Macalli: "Caso Genoa gravissimo. Trapani? In Serie C mancano veri controlli"

29 set 2020 18:42Calcio

Mario Macalli, ex presidente della Serie C per oltre vent'anni, si è collegato in diretta con Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini. L'intervista comincia sulle misure del paese Italia di fronte all'emergenza Covid, e agli scenari che si aprono dopo i tanti casi di positività nel Genoa: "Il protocollo è stato addirittura ridotto rispetto a prima. Che sia esploso questo caso del Genoa, e sentivo anche che qualcuno dubitava sulla regolarità dei tamponi, è una cosa molto grave, in un momento in cui tutti spingono per avere almeno una quota di spettatori allo stadio. Invece scoppia una roba del genere... Il calcio, specialmente il nostro, sta subendo molto questa malattia: la cosa diventa di una gravità assoluta, non so cosa decideranno le istituzioni: se giocare o no e se sospendere il campionato per un certo periodo. Purtroppo si è creata questa situazione, e speriamo che si fermi lì: ogni giorno ne nasce una... Siamo messi malissimo, direi. Chi sosteneva che non era il momento di mollare, di riaprire gli stadi e altre cose, adesso ha vita molto più facile".

In Serie C si è subito presentato un nuovo caso limite, quello del Trapani. Cosa continua a mancare? "Prendete i verbali dei Consigli Federali e guardate cos'ha detto Macalli: io ho sempre sostenuto che i controlli non ci sono. Quelli che devono farlo, ora, devono dare spiegazioni alla FIGC, alla Procura e al pubblico. Prendiamo il Trapani, e mi faccio una domanda: se si fosse salvato, giocava in Serie B? Sì. Quel buco eppure c'era prima, ma quando le vede le squadre saltare in Serie B? Mai. Si scopre solo quando arrivano in C, il giorno dopo... Ma prima cos'hanno visto? Qui ci sono società che non hanno pagato tre mesi di stipendi eppure sono iscritte regolarmente al campionato".

In teoria ci sarebbe la COVISOC. "Ci sono stato anche per un qualche periodo a rappresentanza della lega durante la presidenza Abete. Ho visto come fosse composta, da quali personaggi e come lavoravano: ho visto riunione che duravano 12 ore. Una volta addirittura le contabilità dei club erano centralizzate presso la sede della Federcalcio. Poi ognuno è tornato a fare le proprie cose, ed è stata istituita una commissione di controllo, tra l'altro presieduta da personaggi enormi. E vi garantisco che i controlli c'erano, con una serietà assoluta: io contesto che non ci siano controlli veri durante il campionato, perché è così. E ci vuole niente per capirlo... Addirittura si è letta una norma per i passaggi delle quote societarie, eppure sembra che queste cose non vengano controllate. Leggo dai giornali che ci sono società con personaggi, o in prima persona o peggio ancora alle spalle, che dove vanno falliscono, eppure continuano a farlo. Parlano di eliminare il banditismo, ma io ho fatto il presidente di lega e ho girato tribunali per cinque anni per aver combattuto su una norma federale: mi hanno fatto di tutto, riversandomi del fango addosso. Leggo stamattina che viene fuori un personaggio che ha registrato una telefonata perché qualcuno gliel'ha ordinato: mi viene dieci volte la pelle d'oca. La Serie C e la Lega Pro con un'immagine del genere è un disastro: sanno tutti che in quella serie ci hanno vissuto industriali di primissimo livello nel mondo. Non voglio fare paragoni, ma il primo Consiglio di Lega dopo di me al 90% o non fa più parte del calcio o è stato arrestato. Se c'è un organo che deve fare il suo lavoro, lo faccia: si va a fare uno spregio verso una lega che ha al suo interno personaggi di valore assoluto. Ci sono buoni e cattivi: questi ultimi devono essere scacciati".

Pensare che ci siano società cui è stata vietata la Serie C in favore di un Trapani che rischia di lasciarla... "Ma infatti questa è una delle cose più importanti. Quello di prendere lo stipendio a fine mese non deve essere un optional, ma una regola... Io con i miei dipendenti non sbaglio di un'ora, qui invece si vedono cose da matti. E c'è anche la complicità dell'Associazione Italiana Calciatori".

Era il caso di alleggerire il calendario togliendo la Nations League? "I programmi sono quelli. Se il Genoa fosse nelle competizioni UEFA, non so se con tutti questi giocatori avrebbero giocato. Queste sono le regole, e sono convinto che non ci sarebbe il tempo per andare a recuperare certi impegni. Il business è fondamentale, con un calcio che è quello che è. Qualche giorno fa ho visto vecchie sfide tra Roma e Juventus, e non mi ricordavo di essere stato fortunato da poter vedere un calcio di una bellezza strepitosa. Non si vedeva nessuno che dava la palla indietro, poi vedendo Roma-Juventus di domenica sera ho pensato che non fosse più calcio: abbiamo distrutto lo spettacolo giocando solo indietro il pallone. Liedholm, che era un grande allenatore, in certe partite diceva che non si sarebbe dovuto giocare, ma parlare. Oggi molti allenatori non hanno capito che il calcio è far correre la palla perché non suda mai, ed andando in verticale vinci tutte le partite".

Le liste della Serie C e la minaccia di sciopero con passo indietro della Lega. Quale l'errore primordiale? "Ognuno ha le sue idee, e io rispetto quelle degli altri. La lista a ventidue credo sia già sia abbastanza larga, visto che si arriva anche a non pagare gli stipendi: cerchiamo di avere un numero sufficiente di lavoratori alle proprie dipendenze, aprendo poi a quanti giovani si voglia. Ogni categoria deve avere la sua missione. Sono del parere che a ventidue, più una serie di giovani, sarei rimasto fermo sulle mie decisioni, altro che sciopero. Penso che il 95% dei giocatori sarebbe sceso in campo...".


Mario Macalli intervistato da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini © registrazione di TMW Radio

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