
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© foto di Alberto Fornasari

L'Italia ha una tradizione di bomber incredibile. Ma ancora oggi ce n'è uno che rimane un vero mito assoluto, sia per le vecchie che per le nuove generazioni: Gigi Riva. Classe '44, dopo gli inizi nelle file del Legnano ha legato il resto della carriera agonistica al Cagliari, squadra di cui è divenuto un'autentica icona, vincendo con quella maglia anche uno storico Scudetto. Ancora oggi detiene il record di marcature con 208 reti, ma è solo uno dei primati di Rombo di Tuono: infatti è ancora il miglior marcatore con 35 gol segnati in 42 presenze della Nazionale azzurra, con cui è arrivato secondo al Mondiale di Messico '70, mentre ha vinto l'Europeo del 1968. Nel 1999 la rivista specializzata World Soccer lo ha collocato al 72º posto nella classifica dei migliori calciatori del XX secolo, mentre nel 2011 è stato inserito nella Hall of Fame del calcio italiano tra i Veterani.

A parlarne a Storie di Calcio, trasmissione di TMW Radio, è stato il figlio Nicola Riva: "Sono passati due anni dalla sua scomparsa e sono volati. In Sardegna è come se fosse ancora vivo, è presente sempre in tante cose. Si stanno inaugurando piazze, vie, murales, l'amore per mio padre non svanisce, è sempre vivo. In ogni partita allo stadio, all'11° minuto, i tifosi gli regalano un coro. Non credo ci sia un attestato d'affetto più forte per un calciatore in giro per il mondo. Spero di aver imparato da lui, cerco di vivere il calcio in maniera pulita, onesta, con una forte identità. Mi ha insegnato che quando si ama qualcosa, lo si fa in modo assoluto, senza mezze misure. Mio padre non sopportava le bugie, la falsità, quindi andare avanti con quei valori ti porta ad essere sempre onesto con te stesso e in pace. Il mondo del calcio è sempre difficile da vivere rimanendo se stessi, ma mio padre mi ha dato l'esempio di come si va avanti così in questo mondo". 

Poi ha ricordato il padre Gigi Riva: "E' sempre stato uno molto impegnato, la figura di papà a volte si confondeva con quella di Gigi Riva anche per me, perché erano pochi i momenti che potevo viverlo come padre. Non l'ho visto calciatore, perché quando ha smesso sono nato io. Ne ho sempre sentito parlare e averlo in casa è un qualcosa che ho dovuto metabolizzare. Ho ricordi di lui che giocava a pallone con me sotto casa o in cameretta. Gigi Riva è sempre stato un po' di tutti, non lo sentivo solo mio. Ho capito con il tempo che era una condivisione con gli altri. Era di poche parole, ma quelle poche che diceva erano sempre centrate e ti lasciavano qualcosa. Non era semplice vivere con il paragone di Gigi Riva. Non ha voluto mai portare noi figli nel mondo calcio con lui, per toglierci da dosso un po' di riflettori, e anche perché il mondo del calcio forse non gli piaceva del tutto".

E poi ha parlato di qualche aneddoto: "Avevamo una casa al mare lontana da Cagliari, lì stava tranquillo. Nel retro fece un campetto in erba sintetica ed era bellissimo, perché spesso giocavamo con lui noi figli, e anche i nostri amici. Lì era sempre più sereno, perché non aveva impegni o pensieri di lavoro. Per lui non è mai stato semplice fare le piccole cose. In Sardegna lo hanno sempre rispettato, ma era normale provare a scambiarci qualche parola. Sapevamo che non era semplice". Una presenza fondamentale è stata quella della madre: "Per noi figli è stata tantissimo, perché la quotidianità l'abbiamo vissuta con lei. Ma è stata una figura importantissima per papà. Ha vissuto tutto di papà, anche il momento della depressione, e si sono ritrovati negli ultimi anni, vivendo la famiglia con i nipoti. E' stata la donna che lo ha influenzato anche nelle scelte di vita. Quando papà sposa lei, sposa la Sardegna e tutto quanto. Il mio è stato un viaggio nella comprensione di Gigi Riva. Per poterlo capire fino in fondo ho dovuto creare una mia identità fuori dal contesto calcio. Negli ultimi 7-8 anni mio padre si era ritirato dalla vita pubblica, mi sono ritrovato a rappresentarlo in certi eventi, che i sardi continuavano a organizzare. E lì, piano piano, mi sono reso conto che l'amore per Gigi Riva non è solo dei sardi ma di tanti appassionati di calcio. Una scelta di vita la Serdegna apprezzata da tutti, ed è incredibile. Quando se n'è andato ero più pronto nel capire la sua figura. Oggi vorrei ancora confrontarmi con lui, ma credo di aver fatto mio il suo punto di vista e questo mi aiuta nel mio quotidiano. Non smetto mai di accrescere la mia conoscenza che l'amore per lui non se n'è andato ed è ancora forte".ù

E ha concluso dicendo: "I suoi compagni dello Scudetto, specialmente quelli che vivono qui, li vedevo come parenti. Per papà erano come famigliari. Quando sto con loro, è come stare con un parente. Cagliari e Nazionale poi sono di famiglia. C'è anche Claudio Ranieri, con cui ho un rapporto speciale, che ha portato avanti la passione per il Cagliari. Ranieri è stata una bella storia, quando è arrivato era una situazione complicata ma era l'unico che poteva riportare la passione che serviva. Mio padre con il presidente Giulini hanno deciso di puntare su di lui, e tornando ha davvero riportato entusiasmo. Credo che sia uno di quelli che i sardi ricordano più di tutti insieme a papà. Poi papà aveva tanti altri che stimava molto, come Maldini, Buffon, rimasto legatissimo a lui, ma ce ne sono tanti. Loro hanno vissuto mio padre come un secondo padre. E sono cose che rimangono". 

Daniele Petroselli
Storie di Calcio - Francesco Tringali racconta la storia di Gigi Riva con il figlio Nicola © registrazione di TMW Radio