Menetti: "Da allegriano, esulto più per la Reggiana. Basket riparte alla giornata"

23 lug 2020 19:00Basket

Massimiliano Menetti, allenatore italiano di Treviso basket, è intervenuto in diretta nel corso di Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio, ai microfoni di Francesco Benvenuti per discutere dei principali temi legati alla ripresa della pallacanestro: "Purtroppo sapevo che i problemi più grossi sarebbero arrivati verso settembre, e diciamo che ero stato previdente. Abbiamo però buone notizie: le squadre sono state allestite e la settimana prossima inizia la preparazione. In questo momento i problemi sono soprattutto di carattere organizzativo, su stranieri e quarantene".

Dove andrebbe ad agire in vista della nuova stagione? "Per gli americani i temi principali sono due: ritiro e visto con permesso di lavoro, perché le ambasciate statunitensi hanno gravi problemi e operano in modi totalmente diversi. Detto che va fatto tutto nella massima sicurezza, il tema dei quindici giorni di quarantena in altri paesi è stato sostituito da un protocollo diverso, più sicuro e anche più complicato e costoso. Parliamo però di 50-60 giocatori nel secondo sport professionistico d'Italia: se c'è la volontà, speriamo che qualcosa si possa fare".

Su format e organici questi mesi potevano essere gestiti in maniera più ordinata? "Sulla questione dell'ordine, dico che è materiale di dirigenti e presidente. Andremo incontro ad un periodo molto difficile sotto l'aspetto economico, e ad una stagione con tanti punti interrogativi. Treviso su questo è stato differente, con una previsione negativa ha chiuso la stagione e si è ripresentato per quella successiva. Si vivrà alla giornata, ma perdere società come Pistoia, o Cremona e Roma che sono in dubbio, non fa bene al basket, anche se la Serie A deve essere fatta da chi se lo può permettere".

Quali obiettivi avete con Treviso? "Avere una visione del futuro naturalmente per tutti quanti è stato molto positivo. Avremmo avuto un finale di stagione importante, avevamo superato un periodo molto difficile: era l'anno in cui potevamo proiettarci su un livello diverso. Di problemi economici ce ne sono stati, ma abbiamo comunque provato a fare una squadra diversa, con l'aggiunta di americani e stranieri ad uno zoccolo duro importante. Dalle loro motivazioni e dall'interpretazione della stagione, dipenderà anche la nostra. Ancora c'è da capire quanti saremo, ma cercheremo di fare comunque il miglior campionato possibile".

Tra non molto inizierà la vostra preparazione. Come? "Abbiamo un protocollo medico-sanitario e anche per l'organizzazione della vita di gruppo. Ci vorrà la massima attenzione per la preparazione, c'è qualcuno che manca da tanti mesi ad allenamento di squadra. Abbiamo visto nel calcio, ma anche dagli altri campionati di basket, serve prudenza perché gli infortuni sono all'ordine del giorno".

Incuriosisce più la ripresa atletica o l'aspetto mentale? "Saranno importanti entrambe. Ancora non sappiamo se avremo il pubblico o no nei palazzetti, e questa è una cosa che incide. Determinate cose saranno da reinventare, bisognerà sintonizzarsi su onde diverse ma le cose che importano sono motivazioni, capacità di riprendere: questa è la chiave di tutte le stagioni".

Passando al calcio, la Reggiana l'ha resa felice. "Assolutamente, sono stati 21 anni difficilissimi con cambi di proprietà, fallimenti e grandi delusioni quando la squadra sembrava potersi avvicinare all'obiettivo. La promozione è una cosa molto bella per tutta la città, anche perché la squadra veniva da 21 anni di Purgatorio, era pesante sapere che due generazioni non avevano mai visto la Reggiana in B. Noi reggiani siamo tutti molto contenti".

Stasera, poi, la "sua" Juventus... "Un po' la stranezza, un po' perché è il nono consecutivo e perché ho sofferto emotivamente il cambio Sarri-Allegri, tutte le emozioni me le ha portate via la Reggiana".

Con Allegri aveva un rapporto speciale? Andò a Vinovo, anche. "Quella è stata l'esperienza professionale più bella della mia vita: il modo in cui lui e il suo staff avevano aperto le porte a un collega, in piena naturalezza e senza forzature, è stato davvero eccezionale. Avevo capito perché quella Juve continuava a vincere con tanta personalità".

Quindi il passaggio a Sarri l'ha sorpresa. "In Italia se sei per uno devi essere contro l'altro... Ma Sarri è il nostro mister, e spero faccia bene. Però sono un allegrista sfrenato".

C'è la sensazione di un movimento basket che ripartirà in salute? "Il senso di responsabilità di una piazza come Pistoia che ha rinunciato per non incorrere in altri problemi dopo. Si ripartirà da certe cose".

Se lo immagina un inizio di stagione senza pubblico? "Non ce lo auguriamo, ma dovremo fare tutti quanti di necessità virtù. A questo pensano i vari presidenti, dovremo essere professionali al massimo e se ci vorrà di giocare senza pubblico, dovremo farlo. Le motivazioni le dovremo trovare nelle nostre stagioni, ma mi auguro pure che l'autunno proceda bene, come ci aspettiamo, che i ritorni di eventuali positivi siano contenuti".


Max Menetti, Coach Treviso Basket, ai microfoni di Francesco Benvenuti © registrazione di TMW Radio

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