Notizie

Mister Semplicità: la storia di calcio di Carlo Ancelotti, tra gioie e dolori
19 giu 2026 18:40Calcio
Immagine news
© foto di www.imagephotoagency.it

Nel nuovo appuntamento con Storie di Calcio con Francesco Tringali si parla di una vicenda tra sport e giornalismo. E a raccontarla è Daniele Garbo, che ha parlato di uno degli allenatori più vincenti di sempre, Carlo Ancelotti.

Storie piccole solo all'apparenza perché spesso sono proprio i dettagli a raccontare meglio la grandezza di una persona, perché Ancelotti è nato a Reggiolo nella campagna emiliana e forse è lì che ha imparato una lezione che si è portato dietro per tutta la vita: non perdere mai il senso delle proporzioni, restare con i piedi per terra anche quando il calcio ti porta sul tetto del mondo. E lui, Carletto, c'è stato più volte su quel tetto. Questa è la storia di un ragazzo che ha vinto uno scudetto con la Roma di Liedholm, che ha saputo rialzarsi dopo gravi infortuni quando la sua carriera sembrava a rischio, che al Milan di Sacchi è diventato un simbolo di una squadra entrata nella leggenda, e poi da allenatore ha conquistato l'Europa ovunque sia andato: Milano, Londra, Parigi, Madrid.

"Il tratto distintivo di Carlo Ancelotti è sempre stata la sua straordinaria umanità - ha raccontato alla radio di Tuttomercatoweb.com Garbo -. Io lo adoro, mi piace da morire come persona perché è una persona umile, semplice. Racconto un particolare: un mese fa gli ho mandato una mail e gli ho detto 'Carlo complimenti per il rinnovo del contratto col Brasile fino al 2030, naturalmente l'Italia non c'è i mondiali farò il tifo per te, per il Brasile'. Lui mi ha risposto dopo un'ora dicendo 'grazie Daniele è un po' che non ci sentiamo sei stato molto gentile grazie la tua mail spero di rivederti presto da qualche parte del mondo Carlo'. Ecco questo è Carlo Ancelotti". 

E ha aggiunto: "Il primo incontro diretto è stato quando lui venne operato a Roma, per un intervento credo al menisco se non sbaglio, lui giocava nel Milan di Sacchi allora e dalla redazione mi chiamarono e mi dissero 'guarda domani operano Ancelotti e domani pomeriggio ti aspetta per fare un'intervista dopo l'intervento'. Io mi presentai nel pomeriggio, mi fecero salire nella sua stanza, lui era sul letto steso, dico 'Carlo come va?', l'avevano operato la mattina quindi qualche ora prima, dice 'No bene bene non c'è nessun problema' e aggiunge 'Tempo di vestirmi scendiamo facciamo l'intervista giù nel giardino perché non voglio fare intervista a letto'".

Un rapporto con Roma per Ancelotti che, nonostante tutto, dura ancora oggi: "Lui ama Roma e il suo sogno è prima o poi di tornare ad allenare nella Roma. Io non so se riuscirà a concretizzare questo sogno, mi sembra un po' difficile francamente però lui ha adorato Roma, Roma è stata la sua prima grande squadra, lui veniva dalla provincia, arrivò qui nella Roma di Liedholm, fu un giocatore molto importante per quella squadra, vinse lo scudetto e poi però ebbe qualche problema fisico e l'ingegner Viola, il presidente, si era convinto che insomma il giocatore fosse in parabola discendente e che quindi lasciarlo andare a Milan tutto sommato non sarebbe stato un grande danno. Lui arrivò il Milan con la fama di giocatore non dico rotto ma insomma, malmesso, Sacchi lo vole fortemente e col Milan vinse tutto, tra l'altro memorabile un suo gol al Real Madrid a San Siro, la partita di ritorno dopo che il Milan ha fatto 1 a 1 a Santiago Bernabéu con un gol di Van Basten. Al ritorno ci fu un assolo del Milan, 5 a 0 con un gol di Ancelotti credo da 30 metri, un siluro sotto l'incrocio dei pali e lui nel Milan. Poi fu protagonista fino a un certo punto in realtà ai Mondiali d'Italia 90 tanto è vero che nella famosa semifinale contro l'Argentina lui non giocò di fatto, non giocò e ci furono molte critiche nei confronti di Azeglio Vicini perché anziché mettere un giocatore appiccicato a Maradona lo lasciò libero sostanzialmente di inventare e Maradona poi insomma fu abbastanza importante in quella partita. E quando dopo la finale per il terzo-quarto posto, che l'Italia vinse contro l'Inghilterra a Bari, ci ritrovamo tutti per l'ultima conferenza stampa della squadra al Parco dei Principi a Roma, io salutai Carlo e gli dissi 'certo se magari ci fossi stato in campo tu contro l'Argentina e avessi marcato Maradona forse a quest'ora staremmo a raccontare un'altra storia', perché l'Italia probabilmente sarebbe il campione del mondo perché quella era una squadra molto forte e lui disse 'questa è un'opinione tua che io rispetto ma manca la controprova'. Ecco anche questa è la dimostrazione della sua umiltà".

Garbo poi racconta un altro episodio particolare che riguarda Ancelotti: "Lui guida il Milan allo Scudetto, guida il Milan alla conquista della Champions League nell'unica storica finale fra due squadre italiane nel 2003 all'Old Trafford di Manchester contro la Juventus di Lippi. Io ero lì quel giorno e fu una serata magica. Mi ricordo che nel sottopassaggio, mentre alla Juventus stava finendo l'allenamento e poi avrebbe ceduto il posto al Milan ci facemmofacciamo due chiacchiere sulla Roma. Allora il presidente era era Sensi e io ho detto 'Ma quando è che vieni a Roma?', 'Ma prima poi torno a Roma prima poi torno a Roma perché mi è rimasta nel cuore'. E poi quel giorno lui vinse. Mi ricordo in un Lazio-Milan io vengo destinato all'interno della panchina del Milan ed ero a un metro da Ancelotti, sostanzialmente c'è un episodio clamoroso un calcio di rigore netto a Sandro Piccinini che dice 'Clamoroso rigore'. Ancelotti mi guarda e mi fa 'Era rigore vero?' e siccome ero con il quarto uomo a un metro, dico 'Carlo lo sai che non posso parlare con gli allenatori'. 'Eh bell'amico che sei', si mise a ridere perché aveva capito che era rigore".

Ma un altro caso incredibile è quello avvenuto qualche anno prima, quando era alla Juve: "Mi telefona Totò Lopez, ex giocatore del Bari, del Palermo e della Lazio e mi dice 'Senti Daniele ho bisogno di un di un aiuto, se puoi tu sei amico di Ancelotti. Siccome mia nipote si sta laureando in economia, sta facendo una tesi sui contratti a premio a seconda dei risultati e siccome ho letto che Ancelotti ha appena firmato un contratto con la Juve per altri due anni con questo principio dei premi a vincere, secondo te è possibile che mia nipote possa parlare con Ancelotti per avere un'idea di come è strutturato questo contratto?'. Io allora scrivo una lettera la metto per posta interna, la mando a Gianni Balzarini che era il collega che sostanzialmente faceva tutti i giorni la Juventus e gli dico 'Gianni quando vai a Torino per cortesia consegna questa lettera ad Ancelotti'. Lui consegna questa lettera un giorno, era un giovedì mi ricordo era il giovedì prima di Juve-Roma, la partita che finì 2 a 2 con la Juventus in vantaggio 2 a 0 ed è la partita che ha deciso lo scudetto. E mi chiama Ancelotti e io però non avevo un numero quindi sto per parcheggiare per andare in palestra anzi per andare a giocare a tennis e rispondo 'Pronto sono Carlo' 'Carlo chi?' 'Carlo Ancelotti non riconosci gli amici?' e dico 'Non ho il tuo numero come facevo a riconoscerti'. E mi disse che aveva letto la lettera 'conosco bene Totò, abbiamo giocato insieme me lo ricordo, dai il mio numero a Totò, digli alla nipote che mi chiami quando vuole'. Diedi il suo numero a Totò Lopez, lui lo passò alla nipote e poi Totò qualche giorno dopo mi chiamò e mi disse che la nipote l'aveva chiamato, era stato gentilissimo, era stato un'ora a telefono e aveva spiegato tutto".

Daniele Petroselli
Francesco Tringali, in compagna di Daniele Garbo, racconta 'Mister semplicità' la storia di calcio, incrociata al giornalismo, di Carlo Ancelotti © registrazione di TMW Radio