L'Aquila 11 anni dopo il sisma, Zanon: "Centro recuperato, ne usciamo più forti"

07 apr 2020 09:22Calcio

Damiano Zanon, esperto terzino de L'Aquila e nativo della città abruzzese di cui oggi ricorrono 11 anni dalla tremenda scossa di terremoto che ha sconvolto la vita del comune aquilano, ha così parlato a TMW Radio, su Stadio Aperto, iniziando dalla scelta del 2018 di tornare a casa anche a livello calcistico: "Cos'è successo... Ho rescisso il contratto con il Perugia, e sono tornato a casa. Conoscevo il mister Cappellacci, con la squadra che giocava in Prima Categoria: è scattata la scintilla e ho deciso di rimanere qui. Sono contento, vorrei aiutare la squadra a tornare dove merita".

Undici anni dopo, la città è stata aiutata?
"L'Aquila, nella zona centrale, è completamente recuperata. Io ho aperto un locale in Piazza Duomo, la gente ha voglia di uscire e tornare a vivere la quotidianità come era prima. Non aver potuto fare la fiaccolata ci manca, avremmo voluto ripetere la bella iniziativa dello scorso anno ma conosciamo le problematiche che ci sono. Ieri sera abbiamo acceso tutti quanti delle luci fuori dalle nostre abitazioni. La speranza è uscire rapidamente da questa situazione per poter tornare a vivere le nostre giornate".

Che risposta hanno dato gli aquilani all'emergenza Coronavirus?
"Conosco bene i miei concittadini, siamo belli tosti... Un po' capoccioni. La nostra forza, già 11 anni fa, è di aiutarci, essere vicini e fare sempre qualcosa per tornare alla normalità. Questa emergenza sta togliendo ulteriori energie alla popolazione, ma sono convinto che reagiremo bene a questa ennesima prova che ci si è messa davanti. Gli aquilani ne usciranno più forti di prima".

Nel 2009, quando ha saputo del terremoto, com'è andata?
"Giocavo a Celano, a 40 km di distanza. Viaggiavo spesso, quella sera dormivo ad Avezzano, casa della mia attuale moglie. Si è sentito chiaramente anche lì, ma purtroppo non riuscivo a mettermi in contatto coi miei parenti. L'autostrada era chiusa, ho fatto strada tra le montagne e ho capito che la situazione era grave, con tante ambulanze che andavano e venivo. Ho perso qualche amico, e questo rimane. La vita va avanti, bisogna reagire ed essere forti".

Vedendo le immagini di Bergamo sembra un incubo...
"Non si scordano mai le cose eclatanti. Vedere le bare portate via dalle camionette dell'esercito credo sia bruttissimo, com'era bruttissimo qui 11 anni fa. Si scavava con le mani per provare a tirare fuori le persone. Il dramma rimarrà scolpito nelle nostre menti ma credo che la popolazione italiana è sempre stata solidale. Anche i ragazzi della curva hanno fatto stampare delle maglie e vendendole aiutano i bergamaschi. Peccato per chi ci lascia, ma sarò giovane e troppo ottimista, e spero che ne usciremo più forti di prima".

Aver ridato opportunità anche ai giovani può essere punto di ripartenza, anche per il calcio aquilano...
"Il settore giovanile oltre ad aggregare è palestra di vita. Prima cosa togliamo i bambini dalla strada, poi si impegnano in qualcosa che li fa crescere come uomini. La mia impressione è che si cerchi di rifare qualcosa di importante. Si prova a ripartire, dalle fondamenta. Purtroppo non siamo riusciti a concludere questo campionato, e speriamo di riuscirci vincendo così da dare l'occasione ai nostri ragazzi di giocare nei nazionali".

C'è una fotografia che rimane indelebile 11 anni dopo?
"La cosa brutta da vedere era la prefettura. Sgretolata. Ancora oggi non è utilizzabile, e ci ha spiegato qual era la gravità. E poi anche il Duomo... Ancora non ci si può accedervi, e stanno iniziando ora a rifarlo. Ci vorranno ancora anni per avere la chiesa più importante di L'Aquila".

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