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L'ex calciatore ed oggi opinionista Antonio Di Gennaro, è intervenuto in diretta nel corso della trasmissione Stadio Aperto in onda su TMW Radio: "Ho letto oggi le parole di Malagò e condivido che avrebbe chiuso le componenti dentro una stanza: così si fa. Questo è il momento opportuno per mettere tutti insieme e fare qualcosa di importante, ho apprezzato la sua uscita. Poi ci sarà la fase in cui si ripartirà, avremo gli accorgimenti necessari sempre però con qualche apprensione, e purtroppo sarà così".
Tutti i vari livelli del calcio sapranno ripartire? "Sicuramente il traino di tutto è la Serie A, ed è giusto che si provi a ripartire. In B e C non c'è condivisione di idee, ci sono divergenze da chiarire da parte delle autorità preposte, ma la vedo molto dura soprattutto per la C, dove già non ci sarebbero i tempi tecnici".
E poi solo Novara e Catania avrebbero l'albergo all'interno del centro sportivo. Senza parlare dei medici sociali che non svolgono quello come primo lavoro. "C'è un mondo dietro che magari la gente non conosce, perché tutti pensano ai calciatori ma ci sono anche magazzinieri, medici e quant'altro che hanno rischi e problematiche ancora maggiori. Ci vuole davvero gran buonsenso, e che le cose siano condivise. Altrimenti sarebbe tutto ingiusto e senza senso".
In D poi... "Ci sono realtà come Bari dell'anno scorso e Palermo, che ci finiscono lì e ripartono da realtà che per loro non fanno specie. Ci sono certe diversità da valutare con chi ne sa di più, e capire che ora è il momento di creare qualcosa di diverso. Tre gironi di C da venti squadre ormai sono improponibili, non ci sono mezzi né denari né passione di voler lavorare. Non sono possibili rose di 25 anche in C... Ci vuole una sana e vera ristrutturazione del sistema, e io ridurrei pure di due le squadre di A, meglio 18 che 20. Pensiamoci, aiuterebbe anche la Nazionale".
Com'è la situazione a Bari? "Ogni giorno viene fuori un virologo o infettivologo nuovo a dire la sua. Io sono profano, non conosco la materia, ma anche loro devono andare nella stessa direzione. Già siamo in apprensione e psicosi, pensiamo al dopo, anche alle persone normali che dovranno ripartire... Forse non sanno completamente tutto neanche loro".
Quest'estate però niente bagno al mare... "Magari con un pass, come nelle finali di Champions. Ho un residence vicino Otranto, e stiamo valutando anche il come e il perché della riapertura, ci sarà da sanificare tutto: è un grande punto interrogativo. L'appuntamento è al 3 maggio, ma chissà che non passino poi altri quindici giorni. Bisogna andare sulla stessa rotta. Dopo quaranta giorni chiusi a casa si può andare incontro a qualche sclero... E credo che ci sia del fondo di verità in certi discorsi degli psicologi".
Le regioni e zone d'Italia che vivono di turismo come faranno? "Sentivo l'altro giorno Cazzullo del Corriere della Sera: ok stare fermi, ma c'è da preparare bene il dopo. Siamo stati presi dallo tsunami in maniera inaspettata, ora però possiamo preparare il futuro. L'aspetto economico dipende da chi gestisce, perché il danno è notevole in qualsiasi settore. Ok il calcio ma ci sono altri settori che hanno subito questa débacle. Ci sarà un ridimensionamento generale, e mi auguro che ci sia chi ci dice come dovremo comportarci. Le mascherine saranno d'obbligo, bisognerà cominciare a vivere in maniera diversa sperando di tornare presto ai contatti, agli abbracci...".
Non stupiscono le discussioni tra i vari apparati del calcio. "Sì, ma è il momento di trovare di nuovo la condivisione e ripartire con un unico obiettivo. L'emergenza del Coronavirus d'altronde non è mica solo italiana, è mondiale: hanno rimandato pure Europei e Olimpiadi. La via d'uscita si trova tutti insieme, altrimenti nascono polemiche e demagogia. Una grande coalizione, anche se in Italia purtroppo non l'ho mai vista. In altri paesi europei così invece risolvono i problemi. Fino a adesso è stato un disastro, e per riprendere le cose com'erano prima si parla anche di un paio d'anni. D'accordo la speranza ma ci serve più condivisione".
Più facile fermare le giovanili, come fatto oggi. "Ne parlavo in questi giorni anche di come sarà la ripresa per le scuole calcio. Non è mica semplice rispettare tutte le disposizioni, creare sicurezza igienica diventa un problema economico, e se lo è per la B e la C figuriamoci per queste realtà. Si rischia che vadano a scomparire".
