Notizie

Maniero: "Ibrahimovic fa grande il Milan. Caputo? Ha ancora tanti anni davanti"
28 ago 2020 18:40Calcio
Immagine news
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

L'ex attaccante Filippo Maniero, oggi allenatore, si è collegato in diretta ai microfoni di TMW Radio, intervenendo nel corso della trasmissione Stadio Aperto, condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini, iniziando nella sua riflessione da Krzysztof Piatek, attaccante cercato dalla Fiorentina: "Gli darei un'altra chance, certo, ma senza pensare che debba fare 30 gol: è un buon attaccante che può arrivare alla doppia cifra, anche se non in modo pesante. Nell'esperienza al Genoa e nei primi mesi di Milan chi diceva il contrario era un cretino... Poi non so cosa sia successo, ma si è un po' ridimensionato. Ha già dimostrato di essere uno che in area sbaglia poco o niente: questo significa che l'istinto e le capacità le abbia".

Troppi 7 milioni d'ingaggio per un quasi quarantenne come Ibrahimovic? "Non entro nel merito economico perché mi sembra ridicolo, le parti sapranno cosa fare. Se mi chiedete di Ibra al Milan anno prossimo sono contento: se è l'Ibrahimovic che abbiamo visto nell'ultimo periodo, beh, ha cambiato una squadra da solo. Evidentemente sposta ancora gli equilibri e trasformare con lui una squadra normale in una grande. La scarsa mobilità è logica conseguenza dell'età, ma quando gli arriva un pallone sa cosa fare, e se deve segnare lo fa".

Chi il più adatto a giocare con CR7 tra Cavani, Suarez, Dzeko o Milik? "(ridacchia, ndr) Son quattro che giocherebbero dappertutto. Penso sia anche sbagliato limitarsi a pensarli con Ronaldo... Il Benzema ce l'avevano in casa e non capisco perché non abbia mai giocato: Higuain. Non lo vedo inferiore a questi, come qualità sta allo stesso livello, eppure ha giocato poco o niente. È un argomento su cui faccio fatica a rispondere: chiunque tu peschi, hai l'imbarazzo della scelta".

Che ricordi si porta dietro dall'esperienza al Venezia? "Personalmente i quattro anni più belli: andai lì che avevo 27 anni, l'età giusta e matura per dimostrare davvero il tuo valore. Quando sei giovane e hai poca esperienza magari fai cose che non vanno bene, mentre se sei troppo avanti con gli anni magari fai fatica. Le cose più belle sono i tre anni di Serie A su quattro, sempre segnando tanti gol, in particolare l'anno del mio record a 18, oppure l'onore di aver giocato col Chino Recoba a fianco. Senza contare che avevo 25 anni meno rispetto a oggi!".

Che feeling aveva con Recoba? "Come persona è un ragazzo straordinario, fa ridere solo a guardarlo tanto è buffo, gioioso e simpatico. È stato un piacere... Come giocatore mi è capitata una cosa mai successa: sin dal primo giorno che era arrivato, sembrava fossimo assieme da dieci anni. Ogni movimento sembrava naturale: con lui è stato tutto talmente fulmineo che in quei cinque mesi di Venezia abbiamo fatto 23 gol in due".

Che idea si è fatto della situazione in casa Inter? "Quello che ci fanno vedere sicuramente non è quanto si dicono tra loro dentro le quattro mura. Anche Conte sa quello che deve dire e fino a che punto può arrivare davanti a telecamere e microfoni. Quando poi però l'allenatore si incontra con la società, sa cosa deve fare e cosa aspettarsi dal futuro. Solo loro, però: dall'esterno possiamo provare a darci mille risposte ma la verità è questa".

Mancini ha convocato per la prima volta Caputo a 33 anni. Più la felicità per lui o la tristezza per un calcio miope coi giovani? "Penso sia soprattutto merito suo... Anche io speravo sempre di essere convocato eppure in Nazionale non ci sono mai andato: avevo dei grandi giocatori davanti. Non credo sia un premio per lui, se va è perché se lo merita. Forse sì, ci si poteva accorgere prima di lui perché sono diversi anni che segna molto e sa fare un po' tutto. Credo sia comunque una soddisfazione enorme e un punto di partenza, anche se c'è da fare i conti con l'età. Oggi questa comunque conta meno, non è come un tempo che eri finito a 31-32 anni. Brevilineo com'è, secondo me ha ancora tanti anni davanti... Fa parte di chi ha lottato per arrivare a certi traguardi, ed è giusto che sia elogiato".

Dall'altra parte, chi aveva talento e non l'ha sfruttato. Tipo Balotelli... "Eh, è un peccato. Per lui più che altro: magari si renderà conto più avanti con gli anni di quanto ha buttato via nella sua carriera. A livello tecnico e fisico potrebbe essere il primo, ma nel calcio ci sono tanti altri aspetti per cui o arrivi al top o magari diventi mediocre. Per lui è stata più che altro la seconda...".

Un altro ricordo veneziano: com'era Magallanes? "Federico era un tipo alla Chino, molto simpatico come ragazzo, bravo tecnicamente e forte tecnicamente. Da noi non è riuscito a esprimersi del tutto: si vedeva che aveva doti, però".

TMW Radio Regia
Filippo Maniero intervistato da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini
© registrazione di TMW Radio