Inter Campione, Cauet: "C'è tutto Conte: Barella come lui, in Bastoni vedo Vanoli"

03 mag 2021 19:15Calcio

L'ex centrocampista Benoit Cauet ha parlato a Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini, iniziando dallo Scudetto conquistato dall'Inter: "Bisogna partire da quando è arrivato Conte: il primo anno, dopo i due di Spalletti, è stato molto positivo. Dalla lotta per la Champions, con la volontà e la rabbia stavano facendo bene, ma l'allenatore per primo voleva di più. Lì ha gettato comunque le basi per lo Scudetto, creando il gruppo che poi ha aggiustato nel modo giusto per aumentare la qualità. Lo spirito si è visto in tutto il campionato".

Chi vince ha sempre ragione? "La vittoria è tutto e non è mai scontata, è l'essenza dello sport. Dai venti dell'inizio ne rimane soltanto uno: questa squadra è costruita per giocare a memoria e ha capacità individuali di altissimo livello. Hanno la fortuna di avere due campioni assoluti in attacco e un gioco costruito per loro".

L'Inter di fine campionato avrebbe fatto meglio in Champions? "Beh, la Champions è particolare, lì si guarda la rosa. Hai creato lo spirito vincente e un gruppo fatto anche da giovani italiani, questo fa piacere: al di là di nome e storia, se prendi i singoli quante partite avevano giocato in Champions? Già lo scorso anno hanno fatto qualcosa di straordinario arrivando in fondo all'Europa League. Ora possono solo che crescere, ma non è che se ti chiami Inter vinci in automatico. Quelli del Real ne avranno 1500, di partite, tutti sommati. Il bello è stato veder crescere tantissimo questa squadra nell'arco della stagione: è più forte e pragmatica, valori da non dimenticare. Puoi fare il possesso che vuoi, ma conta segnare quando ne hai l'occasione mettendo i migliori davanti alla porta per farlo".

Che ne pensa di Eriksen? "A un certo punto il rapporto sembrava chiuso, basta rileggere cosa disse in nazionale. A volte però ci vuole tempo per capire chi sei: se non molli mai in un giorno o l'altro sarai ripagato. Credo all'inizio abbia avuto qualche problema di lingua, le sue qualità tecniche non si discutono ma magari in quanto a carattere faticava: il tempo penso sia servito a società e allenatore a modellarlo. Le cose sono cambiate, ed Eriksen ha conquistato la fiducia del suo allenatore. Non mi stupisce che Conte abbia voluto mettere i migliori possibili: ci ha portato anche lui".

Chi il simbolo di questo Scudetto? "Lukaku con Lautaro sono sicuramente gli emblemi di questa squadra. Insieme hanno fatto cose straordinarie: credo che il merito, al di là di tutto, sia della società. C'è un lavoro di programmazione che va avanti da 4-5 anni, e non solo sui giocatori ma anche per la società, guardate per esempio la scelta di Marotta. Poi oggi mettiamo davanti l'allenatore perché guardi l'Inter e vedi tutto il suo spirito. Sono tutti affamati, gli somigliano: guardo Barella e vedo Conte, guardo Bastoni e vedo Vanoli e Stellini che ha nello staff. Uno Scudetto importantissimo, che può aprire a qualcosa di meraviglioso. Intanto va bene godersi il momento, la vittoria è sempre difficile da raggiungere".

Chi sta meglio nella lotta per gli altri tre posti Champions? "I punti costano caro, sono tutti talmente vicini, lì imbottigliati entro pochi punti... La Lazio per me non è ancora fuori dai giochi. Juventus e Milan che sembravano le più in difficoltà sono riuscite a vincere. L'Atalanta ha sfidato un Sassuolo che è sempre ostico, mentre il Napoli quando è uscito Osimhen ha perso sul lato fisico contro un Cagliari difficile da sfidare. Complicato dire come finirà!".

Quanto le fa piacere la promozione del Como in Serie B? "A Como ci sono state tante società in difficoltà, ora sono stati presi da un gruppo serio, che ha programmato il suo futuro e mi fa molto piacere. Conosco tanta gente lì, sono un club che merita un palcoscenico importante. La vittoria porta tutti un po' più avanti, e l'hanno raggiunta senza far rumore. Provate ad equipararli alla situazione del Monza, per esempio... Là hanno due esperti del calcio mondiale e i milioni disponibili, a Como è diverso: ha combattuto nelle difficoltà e oggi si prende i meriti".

Tornando all'Inter, cosa deve fare per migliorare in Europa? "Serve chi ha esperienza, che possa dare qualcosa che gli altri non riescono a dare. C'è bisogno semmai di una crescita mentale per affrontare un certo tipo di competizioni che non è solo prendere calciatori importanti. Hanno creato sinergia, dinamiche e mentalità: ora arrivi qualcuno che dia esperienza a questi ragazzi e li faccia crescere verso match importanti e decisivi. E non è solo questione di campioni, eh... Prima il gruppo, poi i giocatori per il salto di qualità".

Scamacca può spostarsi in una big? "In Italia essere giovani è complicato, è un difetto dove per gli altri è una qualità. Da questo punto di vista è un paese deficitario, sono contento però che Mancini stia mettendo dentro tanti giovani. Scamacca è un ragazzo che per la sua età ha già fatto esperienze in varie realtà, ovvio che quando sei così giovane non puoi fare tutto bene, a volte prendi le cose con leggerezza... Non hai trent'anni. Per me però è pronto per altri tipi di sfide".

Il Lille può vincere la Ligue 1? "Non mollano, i turchi che hanno davanti sono impressionanti per quanto segnano. Il PSG sta avendo tanti alti e bassi e non ha il destino nelle sue mani: se il Lille ne vince tutte, e anche a livello di calendario mi pare che l'unica difficile sia il derby col Lens alla prossima, perché si giocano l'Europa League. La Ligue 1 è ancora tutta da decidere: anche il Monaco per come gioca è tra quelle che ha fatto meglio. Hanno giovani molto bravi. Il Lione invece ha perso l'opportunità di farcela".


Benoit Cauet ai microfoni di Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini © registrazione di TMW Radio

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