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Enzo Maresca, ex centrocampista ed oggi collaboratore tecnico, reduce dall'esperienza al West Ham come vice di Manuel Pellegrini, ha parlato così nel corso della trasmissione Stadio Aperto su TMW Radio dalla sua quarantena in Spagna: "Credo che ormai la situazione del virus sia simile un po' ovunque, è stato qualcosa che ci ha colti di sorpresa e adesso ci troviamo in queste condizioni. Io sono in Spagna da un mese, fino a gennaio lavoravo in Inghilterra, e lì rimango fino a fine anno scolastico perché ho tre figli a Londra. Siamo venuti via un mese fa, ma è tutto simile ovunque. Noi italiani siamo un po' più avanti perché è scoppiata prima, ma è un discorso a catena".
Qual è l'aspetto che preoccupa di più della ripartenza? "Quello più importante è la soluzione del virus, con il vaccino. Quando lo avremo, ci sarà la soluzione, ma fino a quando non lo avremo dobbiamo imparare a convivere con questo virus. Piano piano ripartirà tutto, anche se in modo lento, ma con la consapevolezza che dovremo farlo".
In Italia si sta studiando la ripartenza, con un protocollo FIGC. Sarà così semplice? "Le soluzioni sono diverse, ma finché non risolveremo anche parzialmente questo virus, sarà difficile parlare un po' di tutto. Quando si ricomincia, partiremo tutti dallo stesso punto. Non ci sono situazioni di vantaggio né di svantaggio. Se ci sarà da fare il sacrificio di giocare ogni tre giorni, credo non ci sia nessun problema".
Avrebbe un po' di paura nell'andare ad allenarsi adesso? "Sicuramente. Se calcoli, tra Spagna e Italia ci sono 40mila morti. Al giorno perdiamo 5-600 persone, e si continua a parlare di calcio... Si fa fatica, questo è il mio pensiero".
Sarebbe meglio finire la stagione e pensare alla prossima, o attendere fino all'ultimo il via libera? "La situazione più facile sarebbe la prima, sospendere qua e riprendere a settembre. L'istinto direbbe questo, ma ci sono tante esigenze dietro: fin quando si può, bisogna provare a far ripartire i campionati. Altrimenti, si passerà alle decisioni drastiche".
Da giocatore ha vinto diversi titoli. "Mi reputo fortunato, ho avuto la possibilità di giocare in società importanti, con giocatori forti sia tecnicamente che umanamente. Quando vinci, devi avere un pizzico di fortuna e diciamo che ce l'ho avuta".
In panchina come sta andando? "Come idea e concetto ho tutto chiaro, in questa seconda vita professionale. Ho smesso di giocare tre anni fa, e poi ho avuto già la possibilità di lavorare in tre paesi diversi, iniziando ad Ascoli prima di passare a Siviglia con Montella e poi al West Ham con Pellegrini. Dalla prossima, molto probabilmente, comincerò da solo".
Come valuta il campionato italiano rispetto a Premier e Liga? "A mio avviso sta tornando competitivo, ci manca qualcosa a livello internazionale. Rimane il torneo più tattico, l'Italia è il paese con allenatori migliori. Ormai in Inghilterra, dove sono stato negli ultimi due campionati, si contavano un paio di allenatori inglesi. In Spagna simile... Qualsiasi paese ha tecnici internazionali. L'Inghilterra, calcisticamente, è più affascinante perché per indole e cultura sei spinto a non fermarti mai, sia che tu vinca che tu perda. La Spagna ha più tecnica".
Qualche rimpianto per l'avventura con il West Ham? "Dispiace per come è finita, però è stata un'esperienza bellissima. Ho fatto un campionato e mezzo a fianco di un allenatore top, vivendo il quotidiano e sedendomi sempre in panchina accanto a lui. Mi sono formato al 100%, nel mio caso mi sono dovuto dimettere perché la società, quando ha deciso di esonerare Pellegrini, mi ha chiesto di rimanere. Ma ho ritenuto corretto, per rispetto verso Pellegrini, che mi dimettessi".
Il passaggio da Boleyn Ground al London Stadium ha un po' cambiato le cose? "Caspita! Sì, il vecchio stadio del West Ham era piccolino, nello stile inglese. Ci siamo spostati in uno stadio grande il doppio, e riuscivamo comunque a riempirlo grazie ai tantissimi abbonati. Capisco però che per un tifoso cambiare stadio dopo tanti anni dispiace".
Chi il giocatore più forte con il quale è mai sceso in campo? "Per fortuna ho avuto tanti compagni forti, ai miei tempi alla Juve c'erano Zidane, Del Piero, Davids... Come difensori Montero, Ferrara. Poi anche in altre squadre: al Bologna ero con Beppe Signori, alla Fiorentina c'era il primo Chiellini, che poi è diventato quello che è diventato, a Siviglia con Dani Alves e Kanoute. Idem al Palermo, negli ultimi due anni in Italia ero con Dybala e Vazquez".
Il ct Mancini sta facendo un bel lavoro? "Assolutamente sì, ha restituito entusiasmo, si vede un calcio propositivo e coraggioso: penso sia un gran merito".
Qualche aneddoto sulla finale di Coppa UEFA vinta con doppietta con il Siviglia? "Quello è stato un gran momento. Dopo 2-3 mesi che vincemmo la UEFA vincemmo anche la Supercoppa Europea col Barcellona ed ebbi la fortuna di segnare anche lì. Quello è stato il periodo più bello, ma reputo bellissimi anche i due anni e mezzo a Palermo, quando raggiungemmo una salvezza insperata, idem a Firenze all'ultima partita. A prescindere dai titoli, ritrovo tante emozioni".
Che effetto fa il Palermo in D? "Dispiace, perché in Sicilia si sta veramente bene. Essendo stato là, anche nel mio periodo si intuiva che qualcosa potesse succedere".
Se oggi potesse scegliere, preferirebbe essere secondo di Klopp o di Guardiola? "Sarebbe un onore entrambi. Li ho visti da vicino, e ti posso dire che sono due fenomeni: sono in imbarazzo a dover scegliere, ma per idea direi Guardiola. Anche perché ai tempi del suo Barcellona io ero in Spagna, e giocarci contro era tosta, non la prendevamo mai".
Chi è l'allenatore che le ha lasciato addosso più un marchio? "Sicuramente Pellegrini, con il quale ho collaborato adesso. Anche quando giocavo è stato lui a trasmettermi l'idea di poter allenare in futuro".
Cosa c'è dietro al segreto Siviglia? "Nel 2005 c'era una grande organizzazione, scouting, un ds come Monchi che adesso è tornato lì: penso sia questa la base. Poi ci sono tanti aspetti: da lì sono passati Ramos, Dani Alves, Rakitic, Kanoute, Luis Fabiano, Adriano... L'elenco non finisce mai ed è un merito della società".
