Lucchesi: "Vi racconto l'incubo Covid e i 21 giorni di TI. Juve più forte dell'Inter"

11 gen 2021 18:52Calcio

Il dirigente sportivo Fabrizio Lucchesi è intervenuto in diretta a TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto con Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini, per parlare di numerosi temi. In primis il suo spiacevole incontro con il Coronavirus: "Io ho avuto fortuna perché è stata l'esperienza più brutta della mia vita. Ho fatto ventuno giorni di terapia intensiva e ne sono uscito bene, forse anche meglio di prima perché vedo le cose con maggiore distacco. Quello che ho subito lo dimentico ma ciò che ho visto e udito sulle persone che erano senza di me... Ai negazionisti farei andare a vedere dietro quella porta e cambierebbero idea. Il male è brutto e ci vuole attenzione e precauzione, ora col vaccino è giusto vaccinarsi. Entrando lì dentro senza sapere se torni a casa ti cambia la visione delle cose. Parliamo di calcio".

Abbiamo ritrovato la Juventus. "Penso che anche quest'anno possano primeggiare, hanno un organico forte che e trovano regime magari sbagliano una partita, e qualche errore lo stanno facendo, ma sul lungo periodo possono arrivare in fondo perché lì vince il migliore. Si erano un po' smarriti ma si sono ritrovati".

Cosa pensa del Napoli? "Lì deve essere successo qualcosa all'interno, erano partiti molto bene e dopo il rinvio di Juventus-Napoli si sono fermati. Poi c'è il problema dei rinnovi, per primo quello di Gattuso per cui non ci sono problemi ma con la firma che non arriva mai. Quando certi problemi entrano dentro si trasformano in prestazioni non al meglio o incapacità di raccogliere quanto si dovrebbe. Non credo che per organico possano competere con Juventus, Inter, Milan e ci metto anche la Roma. Qualcosa è successo, e probabilmente lo sanno solo loro".

Come finisce con Milik? "Credo che tutto avvenga intorno alla valutazione che stanno facendo in casa Napoli sul reparto d'attacco. Devono completare l'organico, e chi va via a giugno non lo tieni tanto per fare. Realisticamente dico che andrà via, e lo farà negli ultimi tre giorni di mercato magari".

A chi serve di più la quarta punta, Juventus o Inter? "Per me entrambe, per motivi diversi tutte e due hanno la coperta corta. Il campionato è lungo e si vince anche gestendo al meglio i momenti di difficoltà: avere alternative di qualità diventa un'assicurazione sulla vita. Se chi entra non è all'altezza di chi esce perdi qualcosa... In questo momento però per me l'organico della Juventus è più forte di quello dell'Inter".

Come fa l'Inter ad uscire dall'impasse su Eriksen? "Questa è una roba curiosa, ci deve essere stato un misunderstanding. Pagato molto, ingaggio importante e non gioca mai, o poco: è un'operazione che devono fare e il loro mercato è condizionato da quella. Il problema è che lo sanno loro ma anche chi deve prenderlo: per me anche questa va agli ultimi giorni. Anche a costo di rimetterci qualche soldo, succede spesso che certi affari si facciano lo stesso".

Torino e Cagliari con Giampaolo e Di Francesco progetti sviluppati male? "Gli allenatori sono bravi quando lo sono anche i giocatori, e da solo spesso non basta nemmeno: ci vuole una società che lo supporti. Spesso queste due cose non bastano nemmeno... Di Francesco è andato a Cagliari per ripartire: chiaro che gli servirà tempo ma anche che la squadra non sia da terzultimo posto. Da lì alla metà classifica comunque c'è poco. Ieri ho visto la partita con la Fiorentina e dico che se pareggiavano non avevano rubato nulla. Purtroppo nella nostra cultura gli allenatori passano dalle stelle alle stalle, e questo incide anche sulla programmazione. In sintesi: costa meno cacciare l'allenatore che dieci giocatori. Si parla di due tecnici importanti che pagano colpe non loro".

Vede una coerenza nel percorso di Commisso a Firenze? "C'è da parte della proprietà un'idea molto chiara, ed hanno messo risorse importanti. Però a fronte degli investimento e del settimo monte ingaggi italiano, la stagione è questa. Se da una parte semini sulle infrastrutture, ed un percorso di medio-lungo periodo, di contro hai un allenatore a scadenza tra tre mesi".

Questa cosa non le va giù. "Se il 2 febbraio non rinnovi Pradè come fai a fare il prossimo mercato? Se vuoi parlare di programmazione e progetto sono cose cui serve respiro, e così fai fatica. Si pensa che nell'aria ci sia una rivoluzione: intanto va presa la salvezza, e per quello credo non ci saranno problemi. Ieri hanno vinto: una partita non fa testo ma Prandelli con il buonsenso sta cambiando la mentalità. Sbagliando meno la Fiorentina può uscire da questo limbo".

L'Atalanta ha gestito bene il caso Gomez? "Da grande squadra, da persone che capiscono di pallone. Gomez ha dato tanto, ma anche l'Atalanta: arrivati ad un certo punto, però, ci sono delle regole. Senza di quelle non arrivi ai risultati. Loro non solo hanno giocatori bravi, ma li amministrano bene: in primis hanno dato forza all'allenatore, e poi hanno ribadito che comanda la società. Porteranno a casa qualche soldo e ne usciranno forti: la cosa si riflette sullo spirito di questa grandissima realtà ormai da tanti anni".

Chi è secondo lei il tecnico rampante pronto per una big? "Il calcio ha un andamento ciclico: ci sono momenti in cui sei in cima ed altri in cui cali. Dieci anni fa Ventura era in Serie C, poi ha raggiunto la Nazionale italiana. Me lo ricordo ancora lì a Pisa... Difficile oggi fare un nome, perché allenare in una medio-bassa classifica non è come in una big. Ai grandi campioni dai indicazioni anche tattica, ma entro certi confini: sono quasi due mestieri diversi.


Fabrizio Lucchesi intervistato da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini © registrazione di TMW Radio

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