Fiore: "Il tridente di Sarri mi intriga, ma va messo insieme. Locatelli è una mezzala"

26 lug 2021 19:00Calcio

L'ex centrocampista Stefano Fiore è intervenuto a TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto con Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini, cominciando dalla Lazio di Sarri col tridente Anderson-Immobile-Correa: "Sulla carta mi intriga, il potenziale è enorme. Correa lo scorso anno ha fatto un'ottima stagione, anche Immobile nonostante un Europeo così così: è un terminale offensivo che garantisce i gol. Felipe Anderson, se torna ai suoi livelli, è molto forte. C'è da vedere come metterli insieme, soprattutto per gli esterni Sarri predilige un certo lavoro di sacrificio. Da capire che approccio avranno, soprattutto Correa. Sarri fa sempre giocare bene le sue squadre in attacco: Immobile potrebbe giovarsene, anche se dovrà muoversi diversamente da come faceva con Inzaghi". Quanto conterà l'abnegazione dei calciatori nei confronti di Sarri? "Sarà fondamentale, lo è per ogni allenatore poter avere i giocatori calati in un certo tipo di lavoro. Sarri, dalla sua, ha il fatto che esprimendo un gioco molto propositivo, di possesso e governo, può essere molto aggregante a livello mentale. Certo, nella Lazio c'è un modo di giocare abbastanza radicato, con un tipo di modulo e di filosofia diversi, serviva un po' di campo e di spazi per potersi scatenare. Ci sarà da lavorare su aspetti nuovi, ma Sarri dall'Empoli in avanti è stato assolutamente un allenatore che ha fatto giocare bene le sue squadre ed è entrato in empatia coi suoi giocatori. Un po' di tempo servirà". Dove lo vede Luis Alberto? "Può giocare un po' dappertutto, per quello che sa fare. Per i tempi di gioco c'è chi l'ha ipotizzato pure davanti alla difesa... Per vederlo metodista secondo me ci vorrebbe più tempo e in quel ruolo lì rischierebbe di pagare un po'. Secondo me sarà uno dei due interni del centrocampo a tre, come Hamsik nel Napoli, anche se ha qualche caratteristica diversa". Senza De Paul e Musso quanto rischierà l'Udinese? "Qualche certezza l'hanno comunque mantenuta: solidità e compattezza sulle quali Gotti proverà a costruire il campionato. Hanno perso i due giocatori migliori, soprattutto De Paul che è la chiave del gioco offensivo, l'estro che accendeva la squadra. Devono andare a ricercare uno con le sue caratteristiche: ok le neo-promosse, ma basta qualche infortunio e un periodo così così e ti ritrovi a dover fare un campionato di lotta". Il Parma ha cambiato volto. "Buffon e Maresca sono due profili differenti ma convergono: da una parte l'esperienza infinita di Gigi, guida dello spogliatoio che ha ancora ambizione di voler dire qualcosa nel calcio, dall'altra la freschezza di Maresca e delle sue idee. Partono senza dubbio coi favori del pronostico, hanno una squadra di lusso per la Serie B. I campionati poi vanno vinti ma il progetto nasce molto bene". Federico Chiesa può superare Enrico? "Ancora c'è da lavorare... Anche se Federico ha già fatto grandi cose, per eguagliare la carriera del papà ancora ha da migliorare in delle cose. Chiaramente è a buon punto: rispetto a Enrico ha bruciato le tappe, cresce in fretta anche grazie all'aiuto della squadra in cui gioca. Quando sei alla Juventus vinci, giochi certe competizioni: tutto ciò arricchisce in fretta un percorso. Va detto poi che gioca in un calcio diverso, quello del papà era molto più complesso. Bene che ce l'abbia come riferimento: più sono alti, più si migliora". Locatelli è regista o mezzala? "Come centrocampista è moderno e sa fare un po' tutto. Oltre alla qualità del tiro e degli inserimenti ha anche la rifinitura: da mezzala riesce a unire al meglio il tutto. Può fare il regista arretrato, ma gli vengono limitate le qualità". Che ne pensa del nuovo corso Italiano a Firenze? "Italiano è un profilo assolutamente interessante, Firenze può essere il suo definitivo trampolino. Avrà grande voglia e determinazione, come mentalità mi piace. Da un punto di vista dirigenziale è giusto che la Fiorentina trovi una sua linea guida e identità, che fatte le dovute scelte si vada avanti per un po' lasciando lavorare con tranquillità chi deve farlo". Vlahovic può fare come Toni? "Il paragone è azzardato e anche un po' scomodo perché Luca ha fatto la storia a Firenze. Dal punto di vista tecnico, forse, Vlahovic ha qualcosa in più, nel gioco lontano dall'area. Toni era un cecchino degli ultimi metri. Sul valore di Vlahovic, comunque, pochi dubbi". Ci credeva nell'Italia campione d'Europa? "Il calcio è bello anche perché ti sorprende, non ero il solo ad auspicare una bella figura. Vincere sembrava improbabile, e invece l'abbiamo fatto con merito. La chiave è stata lo spirito trasmesso da Mancini, la fiducia ritrovata dopo le macerie della mancata qualificazione ai Mondiali". Insigne come lei col Belgio nel 2000? "(ride, ndr) Un po' diversi. Io scambiai la palla con Pippo Inzaghi, più bravo lui che ha costruito e concluso da solo!". Più raro l'assist di Inzaghi... "Vale di più per quello!".


Stefano Fiore intervistato da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini © registrazione di TMW Radio

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