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L'ex attaccante Mauro Esposito ha parlato ai microfoni di TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto, condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini: "Da quando ho smesso di giocare vivo a Pescara e faccio parte del settore giovanile del club. Ringrazio il presidente Sebastiani: i primi due anni ho fatto il secondo della Primavera e da quest'anno sto allenando l'Under-13. Non era la mia intenzione ma mi era rimasta tanta voglia di calcare i campi da calcio, e devo dire che con i ragazzi mi trovo bene, e mi sta piacendo molto. Spero di poter continuare e mettere in pratica le mie competenze".
Sente differenze rispetto a quando lei aveva 12 anni? "Tantissime. Io a 12 anni ho lasciato i miei, partendo da Napoli verso Pescara con l'obiettivo e il sogno di diventare un calciatore importante. Nessuno mi ha regalato nulla, avevo solo l'obiettivo di giocare a calcio, continuando gli studi. Oggi a quell'età hanno tutto, sono molto più viziati rispetto alle mie esperienze. Tra telefonini e prime macchine hanno un po' tutti, e lì dobbiamo essere bravi noi allenatori delle giovanili. Oltre ad insegnare la parte tecnica, bisogna entrare nella loro testa per non fargliela perdere, fargli capire che rispetto a vent'anni fa è più facile arrivare a traguardi importanti: oggi con la testa sulle spalle arrivi prima ad alti livelli".
Nel suo Cagliari era più facile segnare. "Posso smentire? Perché è vero che ho giocato con grandi campioni come Zola a Cagliari e Totti alla Roma, ma paragonare il livello delle due Serie A fa capire come la discesa sia notevole. Anche la Serie B allora era molto competitiva, e non voglio dire che oggi non sia un campionato di livello ma la A di quindici anni fa era molto più forte di quella odierna. Per questo ai giovani ragazzi dico che, se hanno una possibilità di fare i calciatori, devono sfruttarla".
Quale allenatore secondo lei le ha lasciato di più in eredità? "Giocando sette anni a Cagliari con Cellino presidente ho avuto la fortuna di avere avuto molti allenatori: devo molto a Sonetti, che fu bravo ed esperto a capire di dovermi cambiare ruolo da seconda punta ad esterno, dove ho fatto gran parte della mia carriera. Chi mi ha insegnato di più in campo però sono Spalletti e Ventura. Quest'ultimo ogni tanto lo sento e dico che il gioco di oggi con l'impostazione dei difensori e del portiere lui lo faceva già quindici anni fa. Alla Roma ho giocato poco ma con Spalletti abbiamo sfiorato uno Scudetto, mettendo in pratica i suoi insegnamenti. Ricordo che in allenamento voleva la palla a terra, e ogni volta che si alzava un po' fermava tutti e faceva ripartire. Da certi allenatori puoi solo imparare".
Si rivede in certi movimenti di Callejon? "Nei tagli assolutamente sì. Forse io ero più bravo a puntare l'avversario in velocità e nel dribbling sul breve, i suoi tagli interni però li facevo spesso anche io e in questo mi somiglia. Ed è uno dei pochi oggi, vedo poco movimento senza palla dagli esterni, ci sono manovre che portano i laterali a ricevere palla sui piedi. Lui rispetto a me però fa meglio tutta la fascia, saprebbe fare anche la mezzala o il terzino. Io ero da metà campo in su".
Il Cagliari è stato schiacciato dalle troppe aspettative? "Mi viene difficile dare un giudizio sulla loro annata. Partiamo dal presupposto che hanno una buonissima squadra, che avrebbe potuto lottare per qualcosa che va oltre alla semplice salvezza. Sono partiti alla grande, poi per due mesi abbondanti un calo incredibile. Da fuori è difficile giudicare, ma possono tornare a fare come nelle prime dieci giornate per ossatura di gioco e calciatori in grado di fare la differenza".
Come la vede la Roma? "Ho avuto la fortuna di giocarci due anni, e secondo me i problemi sono strettamente societari. I giocatori li ha sempre avuti forti, se non si arriva mai a vincere niente, e dispiace dirlo perché la piazza è importante e lo merita, è anche per queste cose che si verificano ogni anno. Non fanno bene, se non ti senti protetto al 100% dalla società, i risultati faticano ad arrivare".
Qual è il profilo che le piace di più in Serie A? "Siccome amo gli esterni, mi piace molto Chiesa della Fiorentina. Se riuscisse ad essere più continuo nelle prestazioni, ed anche con qualche gol in più, può diventare un grande giocatore di cui potrebbe beneficiare anche la Nazionale. Ha dribbling, forza, taglia al centro ed ha un bel tiro. Però magari ti fa tre partite buone e due di basso livello. Io lo farei giocare sempre esterno: ha una resistenza tale da poter fare tutta la fascia, sa puntare gli avversari e calciare, se gioca laterale può diventare completo. Da seconda punta, spalle alla porta, per me è un po' sacrificato".
Come spiegare i problemi del Brescia? "Cellino, tra i presidenti, è forse quello che capisce più di tutti di calcio. Ha i suoi difetti e non lo metto in dubbio, ma io non ho mai visto uno appassionato come lui alla propria squadra: in sette anni di Cagliari non si è perso un allenamento. Vero che voleva un po' comandare, e ti diceva anche come vestirti, ma non ti fa mancare nulla, qualsiasi cosa gli chiedi si rende disponibile. Per quante possano dirgli, lo ringrazierò sempre e parlerò bene di lui".
Chi vede più lanciato tra gli allenatori emergenti? "Mi piace De Zerbi del Sassuolo, uno che fa giocare bene le proprie squadre e può fare una carriera importante. Oppure Gattuso, arrivato in una società importante come il Napoli con carisma e voglia, incidendo subito".
Com'è stato giocare con Zola e Totti? "Giocando con questi due campioni, ho capito perché lo sono diventati. Sia Zola che Totti erano giocatori che venivano al campo due ore prima, cosa che ad esempio non fanno i giovani di oggi. Finito l'allenamento, erano gli ultimi ad andarsene perché curavano ogni minimo particolare. Volevano vincere sempre, anche le partitelle: ricordo le volte in cui Zola si incazzava... Di carattere sono due silenziosi ma bastava guardarli e ti caricavi tu stesso. Lo stesso Totti non veniva a caricarti con le parole, bastava un suo "daje", perché lo vedevi mettersi a piena disposizione del gruppo. Non arrivi all'età in cui hanno smesso, ricordo che Zola venne a fine carriera, in Serie B, facendo poi due campionati eccezionali. Se non sei professionista, a 37 anni non giochi così".
Lei ha fatto anche un anno a Pescara con Allegri... Se l'aspettava la sua carriera da tecnico? "Sì, ho esordito in Serie B al posto suo. Sì, comunque mi aspettavo sarebbe diventato un grande allenatore. Avevo 17 anni allora, ma si vedeva quel carisma e la carica ogni volta che giocava o si allenava, era già un allenatore in campo, essendo in più a fine carriera".
Lei ha giocato in Nazionale. "Ricordo quanto ero contento di esordire... Certe volte nella mia carriera non sono stato fortunato, quella partita la perdemmo 1-0 ma sullo 0-0 sbagliai una palla gol, se fosse entrata forse la mia esperienza in Nazionale sarebbe stata ancora più bella. Idem per il gol mangiato a Manchester all'esordio in Champions League. Non rinnego niente della mia carriera, ma non sfruttando certe occasioni fai più fatica".
