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Cristiano Giaretta, ds del CSKA Sofia, ha parlato in diretta nel corso di Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini: "Abbiamo perso la finale ai rigori davanti a 15mila tifosi che ci sostenevo. All'ultimo rigore, tra l'altro: peccato, puntavamo molto alla coppa perché sarebbe stato un trofeo importante. Abbiamo comunque finito bene in campionato, il secondo posto ci dà l'accesso ai preliminari di Europa League".
Com'è stata gestita la riapertura degli stadi in Bulgaria? "Inizialmente è stata parziale, li hanno riaperti a capacità ridotta, e andava discretamente bene. Poi, dopo la finale con i festeggiamenti vari, sopratuttto fuori dallo stadio, si è assistito a nuove infezioni ed hanno richiuso gli stadi. Non era ancora il momento adatto, e le ultime due le abbiamo giocate senza tifosi. Anche allo stadio c'erano regole precise, con sollecitazioni via altoparlante, ma mantenere una certa distanza era impossibile. Non si è ancora pronti, essendo un calcio totalmente diverso, ed è giusto dunque giocare a porte chiuse".
La nuova stagione sta per iniziare. "Il campionato inizia il 7 agosto. Abbiamo finito lo scorso a metà luglio, lasciando ai ragazzi cinque giorni di riposo prima della preparazione. Una cosa senza precedenti perché non c'è stato il minimo stacco".
Come si è potuto muovere sul mercato? "Lo hanno aperto da subito dopo la fine del campionato al 12 luglio. Chiuderà a fine settembre, ma si parla di prolungarlo anche a ottobre. Sarà dunque un mercato molto lungo".
Cosa rappresenta per lei questa stagione? Sente il richiamo dell'Italia o di altre esperienze? "Nelle due stagioni qua al CSKA ho vissuto il completamento, indossando un vestito internazionale e venendo riconosciuto come tale. Mi piace molto la cosa, in Italia spero ovviamente sempre di tornarci, ma all'estero sto bene, si imparano le lingue ed è un'esperienza di vita. Hai a che fare con contesti diversi da quelli italiani".
Lo Scudetto vinto da Sarri riporta agli onori anche il concetto di meritocrazia? "Credo che abbia fatto vedere il suo valore e le sue conoscenze tattiche sul campo. Poi si possono raggiungere risultati più o meno importanti e giocare partite spettacolari o meno, ma ha trasmesso le sue idee andando avanti per la sua strada. La Juve ha mostrato il bel calcio solo a momenti, ma in Italia conta vincere e la Juve è in corsa per l'ennesimo Scudetto: a Sarri do grandi meriti, anche dal punto di vista caratteriale. Qualcuno ha pagato la ripresa post-lockdown, la Juventus no: significa che dietro ci sono lavoro, concetti e filosofia. Sarri sarà sempre un signor allenatore".
Negli ultimi turni si è complicata la situazione dell'Udinese. Quanto rischiano? "Il campionato non è finito, e in zona retrocessione bisogna restare attenti. L'Udinese ha perso troppi punti nei finali di gara, buttando al vento delle vittorie al novantesimo o nel recupero. Secondo me nella metà di classifica bassa della Serie A, sono la migliore squadra. Il calcio però è bello perché la palla è rotonda, i motivi per cui le cose non funzionano possono essere svariati. Le potenzialità per salvarsi le hanno, ma serve anche quella piccola dose di paura per tenere alta la concentrazione".
In molti lamentano l'anormalità di questo calcio. "Certo. Il calcio è ripreso solo per il lato economico, ma dal punto di vista sportivo vediamo delle partite senza però vedere il calcio. Da addetto ai lavori mi costringo a guardarle, ma un tifoso dopo 10 minuti penso cambi canale. La verità è che purtroppo non è calcio, io personalmente avrei preferito fare come Francia e Belgio, finendola lì per preparare al meglio la stagione dopo. Invece abbiamo visto partite falsate, infortuni e quant'altro".
Diventa tutto più complicato. "Prendiamo San Siro: un conto è giocare con 70mila persone che gridano al primo passaggio sbagliato, un altro se non c'è nessuno. Speriamo in un ritorno al calcio, e non solamente delle partite".
Crede che la Serie B tornerà al valore di qualche anno fa? "In effetti ci sono tutte le caratteristiche per poter vedere una B di alto livello, quantomeno meglio dell'ultima decade. Alle varie Reggiana, Monza, Reggina e Vicenza vanno aggiunte pure Brescia, SPAL e la terza che retrocederà dalla Serie A. Vedremo anche proprietà importanti, fatte da imprenditori che possono investire molto come Rosso a Vicenza o Berlusconi al Monza".
Lei ha scoperto Bruno Fernandes. Può entrare del tutto nel gotha del calcio europeo? "A lui non basta essere uno dei migliori, lavora ogni giorno duramente per essere proprio il migliore. Lo conosco e sono certo che aspiri ad arrivare un giorno a vincere il Pallone d'Oro. A Manchester ha raggiunto già il palcoscenico top nel mondo, è un sogno che si sta avverando, una favola iniziata nella Primavera del Novara a 17 anni, che l'ha portato poi al Manchester United".
