Catania, Lucarelli: "Il semi-professionismo può salvare la C. La Serie A finirà, deve"

04 giu 2020 19:15Calcio

L'ex attaccante Cristiano Lucarelli, oggi allenatore del Catania, si è collegato in diretta a TMW Radio, ai microfoni di Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini nel corso della trasmissione Stadio Aperto: "Per la Serie C, visto che accontentare tutti è impossibile, bisogna provare a fare l'impresa di scontentare meno persone possibili, ma serve buonafede di tutti: mi sembra che qualche presidente, per nascondere problemi economici, mette avanti rischi che si potrebbero limitare. Qualcuno sembra volersene approfittare".

La cifra per riprendere dovrebbe essere gestibile per un club di C? "Assolutamente sì. Se si pretende di bloccare il campionato per una questione di una mensilità, significa che non sei solido quanto dovresti essere. Coi controlli previsti, la domenica si affronterebbero atleti sani. Finché i calciatori rimangono tutti assieme, evitano contatti esterni e usano le precauzioni, sono più tranquilli in uno spogliatoio che al ristorante, al cinema o in un bar. Per questo sospetto che ci siano difficoltà economiche alle spalle, rispettabile che le aziende risentano della crisi, ma in teoria con le fidejussioni dovremmo essere a posto in teoria".

Quale sarebbe la miglior proposta per la Serie C? "Il semi-professionismo aiuterebbe tanto a risparmiare. Io credo si debba arrivare ad avere 60 squadre professionistiche, poi se fossero due gironi di B o una C élite, sarebbe comunque un aiuto: non dimentichiamoci delle piazze che ci sono in terza serie. Ci sarebbero introiti maggiori rispetto ad oggi".

Un allenatore come gestisce i ragazzi in questo periodo? "Ci provi, con delle chat settimanali dove li stimoli e li inviti a non fermarsi. Questo l'abbiamo fatto all'inizio, quando si pensava che sarebbe stato difficile pensare di tornare a giocare. Oggi qualche possibilità in più c'è: spetta tutto all'amor proprio e la professionalità del giocatore, quanto ci tiene a mantenersi. Solitamente i calciatori stanno fermi tutto questo tempo solo se hanno infortuni gravi. Sapete quanto ci vuole a mettersi a posto fisicamente dopo solo un mese, figuriamoci dopo tre".

Pensa che la Serie A riuscirà a finire la stagione? "Secondo me sì, in un modo o nell'altro. Faccio una premessa: non so se sia giusto sospendere o meno i campionati, ma so che c'è tanta gente che si è presa rischi ben più grossi in questo periodo, e penso a chi sta al pubblico e lì c'è rimasto anche nel lockdown totale. In confronto a loro, i rischi del calcio sono minimi e considerando l'enorme valenza sociale e la componente di svago, bisogna provare a prendersi questo rischio. Il rischio zero non può esserci, non si sa ancora abbastanza del virus. Ma pensiamo ai lavoratori che sono sempre stati sul pezzo... Non vedo perché il calcio non dovrebbe provarci".

Come finirebbe questa stagione di C, dipendesse da lei? "Mancano troppe partite per finire, può succedere di tutto. Secondo me dovremmo fare dei playoff per quattro promozioni, non una sola. Coinvolgerei anche le prime, pur lasciandogli degli evidenti vantaggi del caso. Ma si deve giocare con tutte le promozioni in ballo: sarebbe potuto succedere qualsiasi cosa, forse solo a Monza e Reggina no. Figuriamoci che Di Carlo (allenatore del Vicenza, ndr) è mio testimone di nozze, ma con tutti quei punti in ballo sarebbe potuto accadere tutto. Lo stesso discorso lo farei valere per i playout, stabilendo una forbice per la quale si sale o si scende direttamente, altrimenti te la giochi".

A Livorno si sembra essere punto e a capo. Che ne pensa? "Il momento è delicato, come pensavo il presidente non molla volentieri. Al di là che lui dice di voler vendere il Livorno da quando ancora dovevo prenderlo. Lui ha i soldi, tanti, è appassionato di calcio e ne capisce. In più è anche fortunato. Infatti scherzando gli ho sempre detto di essersi impegnato per far retrocedere il Livorno. Se dovesse vendere, per l'età che ha, non credo che la famiglia gli farebbe prendere un'altra squadra. Forse quello lo tiene lì, avesse avuto qualche anno meno probabilmente l'avrebbe ceduto".

Più stressante fare l'attaccante in Serie A o l'allenatore in C? "Da allenatore è un mondo totalmente diverso. Io ho avuto la fortuna di aver fatto il master a Coverciano con Grosso, Liverani, i fratelli Inzaghi, Oddo, Nesta, Pirlo... Dopo aver giocato, allenare è tutto un altro sport. Giocando non ci si rende conto chi cosa significa fare l'allenatore, essere l'uomo solo al comando. Neanche quando vinci 3-0 sei tranquillo, perché cominciano a chiamarti ad esempio i procuratori di chi non ha giocato... Quando vinci, si vince tutti, ma perdere, spesso perdi da solo".


Cristiano Lucarelli, allenatore del Catania, ai microfoni di Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini © registrazione di TMW Radio

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