Notizie
L'allenatore Giancarlo Camolese ha parlato a Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio condotta da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini, iniziando dal Torino: "Purtroppo c'è stato un avvio un po' zoppicante figlio anche della fine della scorsa stagione. Più di altri a loro sarebbe servito il classico mese di ritiro per resettare e ripartire, mentre è successo tutto di fretta e furia. A un nuovo progetto serve tempo per decollare".
Manca qualcosa per il calcio di Giampaolo? "Chi lo ha preso sa che lui gioca col 4-3-1-2, e mi pare mancasse qualcosa già dall'inizio. Il mercato non è facile, ma che al Torino mancasse il trequartista per Giampaolo era abbastanza chiaro. Adattare altri fa parte del gioco, e penso che Lukic stia facendo molto bene, risolvendo il problema".
Cosa ne pensa degli allenatori che tornano sui suoi passi? "Una ventina d'anni fa l'allenatore che cambiava troppo non piaceva, si diceva che non avesse idee chiare. Mi sembra però che il calcio in questi anni sia andato in direzione opposta: ci sono allenatori che cambiano continuamente, anche nel corso della partita stessa. Non c'è da vergognarsi nel cambiare, persino Fonseca era arrivato a Roma per fare il 4-2-3-1, mentre oggi la Roma gioca a tre dietro. Non ci vedo niente di male: serve per gestire il gruppo e le partite che ci sono".
Eriksen non trova posto nel 3-5-2 di Conte. Giusto dividere le colpe? "Quel sistema di gioco lo conosco bene, e mi ha dato anche dei bei risultati: deve soddisfare determinate caratteristiche. Eriksen in assoluto è un ottimo giocatore, ma se dovessi metterlo nel 3-5-2 lo metterei da seconda punta. Come interno dovrebbe adattarsi, perché lì c'è da correre in chiusura sulle fasce, mentre lui va lasciato più libero. Hanno provato a fare anche 3-4-1-2, ma probabilmente la squadra che gli dà più garanzie è senza Eriksen".
Però l'hanno preso a Conte. "Quando c'è il mercato le esigenze della società non vanno sempre di pari passo con quelle dell'allenatore. Era comunque un'occasione importante dal punto di vista societario, per un giocatore comunque ottimo. Abbiamo visto altri che si sono adattati in ruoli diversi, ma fin qui Eriksen non è riuscito a farlo".
Simone Inzaghi ha fatto un altro step di crescita? "Fare ogni tanto qualcosina di nuovo è importante: a volte sono piccole modifiche, ma portano a risultati importanti. La Lazio ha un bel gruppo, che non molla mai, e i giocatori sono tutti coinvolti nel progetto. Questo significa che lo staff di Inzaghi sta lavorando molto bene, poi vincere o perdere dipende sempre da un sacco di cose".
La differenza tra vincere o perdere sembra fargliela Caicedo... "La Lazio dimostra che i giocatori vanno presi, sì, ma anche saputo aspettare. Luis Alberto è un altro: eccezionale, di fantasia, ha capacità fuori dal comune. E la Lazio ha saputo aspettarlo, questo è un merito che va dato a tutto l'ambiente".
La scintilla è stata col Borussia Dortmund? "Sì, e dico anche che stiamo assistendo a un altro calcio: prepari tutta la settimana qualcosa, e poi magari il giorno prima hai dei positivi che non possono giocare. Poi c'è il pubblico, che incide: scherzando, dico che una volta c'erano i giocatori del giovedì...".
Calhanoglu aiutato dall'assenza di pubblico? "A me è sempre piaciuto un sacco, e non capivo come mai in Italia non riuscisse a calciare le punizioni come succedeva in Bundesliga. Comunque in generale, sì, c'è chi è aiutato dalla mancanza di pubblico".
Si aspettava Quagliarella ancora titolare in Serie A? "Sono contentissimo, lo cito sempre come uno di quelli che ha dovuto costruirsi, gli è servito tempo ed è migliorato anno dopo anno, andando in giro per l'Italia. Veramente un piacere averlo incontrato e poter dire adesso che l'ho allenato... Magari non gli ho insegnato niente, ma davvero una bella cosa".
