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Il Maradona di Taranto e quel sogno interrotto tragicamente: la storia di Erasmo Iacovone
16 ott 2026 18:50Calcio
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Ci sono giocatori che diventano simbolo di una città. Ed Erasmo Iacovone lo è stato per Taranto. Un vero mito, entranto nella leggenda purtroppo per una fine tragica, e la cui parabola viene raccontata a Storie di Calcio, trasmissione della radio di Tuttomercatoweb.com, condotta da Francesco Tringali.

Molisano e cresciuto nelle giovanili della Roma, debuttò in Serie D a 19 anni con l'OMI, poi nel novembre 1972 il passaggio alla Triestina con la quale esordì in Serie C, prima di tornare in Serie D, nelle file del Carpi, che con i suoi gol fu decisivo per la promozione del club. Poi due stagioni al Mantova e nel 1976 lo sbarco a Taranto. La prima stagione Iacovone andò a segno 8 volte in 27 incontri, in particolare la splendida rete realizzata nel derby pugliese contro il Bari, contribuì a farlo entrare nel cuore dei tifosi. Nella stagione successiva 1977-78, quando era capocannoniere della squadra con 9 reti, però la morte prematura in un incidente stradale sulla SS7ter, in agro di San Giorgio Ionico.

E a raccontarlo è stato il giornalista Fulvio Paglialunga: "Taranto era una città che stava crescendo, con una società con un presidente appassionato. Era in Serie B all'epoca, non era mai stato in Serie A ma quell'anno ci credeva. Per la prima volta sognava, ed è questo uno dei dolori mai finiti di Taranto. Per molti anni è stata una risposta del destino, che dice 'Voi non avete il diritto di sognare'. Il Maradona di Taranto? Era un uomo umile, taciturno, non è mai stato autore di spacconate. Era uno che segnava, l'antesignano del cucchiaio (in un derby al Bari). Un giocatore dai mezzi straordinari, un professionista. E quella notte era uscito per mangiare con gli amici ed era andato via prima di tutti. E piace per questa sua semplicità. E' stato un attaccante davvero forte. La sua fine drammatica è un pezzo del racconto. Non ci dà la possibilità di averlo visto sbagliare. E il fatto che la partita precedente alla morte fosse finita 0-0, forse quella è la fine".

E ha ammesso: "La ferita Taranto la porta ancora oggi, non è cambiato niente. Ogni 6 febbraio per noi è un giorno di lutto. Taranto tende a dividersi per tante cose, tranne il 6 febbraio. Il Taranto però non è mai più riuscito a sognare la Serie A. Quel giorno pare non essere mai finito. Lo stadio che ora porta il suo nome, allora non aveva un nome, visto dopo sembrava un presagio. Il giorno del funerale il presidente disse di volerlo intitolare a lui e così fu. E oggi ci si arriva a quello stadio passando anche per una via dedicata a lui. Nella prima partita del nuovo stadio, con il giro di campo della moglie con la maglia di Iacovone, è un ulteriore segnale che il primo gol sia stato segnato dal numero 9 del Taranto. E' il segno ulteriore che per Taranto Iacovone è un santo laico".

Una squadra che subì quel lutto: "Il portiere dell'epoca era uno dei suoi migliori amici e provò a farsi giustizia da solo al pronto soccorso di colui che aveva colpito con la sua auto Iacovone. La città si svegliò il mattino dopo con quella notizia e non ci credeva. La squadra fu terribilmente scossa, finì il campionato nell'anonimato. E il presidente lo ribadì sempre, tutti i giocatori erano dei figli per lui, ma lo riteneva il migliore".

Sulla tragedia: "Stava tornando a casa dalla moglie, che era incinta. Un'auto a fari spenti, rubata e inseguita dalla polizia, gli tagliò la strada. Un destino beffardo il suo. Lì su quella statale è morta un pezzo di Taranto. Lì c'è la sua lapide, lì qualcuno ancora ci va, a partire dai suoi ex compagni. Quella notte non è mai finita. La gente spende i propri soldi per tenere quella lapide, che a volte si rovina, colpa magari di altre auto o altro. Il Taranto può sperare di sognare fortissimo, ma non avrà più un altro Iacovone. Oggi è in Eccellenza, non può cercare un altro Iacovone perché non esiste e non è replicabile una storia del genere. Deve cercarlo nel nome di Iacovone. Ogni domenica i tifosi lo cantano, come a farsi sentire da lui. C'è stato un cambio culturale in città. Non è più l'uomo che rappresenta il nostro dolore, ma la figura a cui ci appoggiamo per ripartire. Lo stadio è stato ricostruito completamente, ma è rimasta la sua stadio che è lì fuori. Si sta ricostruendo Taranto, a fatica, con grande partecipazione popolare, e si grida ancora il suo nome perché ci aiuti a giocare le nostre partite per raggiungere quel sogno che finì quella notte".

Daniele Petroselli
Francesco Tringali, in compagna di Fulvio Paglialunga, racconta la storia di calcio di Erasmo Iacovone © registrazione di TMW Radio