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L'ex centrocampista Antonio Di Gennaro, commentatore sportivo, è intervenuto in diretta nel corso di Stadio Aperto, trasmissione in onda su TMW Radio: "Che il campo sia sovrano sui risultati finali sono d'accordo, almeno per Serie A e B. Il protocollo è oneroso e per la Serie C la vedo difficile metterlo in atto: credevo si sarebbe ricorso a playoff o playout. Ora dovremo capire come potranno fare, credo anche che la soluzione proposta non fosse del tutto corretta, perché veniva promossa una squadra arrivata terza nel suo girone, seguendo la media punti. Per la A e la B la ripartenza può essere vista con speranza, sulla C credevo potessero arrivare ad una via di mezzo".
Ghirelli ha stimato che servono 55mila tamponi e 20mila test per la ripartenza. "Non c'è una regolamentazione di base, andavano reinventati dei giusti crismi. Prima vera venuta fuori la storia del sorteggio, con Ghirelli che si è arrabbiato, poi la media punti ventilata alla Federazione che è stata votata da una piccola parte, con molti astenuti. C'era già frammentazione, siamo partiti subito male. Si sapeva che sarebbe stato costoso il protocollo, se non riescono ad applicarlo significa che hanno problemi economici. La Federcalcio stessa aveva valutato di ridurre le squadre professionistiche, così da avere chi può garantire un certo esborso economico".
Si doveva forse trovare una sintesi tra richieste e ciò che è giusto? "Gravina diceva pochi giorni fa che sperava ancora di concludere tutti i campionati professionistici, e la curva di contagiati in calo dà il là a questa sentenza che vale sia per la Serie A che per la C. La stessa media punti era stata valutata male, andava rivista e ricalcolata. Non lo dico perché c'è il Bari, o la Reggiana che ha speso molto, ma andava a premiare una squadra terza a discapito di due seconde, con anche meno partite disputate. Con playoff e playout saresti andato a sistemare tutto".
L'impressione è che il sistema Serie C conti poco nel Consiglio Federale. "Anche per molti presidenti era la soluzione migliore quella di playoff e playout. Non c'è stata coesione già dall'assemblea, però: troppo frastagliata, ci sono stati tantissimi astenuti... Siamo arrivati al punto in cui se A e B concludono, allora deve farlo pure la C. Per molte squadre però ci sarà un problema economico".
Ghirelli l'ha fatto capire anche oggi. "Ma quando si vanno ad iscrivere squadre che poi non riescono a finire la stagione, va bene? Rivediamo tutto, e dico da un po' che questo sarebbe il momento migliore. Il sistema era già allo spasimo, così è insostenibile. Ma non è solo da un anno o due, è già da troppo tempo... L'Italia è così, si fa un passo avanti e due indietro. In Germania hanno deciso le leghe, e tutti sono stati d'accordo: lì quando hanno dovuto risolvere i problemi si sono sempre coalizzati, dovremo imitare questo sistema. Loro lo hanno fatto più di una volta, noi mai".
Anche la Serie B è in attesa. "Certo, perché sulle cose arriviamo sempre per ultimi. Non voglio sminuire il mio paese, ma anche sul discorso strutturale siamo indietro anni luce. Ora con la pandemia tutti parlano di togliere la burocrazia, ma quant'è che lo diciamo? Ora è arrivato il momento di ripartire in un altro modo, anche se non so se ci sia qualcuno dietro che non vuole farlo. Nelle difficoltà proviamo sempre a salvare il salvabile, ma dovremmo pensarci prima".
Secondo lei Spadafora sta guadagnando punti? Il Governo ha sterzato? "Il 25 maggio riaprono le palestre, all'inizio si parlava di gennaio 2021. Idem teatri e cinema, che invece riapriranno il 15 giugno. Ci deve essere una apertura tra Governo e parti in causa, questo dicevo sin dall'inizio, anche perché questa situazione è imprevedibile. Ci ricordiamo di chi parlava di una semplice influenza? Poi invece sono arrivati 33.000 morti. In Italia non pensiamo mai a prevenire, ci battiamo sempre dopo. Eppure abbiamo tante teste, abbiamo talento, cultura. Da una parte comunque sono contento per il calcio, anche se per la C ho sempre pensato sarebbe stato meglio giocare i playoff e i playout, così da ridurre partite e rischi. Speriamo che vada tutto nel migliore dei modi".
Il 28 maggio sembra la data della decisione. "Però deve decidere uno solo. Uno. Come per i direttori dei giornali, sono pagati per questo. Deve decidere uno, ovviamente con coinvolgimento globale di un'assemblea ed unità d'intenti, ma che sia uno solo".
I tempi sono troppi contingentati? "Io ricordo che nel 2000, con Terim, si cominciò la stagione al primo ottobre perché c'erano stati problemi per gli Europei. D'altronde la situazione è anomala, era una cosa imprevedibile, dobbiamo ritornare nei parametri per arrivare bene all'Europeo, magari si tornerà a giocare a Natale, cosa che a me non dispiaceva. Magari avremo avuto mesi in più, ma ancora non siamo sicuri che il virus non si ripresenterà. Sentiamo tante cose, tutte diverse: bisogna convivere con lui, e mi auguro che si trovi una coesione totale. Amo il calcio e mi auguro che riparta, così come che ci sia una riforma: 18 squadre in A, 20 in B e 20 in C. Massimo cinque stranieri, e zero nelle Primavere. Questo dico".
