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Mario Macalli, ex presidente della Lega Pro interviene a “Stadio Aperto” su TMW Radio per commentare l’emergenza Coronavirus che sta mettendo in crisi il sistema calcio in Italia.
Come è stata gestita, dal punto di vista sportivo, l’emergenza Coronavirus secondo lei?
“È un momento particolare e difficile per tutte le categorie. C’è qualcosa che non ha funzionato nella programmazione delle gare e questo ha generato della confusione. Ora se il governo stabilisce le porte chiuse per tutti, questo weekend si recupereranno le partite sospese la scorsa giornata e quelle di questo fine settimana si giocheranno a Maggio presumibilmente. Questo è un mondo difficile da gestire perché ognuno pensa ad autotutelarsi, ma qui il problema è molto più vasto e va tenuto presente, questo è il momento di stare uniti e non litigare”.
Quanto ha influito la presenza di Juventus-Inter tra le gare da recuperare?
“Chiaramente ha influito tanto, bisogna avere rispetto per tutte le squadre però il derby d’Italia ha un peso particolare ed è una delle cause di questo pasticcio organizzativo”.
Come ne esce, la Lega Calcio, da questa situazione?
“In questi giorni non ha dato una buona immagine. Le opinioni sono sempre rispettabili ma bisogna mantenere sempre un comportamento esemplare. La nostra non è una lega pacifica da sempre, attorno ci sono sempre tante polemiche come nel caso dell’ultima elezione del presidente”.
Tre categorie diverse hanno preso decisioni non in linea tra di loro, come si spiega queste divergenze decisionali?
“La Serie C avrà valutato al meglio la situazione, per quanto riguarda il girone A, che ha tante squadre nelle zone rosse, hanno ritenuto giusta la sospensione perché si fa fatica nel quotidiano ad andare avanti normalmente. Discorso simile per il girone B, mentre il girone C continua a giocare perché nel sud ancora non c’è una vera e propria emergenza”.
Una forma aggressiva, come quella usata dall’Inter, può rappresentare un modo per acquisire più potere?
“Penso che il potere all’interno di un’istituzione, se sana, non debba esserci a favore di nessuno. Evidentemente c’è qualcuno che ritiene di essere sfavorito rispetto ad un altro, sono visioni improprie da tifoseria. Il presidente dell’Inter ha sbagliato a dire le cose in quel modo, è andato troppo oltre. Credo che loro si siano sentiti defraudati di un qualcosa, ma in ogni caso bisogna cercare di stare calmi”.
La non collaborazione tra le società sta complicando la gestione dell’emergenza?
“Io sono stato presidente di una squadra di calcio e prima c’era un rapporto diverso. Ognuno stava sulle proprie posizioni però il risultato non era tutto, c’erano anche altri rapporti in ballo. Il mondo del calcio deve stare unito, ma unito veramente non solo all’apparenza”.
Quale strada, dal punto di vista delle riforme, dovrebbe mettere nel mirino il sistema calcio italiano?
“Io ho fatto l’ultima riforma del calcio italiano, quella di fare la Serie C a 60 squadre. Secondo me era una bella riforma con delle regole chiare che però sono state fatte rispettare. La Serie A è la lega trainante per l’intero sistema calcistico italiano e deve fare la propria squadra, le leghe minori devo porsi degli obiettivi per far fronte alle difficoltà economiche. La Lega Pro è una lega che deve produrre dei giocatori giovani, a fronte di questo deve avere il giusto riconoscimento. La Serie B non deve scimmiottare la Serie A perché sono campionati diversi per costituzione ed è giusto faccia la propria strada”.
