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Il dottor Cesare Gori, responsabile sanitario del Rimini, ha parlato ai microfoni di TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto: "Un programma come quello del protocollo è irricevibile, noi medici di C siamo appassionati ma abbiamo altre attività, servono medici a tempo pieno, per 24 ore. Con i soldi che circolano in Serie C, non penso che le società se lo possano permettere".
Nascono anche responsabilità legali e penali nel caso. "Sarebbe una grossissima responsabilità, in teoria un medico deve seguire i giocatori sia negli spogliatoi che in campo. Ma poi uno alla volta... Qui in Emilia-Romagna poi si fanno solo a pazienti con sintomi, bisognerebbe in teoria portare a farli analizzare in un'altra regione. Anche per i test rapidi non è stata data la concessione ai laboratori privati, è improponibile. Non ho neanche capito come si deve comportare la squadra se si trova un positivo... Si va tutti in quarantena? Secondo me, e anche le società, il campionato è finito. Si dovranno poi mettere le basi per la ripresa, pensare al ritiro tra 2-3 mesi con nuovi protocolli, perché questi qui non possono essere attuabili".
Ripartirà il campionato? "Sentendo anche le ultime dichiarazioni di Spadafora, il ministro non è propenso a far riprendere il campionato. La Serie A però è la Serie A, la B magari potrebbe anche avvicinarcisi, ma in C è improponibile".
Che idea si è fatto del virus? Quanto si è diffuso da voi? "Senza un vaccino sarà difficile riprendere. L'incognita è il caldo: il Covid originale con l'estate si è sciolto, speriamo che anche per questo caldo ed aria aperta possano portarlo via. A Rimini sud, verso Pesaro e Urbino, è stata dura, ma a Rimini nord, dove sono io, pochi casi, principalmente dei giovani che in pochi giorni se la son cavata. Fare i tamponi però è un macello. Qui, come in altre parti d'Italia, si son fatti trovare impreparati: nuove disposizioni ogni giorno e se chiedo un tampone me lo fanno fare in una settimana. La fortuna qui a Rimini è che sia arrivato tutto dopo le grandi città, il virus è sceso piano piano e come medici siamo riusciti ad equipaggiarci, ma il problema è che abbiamo dovuto farlo da soli. Dopo 15-20 giorni sono arrivate le varie mascherine dall'Usl, ma io ho dovuto tirare fuori una vecchia maschera che risaliva ad un'infezione di dieci anni fa".
Inizia la fase due. Come ci si arriva? "Siamo messi un po' meglio, anche perché sono diminuiti i casi. Se poi arrivano i test rapidi, sarà molto meglio e più facile. Spero che sia data l'autorizzazione alle strutture private per farli: così si vedono i positivi asintomatici, sono loro che danno seguito al contagio".
Qualche giocatore le ha chiesto spiegazioni in questo periodo? "Erano preoccupati, sì. Ma non abbiamo avuto alcun tipo di problematica".
Anche in Serie C si consigliava il vaccino anti-influenzale prima della stagione agonistica? "Io lo consigliavo. Anche quando ero in Serie B, col Rimini, aveva un allenatore che entrava negli spogliatoi dicendo che chi avrebbe fatto il vaccino anti-influenzale avrebbe giocato la domenica. Ora va a discrezione, ne avranno fatti pochi, tre o quattro. Ma alla luce di questa esperienza dico che lo faranno tutti, ancor di più se venisse fuori il vaccino anti-Covid".
Quanto tempo può dedicare al Rimini? "Siamo in due, facciamo un turno alla volta. Io ci sono a quasi tutte le partite: è un impegno, ma si fa per passione. A casa mia infatti sono tutti arrabbiati, perché non ci sono mai".
Che ha detto il presidente dopo il protcollo? "Già prima aveva detto che per quest'anno non si sarebbe fatto niente. Lui è uno alla mano, molto impegnato nel sociale e non vuole assolutamente rischiare sulla salute dei suoi calciatori".
Ci sarebbe modo di organizzarsi per settembre fermandosi ora? "Sì, servirà cambiare le regole in meglio ed adeguarsi. Ci sono però degli interessi economici, e certe persone non guardano in faccia a nessuno".
Per i bambini ci sarà margine, da settembre, per riprendere l'attività sportiva di base? "Penso di sì, specialmente nelle giovanili. Però bisogna aspettare l'evoluzione del contagio".
D'accordo con la chiusura prolungata delle scuole? "Sì, meglio non rischiare".
