Marcotti (ESPN): "Perché Ozil è pigro e Khedira no? Eriksen-Tottenham dura"

18 gen 2021 19:20Calcio

Gabriele Marcotti, giornalista di ESPN e del Corriere dello Sport, ha così parlato a Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio con Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini, iniziando dal ritorno in Turchia di Ozil: "Da anni si va avanti con il discorso che Ozil è pigro e avido, anche se ovviamente nessuno l'ha costretto a firmare il contratto, invece di Khedira, caso simile al suo, non si hanno praticamente più notizie. Certo, Khedira ha avuto anche più infortuni, ed Ozil è una presenza più forte. Sarei tentato dal dire che Ozil non è più lui dall'ultimo anno di Wenger ormai: una di quelle situazioni in cui la precedente gestione dell'Arsenal, con Gazidis, si è fatta prendere la mano. Si sono ritrovati con lui e Sanchez a 6 mesi dalla scadenza e presi dal panico hanno rinnovato il primo a una cifra folle, cedendo Alexis al Manchester United. Quando si fanno gli acquisti a parametro zero, poi, raramente sono a zero: ci sono commissione e spesso un ingaggio enorme, si veda ad esempio il 31enne Willian che per il suo triennale ha usato il contratto di Ozil per parametrare".

Il Manchester United in testa oggi fa notizia. "Il City è lì, con una partita da recuperare, e quindi danno loro per favoriti. Lo United è primo pur non giocando particolarmente bene, ma dopo aver scelto uomini forti come Van Gaal e Mourinho, hanno deciso di puntare su un aziendalista come Solskjaer che ha dovuto ingoiare un bel po' di rospi. In un certo senso sta funzionando: il suo calcio è semplice e basato sul contropiede, ed ha anche un ottimo rapporto personale con Pogba, nonostante il suo futuro sia incerto: l'ha riaccolto subito in squadra nonostante le parole di Raiola. Sicuramente non sono i più forti e nemmeno quelli che giocano meglio, ma in una stagione così potrebbero persino vincere".

Come sono visti Lukaku, Smalling e Mkhitaryan in Inghilterra? "Qui spesso siamo un po' altezzosi verso gli altri campionati, spesso verso la Serie A. Su Smalling dico che in molti lo rivolevano indietro o comunque in Nazionale: per i difensori italiani c'è grande rispetto, e Smalling è uno intelligente che parla anche bene. Su Mkhitaryan è un discorso diverso: il suo ciclo all'Arsenal era finito, in Inghilterra non è andato bene e la reazione è stata: può giocare giusto nel campionato italiano. Lukaku invece era il figlioccio di Mourinho, e quello che si vedeva in Premier era totalmente diverso. Conte ha capito cose che né Mourinho né Solskjaer avevano compreso: credo proprio poi che Lukaku, una volta salutato Mourinho, volesse andarsene via e che Solskjaer abbia approvato la cessione".

Perché Torreira nell'Arsenal e nell'Atletico Madrid non è riuscito ad inserirsi? "Dirò un'eresia, ma ieri parlavo con un collega mentre vedevo giocare la Juve: se non hanno capitali da investire, perbacco, potrebbero prendere lui che è un'operazione a basso costo. Quando è arrivato Arteta ho pensato che lui avrebbe giocato sempre: il primo anno non ha fatto male, ma da quanto mi dicono non gli piace proprio l'Inghilterra. Tra quello e Arteta che lo vedeva poco speravano di poter raggranellare dei soldi: l'ha preso l'Atletico Madrid ma anche con Simeone non gioca mai. Per lui, se motivato, l'Italia può essere davvero il palco ideale per rilanciarsi".

Come si valuta la concentrazione in classifica della Premier League? "Una spiegazione c'è, perché vediamo che succede anche in Germania e Francia, dove eravamo abituati a domini sin dall'inizio di alcune squadre, e invece oggi c'è un livellamento secondo me dovuto al calendario intasato e alle preparazioni scarse. I dati ci dicono che c'è meno intensità e più fatica, per me oggi davanti a tutte c'è il Manchester City, nonostante abbiano iniziato un po' male e segnino un po' meno gol: eppure sono a otto vittorie di fila tra campionato e coppe, e magari possono essere loro a prendere il largo".

Cosa ci può dire degli effetti della Brexit sul calciomercato? "Secondo me non è una rivoluzione. Almeno per quanto riguarda la massima serie cambia solamente una cosa, e non tanto per la Brexit ma per i regolamenti FIFA, e cioè i trasferimenti dei minori all'estero. Al di là di quello, cambia pochissimo: il sistema a punti introdotto, se si guarda al dettaglio, si scopre che la stragrande maggioranza di giocatori stranieri oggi in Premier soddisfano quei requisiti, e in caso non riuscissero si può comunque andare all'arbitrato. Uno dei motivi della Brexit è stato proprio di aiutare le industrie inglesi ma appena la Premier si accorgerà che questo nuovo regolamento potrebbe danneggiare i club inglesi, allora loro vanno da federazione e Governo per farsi cambiare le regole. Per me sarà largamente ininfluente, e in più sono state regole un po' di facciata, visto che le Nazionali giovanili inglesi sono già fortissime".

Eriksen torna al Tottenham? "Sarebbe proprio un bel ritorno... Il paradosso è che secondo me per certi versi lui farebbe comodo al Tottenham. La vedo dura, con l'ingaggio che gli paga l'Inter, a meno che non facciano un grosso sconto: avendolo pagato tanti soldi, però, non possono mandarlo indietro gratis. Che figura ci fanno? Comunque l'ho visto provato da vice-Brozovic, e mi illudo che Conte possa trovargli un nuovo ruolo".

Come si pone sulle critiche a Eriksen? "Quando leggo e sento commenti sul fatto che sia lento e molle, magari lo vorrebbero tirare qualche calcione, ma lui quella faccia lì ha. L'abbiamo visto anche nel Tottenham di Pochettino che lottava: ovviamente non ha il fisico di Lukaku e Vidal, ma sa fare altre cose. A Conte piacciono i giocatori della Premier, e sapeva che giocatore fosse: spero che trovi il modo di far quadrare la cosa. Mi sembra davvero uno dei misteri del calcio: avrà anche lui delle colpe, chissà...".

Il Chelsea non sta ingranando. "In estate hanno fatto una scelta precisa: con la crisi un po' ovunque, e una proprietà ricca, hanno deciso di rischiare e fare incetta di talenti. Il problema è che tutti questi pezzi devi vedere come metterli assieme, e penso che questo sia uno dei grandi problemi di Lampard. Havertz è un talento, ok, ma dove gioca? A Leverkusen ha coperto più ruoli, e quasi nessuno vista la libertà che aveva. Dopo Covid e infortunio Lampard l'ha provato in tre-quattro ruoli diversi, e una cosa simile è successa con Werner: all'inizio era lui il centravanti, poi Lampard ne voleva uno più "vero". Ha tanti giocatori sullo stesso livello, specie davanti, e trovare le gerarchie giuste è veramente difficile. C'era una battuta per cui invece che Havertz avrebbero potuto prendere un incontrista come Declan Rice. Le scelte di mercato non le ha fatte solo Lampard, e ora la società si trova un po' fregata perché ha giocatori in prestito con cui avrebbero voluto monetizzare, ma visto che nessuno ha una lira è difficile venderli".


Gabriele Marcotti ai microfoni di Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini © registrazione di TMW Radio

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