La verità di Donadoni: "Un mese e mezzo prima avrei detto sì al Cagliari"

22 feb 2021 19:10Calcio

L'allenatore Roberto Donadoni è intervenuto in diretta su TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini. Si comincia con il bilancio dell'esperienza allo Shenzhen, in Cina: "Direi che è stata bella, anche se avrei voluto terminarla in maniera differente. Purtroppo ho dovuto lavorare con un general manager, subentrato nella seconda parte, del quale non condividevo strategie e modi di fare, alla fine ho preferito lasciar perdere. Sono rimasto però impressionato dalla loro realtà".

Contento di essere stato preso in considerazione dal Cagliari? "Molto. Mi ha fatto piacere e ringrazio Giulini che mi ha contattato, abbiamo parlato: ho ritenuto che non ci fossero le condizioni per iniziare quest'avventura, nonostante io a Cagliari ci sia stato, e anche molto bene. Proprio per l'affetto che mi hanno dimostrato i tifosi, ho creduto che il passo non potesse essere affrontato. Fosse successo un mese, un mese e mezzo fa, come ho detto al presidente, avrei accettato. Adesso, per come lavoro io e la voglia che ho, non c'era la tempistica ideale".

Strano vederli così in basso? "A volte certe cose succedono. Sono convinto che la rosa sia di buon livello, mi auguro e spero ardentemente che si risollevino quanto prima e portino a casa una salvezza ovviamente non facile, ma che meriterebbero per la squadra che hanno. Da questo punto di vista tiferò Cagliari".

In che senso avrebbe accettato un mese fa? "Per impostare un certo tipo di lavoro, come mi è capitato in altre realtà, vedi Parma. Un discorso è partire a inizio gennaio, un altro a fine febbraio".

Che effetto le fa vedere Gotti che cammina da solo? "Sono molto contento per lui, da assistente ad allenatore le cose cambiano. Luca Gotti ha sempre palesato questo desiderio di voler fare più da collaboratore, in virtù dell'esperienza poco gratificante in precedenza, ma per come si è ritrovato oggi le cose stanno andando per il meglio".

Nainggolan se lo aspettava a Cagliari a questo punto della sua carriera? "Radja è di livello superiore. Ricordo ancora cosa gli dissi allora, che se avessi dovuto prendere un giocatore da quel Cagliari, era lui. Oggi possiamo forse dire che abbia fatto meno di quanto ci si aspettasse, ma quando è in buona condizione fisica e mentale fa veramente la differenza".

Di Destro che dice? "Lui ha tutti i requisiti, lo confermo oggi ciò che dicevo quando lo allenava. Non solo finalizza, ma partecipa con convinzione alla manovra e alla costruzione del gioco. Il suo discorso è sempre stato solo quello di doversi convincere, perché anche atleticamente era superiore alla media. La cosa l'ha condizionato nel percorso".

Ci avrebbe mai creduto ad un Atalanta-Real Madrid? "Probabilmente no, ed è semplicemente meraviglioso. Vorrei tanto poter essere sugli spalti per ammirare una partita di questo tipo, sarebbe un'occasione imperdibile. Purtroppo le condizioni non ci sono, e dovrò vederla alla tv, ma la realtà di Bergamo è fantastica e spero facciano al contrario dell'anno scorso col PSG".

Quanto conta il lavoro di Percassi? E Gasperini? "C'è di tutto, ognuno opera nel suo ruolo. Non a caso ottengono risultati: il motivo è nella solidità della base. Indiscutibili i meriti dell'allenatore, quelli della dirigenza di aver saputo anno dopo anno andare a prendere i giocatori adatti al suo gioco. Un lavoro di team a 360 gradi".

Si abusa della costruzione dal basso oppure no? "Il discorso è più complesso... Fondamentale conoscere bene le caratteristiche non solo tecniche ma anche umane dei propri giocatori, e riuscire a convincere i propri ragazzi nell'attuare una certa tipologia di gioco. Credo che costruire dal basso sia una crescita, ci vuole però il giusto bilanciamento per non eccedere né in un verso né nell'altro, ma l'idea mi piace molto: quanto più hai il pallino del gioco, più difficoltà potrai creare agli avversari. Ma leggendo bene le situazioni".

Si aspettava che Quagliarella segnasse ancora nel 2021? "I casi di longevità sono ormai tanti: quando c'è amore e volontà in quello che si fa, dimostrando prima di tutto a se stessi di poter essere ancora a livelli importanti, non c'è da stupirsi. Fondamentale l'aspetto fisico".

Due parole sul Derby di Milano di ieri. "Vincere un derby in questo modo è una grande iniezione di fiducia, e l'Inter ne trae giovamento. Per quanto riguarda il Milan direi che sia stata una partita dai vari volti: sono partiti meglio i nerazzurri, poi però il Milan ha preso coraggio e creato occasioni importanti, ma è venuta fuori la qualità del singolo, nello specifico Handanovic, prima di tutto il resto. Ritengo comunque, in generale, che l'Inter sia superiore al Milan, e che abbia ingranato una marcia importante".

Sta cambiando qualcosa nell'approccio coi giovani italiani? "Penso di sì. Magari l'assenza di pubblico avvantaggia, ma la realtà è che i club traggono benefici in ogni senso dal tirare su i propri giovani. Qualcosina si è smosso, anche per la Nazionale non serve fare chissà quale percorso: giusto che i giovani si creino la propria strada e facciano certe esperienze. Dobbiamo smetterla di ragionare così, o rischiamo di rimanere un passo indietro: quello che sta facendo il ct Mancini, e anche qualche club, è importante. Fatemi dire un'ultima cosa".

Prego. "Un grande in bocca al lupo al Cagliari, ci tengo".


Roberto Donadoni ai microfoni di Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini © registrazione di TMW Radio

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