Nava: "Dal Kosovo pensavo all'Italia. Qui zero problemi sugli orari delle partite"

03 giu 2020 19:35Calcio

Il portiere italiano Giacomo Nava, attualmente in forza al Llapi in Kosovo, si è collegato in diretta nel corso di Stadio Aperto, trasmissione condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini su TMW Radio: "Son sincero, sono stati mesi duri. Ero l'unico straniero, per tornare a casa avrei dovuto prendere un volo... Sono mesi che non vedo la mia famiglia, ma quando hai un obiettivo, e non mi piace lasciare le cose a metà, trovi la forza di andare avanti. Con un po' di fortuna dopodomani iniziamo il campionato. Affrontiamo una squadra che in classifica non è messa benissimo, anche se ora la federcalcio kosovara ha deciso di sospendere le retrocessioni, perché la seconda serie non riparte".

Quando dovrebbe finire il campionato? "Intorno al 20 luglio, se non cambia nulla. A noi rimangono ancora dodici partite da giocare".

Com'è il protocollo da voi? "Un protocollo c'è, ma viene rispettato parzialmente. Per allenarsi dovremmo usare tutti guanti e mascherine, nelle partite non ci si può avvicinare troppo all'arbitro. Un conto però è il dire, un altro il fare. Nello spogliatoio sei in trenta, tutti insieme... Abbiamo fatto un test ma è stata più che altro una formalità, fatta dopo che avevamo già iniziato ad allenarci. Nel caso che qualcuno presenti i sintomi, viene isolato. Solo lui. Si gioca a porte chiuse ma su qualche giornale leggo che stanno discutendo, perché in Montenegro hanno intenzione di giocare con gli stadi aperti. I casi sono stati pochi, circa 1000".

Mai pensato a tornare in Italia? "La curiosità è che dovresti avere un permesso speciale di lavoro per stare in Kosovo, e io mi sono dimenticato di compilarlo. Un giorno mi ha scritto una persona della Farnesina, perché loro organizzano viaggi di rientro e tengono aggiornati gli italiani all'estero via mail. Per qualche momento ci ho pensato ma poi... Io son venuto qua con voglia di fare, e al di là della società che non mi aveva dato il permesso, son rimasto. Poi, certo, con gli smartphone la tentazione aumenta, ma è anche questione di quanta voglia hai di soffrire per il tuo obiettivo".

Ha un obiettivo personale per il futuro? "Intanto penserei al medio termine, perché sul breve siamo alla terza preparazione di fila. Ora penso a lavorare, poi vedremo con l'agente cosa ci si prospetta. Per iniziare un certo tipo di carriera, intanto devo fare molto bene nelle partite che vengono".

Qual è la sfida che più la preoccupa della ripresa? "Le porte chiuse. Sono la difficoltà maggiore, non è facile dopo tanto tempo in cui ci sono stati tantissimi dubbi e sei rimasto a metà della via per molto. Qua abbiamo un buon pubblico, in casa ci divertiamo. Se vogliono fare rumore, lo fanno quanto gli pare: non ci sono le restrizioni italiane, ed è bello. Ti danno quella tensione positiva che poi ti porta a fare belle cose. Riprendere senza pubblico dà quasi l'impressione di essere in un'amichevole. Io sono uno che fa meglio nelle partite in cui c'è casino, quelle belle da giocare".

Il Rimini, sua ultima squadra italiana, potrebbe retrocedere in D. Che ne pensa? "Spero non succeda, al di là del mio percorso quella è una grandissima piazza, un bel popolo. Col mercato aveva messo su una grande squadra, dimostrando di avere grandi risorse economiche. Auguro a Rimini, ai tifosi e al presidente Grassi un po' di fortuna perché non se lo meriterebbero. Al di là dei risultati a gennaio hanno fatto un grandissimo lavoro, e spero che rimangano in una categoria che a breve anzi secondo me potrebbe rimanere stretta".

In Italia si è discusso sugli orari delle partite. In Kosovo com'è andata? "La prima la giochiamo alle 16. Qua, come mentalità, non esiste un problema su questo. Il tempo è variabile, molto: questo periodo fa mezz'ora di sole e mezz'ora di pioggia, cambia sempre la situazione. Una volta siamo andati a giocare sotto una nevicata, la partita è stata rinviata al giorno dopo e nessuno ha detto niente. Anche per come è fatto il calendario: nella seconda parte le prime dieci si sfidano, mentre all'inizio le fanno incrociare con le seconde dieci".

C'è affetto dal popolo kosovaro per la Serie A. "Tifano tutti Inter, Milan e Juve... L'altro giorno, divertentissimo, ho incontrato un tifoso napoletano. E in Kosovo non te l'aspetti proprio (ride, ndr). C'è una grande conoscenza del campionato italiano, una passione unica".

Un portiere come si allena in casa? "Un disastro. Io sto in un appartamento di dieci piani a Prishtina, un casino... Ho fatto dei lavori che probabilmente senza Coronavirus non avrei mai fatto: una lezione di yoga, un'altra di pilates, e così una volta al giorno. Normalmente, non è che ti svegli la mattina e pensi a fare pilates, invece ti aiuta per stabilità e baricentro che nel medio periodo ti fanno la differenza. Non davo un centesimo a questa cosa, ma poi invece mi sono accorto dei benefici".

Cosa farà quando tornerà in Italia? "Abbraccerò il mio cane, sicuramente. Ma anche andare fino alla boa e pescare, è una mia passione".


Giacomo Nava, portiere del FC Llapi, ai microfoni di Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini © registrazione di TMW Radio

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