Notizie
Stefano Marchetti, dg del Cittadella, ha parlato ai microfoni di TMW Radio, intervenendo nel corso della trasmissione Stadio Aperto per affrontare i principali temi legati alla ripresa del calcio italiano, in particolare della Serie B: "Difficile dire se in Serie B si può rispettare il protocollo, ancora non c'è chiarezza ma sembra che vogliano provare a far partire la Serie A, vedere come va, e poi eventualmente far accodare la B. Non so con quali tempistiche, ma il protocollo è pesantissimo da attuare economicamente: tutti cercano di organizzarsi ma chi non ha centro sportivo, foresteria o grandi spazi di proprietà ha grandi problemi". Domani c'è un'assemblea di Lega. "Sì ma non organizzi tutto in tre giorni, per ripartire lunedì".
Voi avreste individuato gli spazi per rispettare il protocollo? "Stiamo parlando con un paio d'alberghi, se ci danno la data di partenza gli diamo l'ok ed è tutto pronto. Dovremo però sanificare tutte le strutture dove andranno a muoversi i giocatori. Al Tombolato abbiamo due campi d'allenamenti e fortunatamente anche spogliatoi semi-nuovi del settore giovanile, così possiamo dividere i giocatori meglio. A livello medico il dottore, e mi conforta, mi sta dicendo che è pronto, ma poi c'è tutto il resto. Tra venti giorni, se i giocatori vanno a scadenza, che si fa? Nessuno ne parla ma è determinante. Faccio un esempio, magari qualcuno ha già firmato con un'altra squadra: il calcio vive con le motivazioni e la convinzione. Io nella mia testa potrei anche non voler confermare qualcuno in rosa: lui, che lo sa, gioca al massimo, dà il 100%? Queste cose devono essere chiarite, altrimenti è un campionato falsato. L'unica cosa da fare è spostare le scadenze alla fine del campionato, se si può: darebbe credibilità e forza alla società, sennò si rischia di fare la guerra con i giocatori. Io potrei motivare chi va a scadenza dicendogli che si gioca tutto nelle ultime dieci partite, ma se scade l'opzione prima e lui sa già tutto... Noi giochiamo su queste cose, sulla psicologia".
Questa situazione quanti ne intacca da voi? "Più di qualcuno... Sei o sette hanno l'opzione e una serie di cose che faccio spesso, seguendo una strategia precisa per tirare sempre fuori il 100%. Poi magari nella testa vai a preparare la stagione successiva, decidendo chi confermi e chi no. Si rischia di andare a trattare giocatori inutilmente: così programmare è impossibile".
Se dovesse esserci lo stop, con classifica cristalizzata, come se ne esce? "Ognuno pensa al suo orticello, al proprio interesse. Un punto d'incontro non si trova mai, in questo caso è difficilissimo: pensate al dramma della retrocessione, sicuramente si passerà un periodo lunghissimo tra denunce e tribunali. Non manca una partita sola, ne mancano dieci. Forse c'è solo il Benevento che si è già guadagnato tutto, non si può dirgli che non hanno vinto il campionato. Le altre però se la giocano".
L'Udinese ha sollevato il punto della responsabilità penale e civile delle società in caso di nuovi positivi. Pensa sia da rivedere? "Assolutamente. Devono deresponsabilizzare sia i medici che le società. Siamo tutti d'accordo nel voler ripartire? Bene, ma deve esserlo anche il calciatore. Siamo tutti responsabili o meno, non può esserci un capro espiatorio, nessuno vorrà farlo. Il mio medico me l'ha detto: è una brava persona, corretta e onesta, ma non può pagare personalmente perché uno ha preso il virus chissà come, non sta né in cielo né in terra".
Come si tengono i giocatori per più di due mesi in ritiro? "Sono già fuori di testa per essere stati due mesi e mezzo, ora gliene aspettano altrettanti... Lì subentra il problema psicologico. Pensate che in estate stanno fermi un mese e servono tantissime partite ed allenamenti per farli tornare in forma, senza parlare degli infortuni. Ora si vogliono far giocare ogni tre giorni: sai quanti infortuni si rischiano? Se si ferma quello forte sei messo male, non tutti hanno la rosa del Benevento. Questa non è una cosa secondaria".
Se si ferma la Serie A, quindi, si ferma pure la B? "Assolutamente è così".
Forse era meglio fermare qui la Serie B? "La speranza però è quella di finire, perché il verdetto lo dia il campo. Ci saranno problemi economici per tantissime società, ma avrebbe meno impatto di smettere del tutto. Quello sarebbe un suicidio, specie per chi si è esposto con budget di alto livello. Qualcuno magari ne viene fuori ma tanti altri vanno in difficoltà: se si ferma tutto non so da dove vengono fuori i soldi. Già oggi tre quarti degli sponsor ti dicono che non pagano... Idem i diritti tv: se non giochi sono guai, sarebbe un massacro. La speranza è di salvare il salvabile, e finire è vitale anche per la Serie B. Poi facciamoci il segno della croce, ma i rischi rimangono: è impossibile garantire le cose al 100% senza un rischio, un minimo ce ne sarà e dobbiamo cercare di gestirlo. Capire cosa fare quando un giocatore viene contagiato, avere un piano B perché se si ferma tutto va a finire che parti e ti fermi subito".
Si aspetta una grande riforma nel calcio italiano a livello di categorie e format? La B a due gironi senza C è una strada? "Io credo che tutto vada meritato. La riforma la farei nei concetti, nella testa: questo non è il momento di aiutare tutti. Sembra brutto, ma ora si dice che perché siamo in difficoltà bisogna salvare tutti. Ma non è così: chi sa fare calcio, chi le spalle larghe e non va in difficoltà grazie a una gestione corretta del passato va avanti. Si premia chi è virtuoso, il calcio deve trovare una solidità di sistema, senza avere ogni anno qualcuno che fallisce. Ora ci vogliono le regole. Sono stanco di sentire che deve andare avanti il bacino d'utenza: ok che i tifosi sono fondamentali ma loro sono i primi che vogliono una società corretta. Se a un tifoso dici la verità, lui la accetta. Deve ripartire tutto dal rispetto delle regole, dai parametri giusti. Le plusvalenze devono essere vere, i bilanci certificati e giusti. Importante anche rispettarla la regola, e non aggirarla come spesso capita a noi italiani. Chi ha la forza di andare avanti va, sennò si ferma. Che si chiami Cittadella o altro".
