Bergomi: "Fa strano non vedere Chiesa tra i candidati al Pallone d'oro"

11 ott 2021 20:18Calcio

Beppe Bergomi è stato ospite a Stadio Aperto, trasmissione pomeridiana di TMW Radio, dove ha parlato di diversi temi, a cominciare dalla Nazionale: “Non dobbiamo dimenticarci che siamo campioni d’Europa, dopo un percorso straordinario iniziato tre anni fa con un allenatore che ci ha sempre creduto e che ha dato coraggio e determinazione. Concordo con Chiellini quando dice che non abbiamo avuto la stessa pazienza avuta nella semifinale dell’Europeo contro la Spagna. Esce bene l’Italia, abbiamo una nostra identità chiara, forte. Abbiamo dato due partite giocate bene”.

Cosa pensa della Spagna?

“Noi abbiamo una percentuale di giocatori italiani che giocano nel nostro campionato inferiore rispetto agli italiani. Loro puntano molto su tecnica e possesso palla, hanno più coraggio nel farli giocare giovani. Ma noi non siamo secondi a loro, spesso però consideriamo giovani ragazzi che hanno già più di vent’anni, ci manca coraggio. Siamo sulla strada giusta e stiamo lavorando bene sui settori giovanili”.

A breve verrà inserito un profilo come Lorenzo Lucca?

“È un profilo da attenzionare perché ha una struttura fisica imponente ma è anche veloce. Nel nostro campionato, con queste qualità, può far grandi cose”

È Chiesa il più forte?

“Insieme a Barella. Fa strano non veder Chiesa nei cinque italiani candidati al Pallone d’oro. Chiesa è veramente forte, nel calcio di oggi dove crei superiorità numerica, lui è uno dei più forti. È un ragazzo che ha carattere, personalità, e lui l’ha mostrato in Nazionale e nella Juventus”.

La Juventus deve insistere sulla ricerca del gioco?

“Bisogna avere sempre pazienza. Negli ultimi tra anni ha cambiato tre allenatori. Allegri deve ricostruire, lui mette in campo sempre Juventus diverse. In questo momento ha bisogno di sicurezze e di darne alla squadra. In questo momento la squadra più bella è il Milan e contro i rossoneri, nei primi sessanta minuti, abbiamo visto un’ottima Juventus. Aspettiamo novembre come dice Allegri”.

Pioli è sottovalutato?

“Stefano non alza mai i toni. Ha fatto un salto di qualità al Milan: è una squadra molto europea, quella che più di tutte crea superiorità numerica, che accetta l’uno contro uno dietro, con Calabria e Theo che sono due frecce. Sta gestendo molto bene la squadra, è ormai un top”.

Stiamo vedendo una nuova versione di Tonali:

“Ha avuto qualche infortunio di troppo. Quando è passato al Milan, colui che lo ha allenato a Brescia mi disse che non avrebbe sofferto San Siro; infatti, adesso gioca con maturità e consapevolezza dei propri mezzi. Poteva star benissimo nel centrocampo della Nazionale che ha affrontato questa Nations League. La società ci ha creduto”.

Cosa ne pensa del caso Vlahovic?

“È un grande giocatore, è un fenomeno anche in allenamento. È complicato oggi trattenere certi giocatori in certe società. La Fiorentina poteva pensare di aprire un ciclo, ora diventa difficile mantenere certi profili, perché è il calcio che va in questa direzione”.

Si aspettava questo inizio di stagione del Sassuolo?

“De Zerbi aveva fatto un gran lavoro con questa squadra, ma non dobbiamo aver fretta. C’è un allenatore nuovo di categoria, ma con l’Inter ha giocato veramente bene. Se Mancini fa giocare Raspadori, significa che ci vede qualcosa di buono”.

Frattesi ha sostituito Locatelli

“È un ragazzo che ha cambio di passo, buoni fondamentali, forza fisica, strappa, salta l’uomo e dà profondità. Quando c’è un cambiamento ci sono sempre delle problematiche, ma l’identità del Sassuolo resta”.

L’upgrade del Napoli è l’allenatore?

“Le squadre di Spalletti hanno sempre giocato bene e lui sa sempre valorizzare gli attaccanti, basti guardare Osimhen, che diventa immarcabile. Quando migliorerà anche tecnicamente, sarà il massimo. Vanno dati meriti a Spalletti e alla società. Il Napoli ha giocatori funzionali in tutti i reparti, tranne forse nel terzino sinistro, ma la rosa è profonda”.

Come giudica la Lazio?

“È stato il cambiamento più radicale nel nostro calcio. Senza immobile la squadra perde tantissimo. Può fare grandi partite ma può andare incontro anche a situazioni come Bologna. I giocatori devono pensare di guardare avanti e credere nel loro allenatore, che è un leader. Può far ben, ma non è un percorso semplice”.

Vede un obiettivo, un traguardo nel futuro prossimo del calcio con il mondiale biennale?

“Nelle soste, l’obiettivo è dare omogeneità, trovare degli intervalli in una stagione, magari due, un calendario che possa andare bene per tutti e che non penalizzi le società. I giocatori stanno giocando molto e hanno bisogno di rifiatare. Con il mondiale ogni due anni, non si fermerebbero mai”.


Giuseppe Bergomi intervistato da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini © registrazione di TMW Radio

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