De Biasi: "Maradona cuore immenso. Vi racconto l'Azerbaigian dei miei sogni"

26 nov 2020 18:50Calcio

Gianni De Biasi, ct dell'Azerbaigian, è intervenuto in diretta a TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto con Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini: "Qua non ho trovato un calcio di altissimo livello: ci sono anche giocatori di livello ma con poca esperienza internazionale. Il campionato son quattro partite, riesco tranquillamente a vederle tutte ogni volte: sette su otto son squadre di Baku o dei dintorni. Le potenzialità ci sono, ma la popolazione è piccola, saranno una decina di milioni gli abitanti e devono cercare di crescere anche fuori da questo contesto perché è fondamentale provare a varcare i confini nazionali".

Perché l'Azerbaigian? Come si è convinto? "Con loro c'era stato già un approccio nel 2014 senza farne più nulla perché decisi di rimanere in Albania: è una realtà che ha voglia di crescere, dove petrolio e gas la fanno da padrone. Conosco quello che ha il rubinetto in mano, se chiudono il gas stiamo tutti al freddo d'inverno... C'è stata una guerra sanguinosa che si è protratta per quasi trent'anni, per fortuna finita il 10 novembre, ora la pandemia ha numeri ridotti, e ci sono servizi di ottimo livello, grandissime costruzioni: le gru sono ovunque, costruiscono continuamente. Io devo dare soddisfazioni prima di tutto a me, che sono esigente con me stesso e coi ragazzi, e poi a chi ha investito su di me".

Soddisfatto dall'esito del girone? Ha comunque un'idea dei margini? "Ho avuto poco tempo a disposizione: sono arrivato il 10 agosto e il 7 settembre affrontavamo Lussemburgo, allenato da dieci anni dalla stessa persona. In più hanno nazionalizzato molti sudamericani e sono cresciuti notevolmente dal punto di vista tecnico. Eravamo in vantaggio, poi nel secondo tempo però abbiamo pagato la condizione atletica, e loro hanno sfruttato l'opportunità data da un intervento stile pallavolo di un nostro calciatore, che non è più tornato poi in Nazionale ".

Severo, eh? "Il punto è che le persone le conosci strada facendo, non solo sui dati. Io poi sono abituato a rapportarmi con uomini ancora prima che calciatori, per capire quanta voglia c'è di provare anche a raggiungere sogni irrealizzabili".

Servirebbe qualche azero in più nei top club, adesso? "Quello aiuterebbe tantissimo. A livello economico questa è una realtà fortissima, hanno sponsorizzazioni enormi in Champions ed Europa League, ma in generale nei più grandi eventi sportivi, da parte dell'azienda nazionale di petrolio e gas. Però ci vuole tempo per fare un lavoro mirato negli anni, e settimana prossima ho un incontro in programma col boss per parlare proprio di questo, puntare più sugli under-23 e costruire qualcosa che possa avere una minima crescita nel tempo. Questa credo sia l'unica strada. Lavorando anche su motivazione e comportamenti da professionista, aspetti che vivono in maniera marginale perché qui fondamentalmente stanno bene. Chi gioca al Qarabag prende uno stipendio medio di Serie A, in fondo. Qualche giovane con ambizioni in più c'è, ma il principale problema è che hanno lo slot da extracomunitari. E guardando al nostro campionato, sappiamo che sugli extracomunitari prima di investire a casaccio...".

Consiglia qualcuno? "Non li faccio perché sono l'allenatore della Nazionale e non un procacciatore d'affari! A parte tutto in passato ho consigliato a qualche direttore sportivo dei profili dell'Albania, e c'è qualcuno oggi che fa la Champions League, in effetti... So già che domani mi chiameranno tutti i direttori sportivi".

Quanto è lontano l'Azerbaigian? "L'ultima volta che son partito da casa all'una e sono arrivato a Baku alle quattro".

Un pensiero su Maradona? "Del calciatore sapete già tutto, avete visto ogni mirabilia tecnica. Umanamente penso fosse persona generosa, di gran cuore, probabilmente rimasto schiacciato dall'ingranaggio pubblico in cui si è ritrovato, più grande di quanto potesse gestire. Comunque è rimasto attaccato alla sua terra sempre, e anche se ha avuto difficoltà personali non gli si può non voler bene perché aveva un cuore immenso. Deve essere ricordato per questo, al di là di gol o magie: aiutava chi aveva bisogno".

Baggio l'unico che gli si è avvicinato nella storia del calcio? "Roby era giocatore straordinario e un esempio: mai stato personaggio, era innamorato del gioco del calcio, che per lui rimaneva appunto tale. Si divertiva a giocare. Quando i dolori e l'età lo hanno messo da parte, credo abbia fatto la scelta migliore. Come talento era vicino a Maradona, anche se lui è ineguagliabile. Non aveva un fisico straordinario ma la palla era parte integrante del suo corpo".

L'assenza di pubblico sta facendo sballare i valori? "Credo che rimangano inalterati, però ad incidere molto è l'aspetto mentale, la pressione. Una piazza può incidere più di un'altra sul rendimento di una squadra. Posso immaginare ad esempio al Milan, primo in classifica a sorpresa, che sarebbe trascinato dall'entusiasmo pazzesco del suo ambiente. Questo è un calcio a cui mancano i rumori della piazza, della curva e della tifoseria. Non c'è lo stesso sapore di prima, diciamocelo chiaramente: è un calcio spurio, ma dobbiamo cercare di sostenerlo perché questo maledetto Coronavirus passerà".

Come si deve sentire Eriksen? "Da cane. Non considerato, e quindi non può dare il meglio di sé. L'Inter sta facendo peggio di quanto potessimo attenderci, e mi dispiace perché Conte lo stimo tantissimo e pensavo potesse portare l'Inter a un livello diverso. In Italia può ancora dire la sua, ma vedere l'Inter uscire al primo turno della Champions è una sconfitta per il nostro calcio. Può comunque capitare a tutti, perché il calcio non è matematica".

In Italia abbiamo quasi il terrore di puntare sui giovani. Perché? Ed usciremo mai da questo cortocircuito? "Nell'Albania io ho fatto esordire Hysaj a 18 anni, giocava all'Empoli. Vincevamo 1-0 con la Norvegia, decisamente più avanti di noi: a fine partita il presidente (Duka, ndr) mi dice che sono un pazzo. Io gli dico che se ne avessi avuti altri cinque come lui, li avrei fatti giocare, è che non c'erano. Se dai la macchina a un diciottenne è perché può guidare e può migliorare strada facendo. Se alla prima partita però lo bolli... La maturazione non avviene dalla sera alla mattina, ci vuole solo il coraggio per fare determinate scelte".

Che dire sull'Atalanta di ieri sera? "Grandissimi. Sono stra-felice quando vedo delle realtà come Bergamo che diventano dei punti di riferimento: è la vittoria del calcio allo stato embrionale, senza necessità di essere in una metropoli ma solo quella di lavorare seriamente. Non dimentichiamoci che Gasperini aveva iniziato malissimo, ed oggi è uno dei più ambiti".

Era Atalanta-Palermo 0-1. "Da quella domenica Gasperini ha messo dentro dei ragazzi giovani, sconosciuti, ma che correvano più degli altri famosi".

Che obiettivo avete? "Crescere giorno per giorno. Non è facile, e il tempo per lavorare non è tantissimo. La prima cosa che vogliamo ora è far bene la qualificazione per Qatar 2022 che inizia a marzo. Sperando di avere un sorteggio positivo, anche se essendo ultima ruota del carro qualsiasi cosa si pari davanti mette ansia e timore. Però ci vuole il coraggio di provarci: io cerco di trasmettere questa mentalità".


Gianni De Biasi, ct dell'Azerbaigian, intervistato da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini © registrazione di TMW Radio

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