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Galante: "Col VAR avrei uno Scudetto. Porte chiuse come una partitella del giovedì"
12 mag 2020 19:04Calcio
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© foto di Lorenzo Marucci

L'ex difensore Fabio Galante è intervenuto in diretta ai microfoni di TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto: "Purtroppo, come tanti italiani, ho vissuto questo periodo in casa, e non è facile rimanerci per più di due mesi. La Lombardia poi è una regione molto colpita, e ancora la situazione non è delle più semplici. Mi destreggio tra cucina, leggere libri, riguardare delle vecchie partite pensando a quanto ero scarso... Questa un po' la mia clausura".

Quale partita vintage ha fatto più effetto? "Sicuramente il 3-1 al Real Madrid, entra Baggio e fa doppietta nello stadio pieno. Ci è valso il passaggio del turno. Ma anche la serata della Coppa UEFA vinta nel '98, anche se non ero in campo, la finale Primavera in Spagna e qualche Inter-Juventus o derby col Milan".

Quale rigore fischiato contro l'ha fatta più arrabbiare? "Durante un Inter-Juventus c'era Pippo Inzaghi che mi tiene, mi viene contro e viene dato rigore. Se c'era il VAR forse uno Scudetto nel palmares ce l'avevo. Vedo già Rizzoli domani che mi chiama e mi chiede cosa dico alla radio (ride, ndr)". Piaciuto l'atteggiamento del calcio in questi mesi? "Ne abbiamo sentite di tutti i colori, poi ognuno tira l'acqua al suo mulino. Qualche presidente che vuole continuare, chi si vede già retrocesso che vuole smettere... Pensando alla salute di tutti, per me se abbiamo la certezza che nessuno venga colpito, è meglio finire il campionato. Anche a porte chiuse, perché così ognuno si gioca le sue chance sul campo. Se non si conclude, apriti cielo, tribunali fino al 2022. Giocare a porte chiuse è come un allenamento, e io a me è successo due volte in carriera, ma va fatto".

Come si tengono i calciatori due mesi e mezzo in ritiro? "Se facciamo un film, sì. La vedo molto, molto difficile: venti squadre con tutto lo staff saranno 3000 persone, più gli arbitri e tutti gli addetti ai lavori. La Serie B poi siamo sicuri se lo possa permettere? Mi sembra proprio di no. Secondo me da parte dei calciatori c'è tanta voglia, poi chiaro che c'è chi ha situazioni particolari, vedi chi ha figli piccoli. Ma poi, son due mesi e mezzo che son con le loro famiglie, secondo me si sono anche rotti (ride, ndr)!".

Il calcio ne uscirà ridimensionato. Che fare? "Di riforme se ne parla ogni anno ma alla fine se ne fa sempre poco e nulla. Potrebbe essere il momento giusto. Sicuramente il Covid-19 ha colpito e colpirà anche il calcio oltre alle altre aziende, penso ad amici che hanno ristoranti, pizzerie, stabilimenti... Avranno perdite incredibili. Gli sponsor danno meno, gli incassi per un po' ti mancano, e così i club pagheranno meno giocatori e allenatori. La B e la C saranno più colpite".

Cosa cambia giocando a porte chiuse? "C'è un ritmo da partitella del giovedì, e un altro problema è la concentrazione sui 90 minuti. Soprattutto se giochi in casa: è peggio. Ricordo col Livorno, eravamo addirittura in Europa League contro l'Espanyol, segnai e a fine partita dissi che se avessimo giocato col Picchi pieno non avremmo perso 2-1. Fuori sei abituato a non avere i tuoi tifosi, anche se non dà comunque una bella sensazione. Non credi a certi stadi in cui non c'è nessuno, senti cosa dice l'allenatore e i tuoi compagni".

Cosa pensa del problema di fare poca pausa tra un campionato e l'altro? "Dovessi decidere, far finire il campionato a settembre non mi importerebbe. Ho fatto il ds due anni e mezzo al Chiasso e in Svizzera finivi a maggio per riprendere a giugno, fermandosi poi di più d'inverno. Penserei a provare a ripartire anche subito poco dopo la fine del precedente campionato, il problema è semmai nella scadenza dei contratti, e infatti sento che vorrebbero prorogarli fino al 30 agosto".

Come ne esce il calcio dalla questione taglio stipendi? "I calciatori sono sempre sensibili, fanno beneficenza e sono vicini a quello che succede. Se tutti fossero come loro, a partire dai politici, vivremmo in un'Italia e in un mondo migliore. Parlano tutti di loro, ma ce ne fossero come i calciatori... Non devono però essere messi sempre loro in prima linea. Tutti poi pensano agli Ibrahimovic, Dybala e Ronaldo ma ci sono quelli di B e C che se gli levi due mesi di stipendio li metti in ginocchio".

TMW Radio Regia
Fabio Galante intervistato da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini © registrazione di TMW Radio