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Marco Montanari, direttore generale dell'Imolese, è intervenuto in diretta a Stadio Aperto, trasmissione condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini, in onda su TMW Radio: "Le ultime settimane in Serie C sono state lo specchio del momento: confusione, dietrofront, prima sembravano tutti orientati verso una direzione e ora sono tutti pronti a giocare... Tutto questo la paga chi, come noi, deve rimboccarsi le maniche per giocare partite che non avrebbero, e non si sarebbero, dovute giocare dopo tre mesi di stop forzato e tutte le conseguenze, anche economiche, che questi club devono pagare".
Lei come l'avrebbe risolta la questione? "Nella riunione del 7 maggio quasi tutte le squadre avevano votato per chiudere il campionato, promuovere le prime senza retrocessioni e trovare una formula per portare la quarta in B. Sarebbe andato a salvaguardia dei giocatori, che rischiano di aver perso il lavoro a febbraio senza aver visto la possibilità di giocarsela sul campo. Non l'hanno meritato. Era più giusto bloccare le retrocessioni e, lasciando le scadenze fiscali, alla fine si sarebbe potuto completare il format delle sessanta squadre con i famosi ripescaggi dalla Serie D che non si volevano fare".
Che ne pensa del Rimini retrocesso con gli stessi punti del Fano? "Ieri sera ho sentito il loro presidente, è vulcanico ma spesso dice le cose nel modo giusto. Aveva le lacrime agli occhi. Io non sono un proprietario di club, ma vederne uno che dice di voler mollare perché schifato dalla decisione mi ha toccato. Mi ha colpito. Parlava di sessanta persone senza più un contratto, e infatti ha dato le dimissioni, anche se spero che ci ripensi".
Economicamente come ci si arriva al playout? "In questo momento non ci sono ancora delle linee guida definite dal Governo, o dall'INPS, per la Cassa integrazione. La maggior parte dei nostri giocatori ricade in quella categoria e come società cerchiamo di ottemperare alle pendenze, provando ad andare incontro ai giocatori ma non sappiamo i dettagli, come se è di 6 o 18 settimane. Cerchiamo di spiegare, tenendo viva la loro attenzione per far capire che tutto il resto non dipendeva da noi. Non è stato semplice e non lo è tuttora. Una volta poi che i ragazzi hanno calpestato l'erba ho visto riaccendersi la fiammella, ma pensiamo a una società che deve fare i playout, spendendo soldi per il protocollo, e vogliamo farlo scrupolosamente, e in più rischia, giocando, di perdere pure il diritto alla Cassa integrazione: è un cane che si morde la coda, una cosa assurda".
C'è da capire che succede a chi rinuncia ai playoff. "Sì, esatto. Leggevo del Pontedera e mi sembra che anche Arezzo non voglia partecipare, così come Modena è sul nì. Noi, con i playout, siamo invece i più penalizzati. Oltre al danno, abbiamo avuto la beffa".
Quanti club arriveranno al 2021, sperando che cambi davvero il format? "Ho un pensiero: a marzo si poteva veramente decidere di concludere il campionato e cominciare a pensare in tempo alle riforme. Ci sarebbero state le condizioni per salvare questa Serie C, già malata. Da malattia ora per molti club diventerà una tomba. Si sentono tante idee, e ci sarebbe stato tutto il tempo e il modo per far rivivere la C. Invece si è arrivato ad un punto tale che le società verranno ammassate e, quando ripartiremo, non ci sarà tempo per nessuna riforma. Se poi vai a farle a campionato in corso, crei nuovi scontenti: a marzo potevi accontentare tutto".
Siete al terzo allenatore della stagione con Cevoli. "Quest'anno è stato particolare, dopo la sbornia dell'anno scorso abbiamo sofferto. Credo che alla fine condurremo la barca in porto, e questa stagione si rivelerà di crescita, più della scorsa, anche per noi dirigenti. Purtroppo ci sono stati questi mesi in cui si leggeva di tutto, non si sapeva se si sarebbe giocato, se con i playout o no, e l'ambiente si era un attimo assopito. Quando gli spifferi hanno iniziato a dire che si sarebbe dovuto giocare, abbiamo convocato lo staff e capito che mancavano stimoli e motivazione. Visto che avremmo comunque cambiato a fine campionato, abbiamo provato a dare una scossa. C'è bisogno di rivitalizzare l'ambiente e per un giocatore sapere che Cevoli sarà l'allenatore dell'anno prossimo può essere d'aiuto. Lavoriamo a livello mentale".
Da parte sua, tra l'altro, grande responsabilità. "La cosa è stata molto veloce, il ds ha avuto la sensazione e abbiamo incontrato Cevoli in poco tempo. Ci ha colpito la sua calma ma anche la sua determinazione. Quando gli abbiamo chiesto se si sentiva di prendere in mano la squadra, la sua risposta è stata decisa così come quando gli abbiamo posto la possibilità di rimanere anche se le cose fossero andate male, ed ha ravvivato anche in noi una certa carica. L'aspetto umano per l'Imolese è una delle cose più importanti, per l'aspetto tecnico parla la sua carriera".
Basterà una riforma a salvare la Serie C? "Ci sarebbe stato il tempo per fare ragionamenti concreti, a portare dei vantaggi. Anche con le leggi attuali potrebbero esserci sgravi fiscali in nostro aiuto, perché la Serie C nasce come categoria che lancia i giovani, e se vediamo le leggi del lavoro si potrebbe attingere alle stesse formule usate per l'apprendistato. Deve però cambiare la visione, essere amplificata: la Serie C è la categoria dei giovani. E questo significa farli giocare, e incentivare chi lo fa coi soldi veri, non con le briciole date ora. Si deve dare la possibilità anche a chi è in C di fare imprenditoria calcistica. Ma se ci fossimo fermati a ragionare, dico che avremmo già trovato la formula per l'anno prossimo".
