Gandini: "Rinuncia Virtus Roma, vi spiego. Questo Milan sta meritando tutto"

14 dic 2020 19:40Basket

Umberto Gandini, presidente di Lega Basket, è intervenuto a Stadio Aperto su TMW Radio, ai microfoni di Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini, iniziando dalla rinuncia di Virtus Roma al campionato: "C'è dispiacere ma non è un fulmine a ciel sereno. Già in estate il presidente aveva detto di volersi mettere da parte, cercando aiuti per la società. Purtroppo è il mondo senza ricavi: non vorrei che Roma fosse solo la prima e non l'unica a rinunciare. Al 14 dicembre ancora non c'è il decreto attuativo per l'aiuto al mondo dello sport professionistico: abbiamo chiesto liquidità e aiuti, non ovviamente a fondo perduto, ma non abbiamo ricevuto niente. A Roma, con la squadra di calcio che è anche in mani americane, non c'è più niente altro a livello di altri sport. Questo è grave per la Capitale d'Italia".

Dal Governo vorrebbero applicare il darwinismo allo sport? "Penso proprio di no, e non penso ci sarebbero neanche motivazioni. Ci vuole grande attenzione per il mondo dilettantistico, che è di grandi numeri ma che se non ha sbocco nel professionismo, non ne ha uno. Mi sembra miope sovvenzionare e basta le A.S.D. senza pensare che è lo sport di vertice, specie nel basket, ad aver bisogno di un aiuto è deprimente. Dove andranno poi questi atleti se non avranno spazio per essere accolti?".

Che atteggiamento registra da Spadafora nei confronti del basket? "Le interlocuzioni sono continue, e stiamo lavorando anche col Comitato 4.0 a creare e scrivere le norme che riteniamo necessarie per i nostri sport. A parte il credito d'imposta, che pare sì un grande successo ma nei fatti ancora non è applicato, ancora non c'è stato nient'altro. Ci auguriamo maggiori interventi, pure per la responsabilità sociale che portiamo avanti".

Che ne pensa dell'arrivo di Belinelli? "Segafredo Bologna ha fatto un investimento mirato, segnale di crescita. Vogliamo che il campionato italiano non sia più di passaggio, e con anche altre squadre che hanno investito molto, questa sarebbe dovuta essere la stagione del rilancio".

Serve ripensare il format? "Abbiamo diversità di vedute col presidente Petrucci, vorrei comunque precisare che la Virtus Roma si era regolarmente iscritta al campionato e vi ha rinunciato per scelta. Sono cose ponderate, si sono messi in condizione di iscriversi prima di abbandonare. Il professionismo non deve essere legato solo ai numeri, e mi è caro per esempio il tema delle licenze. Dobbiamo essere realisti, e il mio augurio è che si arrivi in fondo: c'è un format, un sistema e ci siamo dati appuntamento a fine girone d'andata per vedere come siamo messi".

Che effetto fa vedere il Milan in testa alla Serie A? "Una grandissima sorpresa, ma con le giornate e le partite stanno meritando tutto per il gioco che fanno vedere, anche senza un grande condottiero come Ibrahimovic. Gli addetti ai lavori non consideravano il Milan da prima fila, ma la spinta ricevuta nel post-lockdown li ha messi in condizione di essere subito protagonisti, e si stanno meritando quel posto".

Alla fine Donnarumma rinnoverà? "Non sono un tifoso di queste storie di procuratori. Indubbiamente Gigio è fondamentale per il Milan, e in prospettiva è tra i più grandi portieri al mondo. Naturale che sia ambito e che ci sia possibilità di muoversi, anche se muoversi ora potrebbe essere prematuro. Il Milan mi pare abbia superato il rodaggio tecnico e manageriale, e che sappiano bene cosa fare. Sarebbe bello riportare l'amore per i colori sociali com'era un tempo, ma credo non sia più nel nostro quotidiano".

Quanto è cambiato il panorama del calcio? "Continuo a pensare che questo sia un calcio diverso rispetto all'anno scorso. Non è normale che ci siano i risultati che vediamo oggi, continuo a pensare che col pubblico negli stadi gli equilibri sarebbero un po' diverso. Ci sono squadre e giocatori che hanno beneficiato dall'assenza del pubblico: particolare in un campionato così tattico come il nostro che si segni improvvisamente così tanto. Viviamo un nuovo mondo, non dimentichiamoci che alla Serie A mancano tantissimi incassi, e arrivare in fondo è difficile. Il Milan ha un grandissimo marchio e una grande storia, ha tutto per tornare ad essere tra le squadre protagoniste, ma ha la necessità di vincere sul campo. Per farlo ci vuole una struttura tecnica che abbia delle basi solide sulla gestione sportiva. Fatto l'apprendistato, mi sembra di vedere una certa serenità di fondo".

Alle italiane in Champions non è andata benissimo... "Intanto ci si dimentica che giocheremo tra due mesi, e che i valori di oggi non saranno quelli di febbraio. C'è di mezzo il mercato, e tante variabili come stati di forma, recuperi dagli infortuni... Fotografando, oggi, chi ha più problemi è sicuramente la Lazio che ha pescato una macchina quasi perfetta come il Bayern, mentre l'Atalanta ha il sogno straordinario di poter giocare contro il Real Madrid, ed è già questo un premio. In più ha dimostrato di saper fare paura a chiunque. Il Porto è una squadra di tradizione e ben gestita, ma la Juventus nella faretra ha le frecce giuste per passare".

Balotelli è tornato da Berlusconi e Galliani. "L'ho conosciuto e avuto due volte al Milan in due situazioni differenti: è stato importantissimo la prima volta, meno efficace poi invece con Mihajlovic. Mi sembra che abbia una grandissima opportunità al Monza per poter tornare decisivo come all'inizio della sua carriera".

Che basi vede a Roma con Friedkin? "Vedo e sento una grandissima passione, attenzione e presenza da parte della proprietà. Questa è la cosa più importante per la Roma e per Roma, che ha bisogno di una guida ben precisa, presente fisicamente e riconoscibile. Sicuramente per loro questo è stato un buon biglietto da visita, ora stanno facendo i loro passi e posso soltanto augurarmi, e farlo a loro, che sia la strada giusta".

Utopia il salary cap nel calcio? "Ne abbiamo parlato e ci sono passato tante volte. C'era un momento in cui se mettevi i dieci proprietari dei top club europei potevi far decidere loro, ma ce n'è sempre uno che vuole vincere per forza e trova ogni mezzo. Per me è difficile, anche perché non esiste un mercato unico. Le soluzioni si possono trovare ma la strada è ancora molto lunga".


Umberto Gandini, presidente della Lega Basket, intervistato da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini © registrazione di TMW Radio

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