Notizie
Per parlare di questo momento delicato e di come lo sta vivendo è intervenuto a Stadio Aperto, nel pomeriggio di TMW Radio, l'ex calciatore e dirigente Amedeo Carboni.
Come va a Barcellona?
"Anche la Spagna ci ha messo un pò, ma ora sta avendo a che fare con il Coronavirus. Era un qualcosa che non ci aspettavamo. E' ora di rimboccarci le maniche".
C'era la percezione in Spagna della gravità?
"Mi stava sorprendendo, perché l'Italia stava prendendo misure drastiche e qui si andava in maniera leggera. Non doveva succedere la stessa cosa che stava accadendo in Italia. Noi in casa abbiamo adottato da subito la linea italiana, non quella spagnola. La cosa brutta è che all'inizio ci hanno anche preso in giro. Io poi ho anche due figlie che vivono a Londra e ho sentito anche le cose che ha detto il primo ministro. Ora però tutti hanno preso la linea italiana. E questo dispiace. Ci hanno detto di tutto, ma quando le cose stanno male, hanno seguito noi".
Come stanno le figlie a Londra? Sono preoccupate?
"Anche lì la situazione non è bella, ma si stanno adeguando. Sono a casa, una non lavora e l'altra fa l'università. E stanno scarseggiando gli alimenti nei supermercati".
Ancora troppa gente in giro e forse ci sarà un'ulteriore stretta:
"In un gruppo ci sono sempre vari livelli di intelligenza. Il Governo ora adotterà, credo, misure ancora più drastiche. Per colpa di pochi non possiamo mettere in pericolo al vita di altri".
Sei anche stato in Messico settimane fa:
"Guardavano all'Europa e alle notizie che arrivavano, e cominciavano a preoccuparsi anche loro. E' come una marea, è impossibile che non arrivi".
Abbiamo sentito numeri gravi in Spagna. Il sistema sanitario spagnolo può reggere, secondo te, una pandemia?
"Anche loro hanno capito che, come l'Italia, dovranno utilizzare ospedali da campo, perché non ci sono strutture. Spero che guardino ancor più velocemente a quello che facciamo noi".
Un tuo pensiero su come si potrà riprendere a giocare:
"Si sono date delle scadenze, ma sono tutte improvvisate. Finchè non ci sarà il vaccino, non si riprenderà la vita di prima. Difficile dare una scadenza. Chi può andare allo stadio se c'è ancora il virus e non c'è un farmaco che lo combatte? Finchè non c'è, non si può tornare ad una vita normale. Tutte le Federazioni vorrebbero riprendere per portare a termine le stagioni. Forse serve chiudere tutto fino all'estate, ad agosto. Forse si sta pensando a questo".
